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lunedì 8 novembre 2010

La sindrome di alienazione genitoriale: cos'è

Si sente molto parlare di sindrome di alienazione genitoriale (o parentale, o PAS) in sede di separazione tra marito e moglie. Di cosa si tratta? Ce lo spiega il Dr. Paolini dell'Università di Roma


La sindrome di alienazione genitoriale è un disturbo psicopatologico dell'età evolutiva che colpisce i bambini di età compresa tra i 7 e 14-15 anni. Si tratta di una patologia molto diffusa anche se difficile da riconoscere. Il contesto in cui si sviluppa è quello della separazione conflittuale tra i due genitori e la conseguente disputa sulla custodia dei figli (strettamente associata al mantenimento economico del coniuge). Si manifesta allorquando un genitore, detto alienante, disorienta i figli con il fine di rendere impossibile o disfunzionale il rapporto con l'altro genitore, che in questo caso viene detto alienato, e ottenere di conseguenza un rapporto esclusivo con la prole. Il genitore alienante mette in opera una vera e propria campagna di denigrazione ai danni dell'altro, con il fine di far apparire quest'ultimo, agli occhi dei bambini, come un cattivo genitore. Comportamenti così aberranti in fase di separazione purtroppo non sono infrequenti.

Sovente il genitore alienante riesce ad instillare nel fanciullo la consapevolezza di fatti mai accaduti (falsi ricordi o confabulations), nella fattispecie condotte di tipo abusante da parte del genitore alienato nei suoi confronti (interessi di natura sessuale, maltrattamenti e così via), con lo scopo di allontanare ulteriormente quest'ultimo dal bambino anche facendo leva sui provvedimenti giudiziali che possono essere presi per separare l'alienato dal figlio.

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venerdì 24 settembre 2010

Non violentò la figlia, assolto

23 settembre, Palermo — I giudici della quinta sezione del tribunale di Palermo, presieduta da Gioacchino Scaduto, hanno assolto C.N., 29 anni, fisioterapista palermitano, accusato di avere abusato della figlia di 4 anni. Il pm Carlo Lenzi aveva chiesto la condanna dell’imputato, che rispondeva di violenza sessuale, a 9 anni di carcere.

La vicenda è del 2007, quando la bambina raccontò alla nonna di avere subito le molestie. La donna, insieme alla figlia, madre della piccola vittima, registrò le parole della nipotina e l’accompagnò da un medico legale che ritenne ci fossero le tracce delle molestie. Solo successivamente venne presentata denuncia. La vittima è stata sottoposta a colloqui psicologici da parte di un perito del giudice che ne avrebbe accertato l’attendibilità. Ma la relazione tecnica e la testimonianza della bambina, che ha deposto in aula, non hanno convinto i giudici. L’imputato si è difeso sostenendo che la figlia sia stata indotta ad inventarsi tutto dai familiari della moglie da cui stava per separarsi.

giovedì 16 settembre 2010

L'ennesimo (probabile) caso di alienazione genitoriale

14 settembre 2010, Savona - Una storia come, purtroppo, se ne sentono tante: un papà, separato dalla moglie, che viene accusato di pedofilia per molestie verso uno dei suoi bimbi. Tutto inizia la scorsa estate quando dai servizi sociali, su segnalazione della mamma della presunta vittima di abusi, una bambina di 8 anni, arriva una denuncia in Procura. La donna avrebbe infatti riferito di aver notato degli atteggiamenti strani nella figlia e di essersi preoccupata. A quel punto la piccola si sarebbe confidata con lei e le avrebbe raccontato che il padre la toccava.

Dopo la denuncia l’uomo, che da subito ha respinto le accuse, si è così ritrovato indagato per pedofilia e la Polizia Giudiziaria ha iniziato i suoi accertamenti. Il presunto padre-pedofilo, in accordo con i suoi legali, gli avvocati Gea Vanara e Mario Sormini, ha chiesto di essere ascoltato dal pubblico ministero per poter chiarire alcuni aspetti della vicenda. Nel frattempo, sentiti in Procura, i figli dell’uomo raccontavano la loro verità: la piccola confermava quanto detto alla mamma, mentre il figlio (di 6 anni) negava di essere mai stato toccato dal genitore.

I legali dell’indagato, mentre la P.G. proseguiva le sue verifiche, attraverso “indagini difensive”, hanno continuato a fornire elementi utili a chiarire la posizione del loro assistito: memorie difensive ma anche testimonianze dei familiari dell’uomo che vivono con lui. Proprio i genitori e i fratelli del presunto pedofilo avrebbero spiegato che durante la notte, momento nel quale, secondo i racconti della bimba, si sarebbero consumati gli abusi, l’uomo non si muoveva mai dalla sua stanza.

Il passaggio successivo è stato l’incidente probatorio durante il quale sono stati riascoltati i due minori. Anche in questa sede la piccola ha confermato di aver subito abusi ma la perizia psichiatrica, svolta dal consulente del giudice, ha valutato la bambina come “non attendibile”. A questa conclusione è arrivata anche la consulente di parte nominata dai legali dell’uomo. Secondo due perizie quindi i racconti della figlia del presunto papà-pedofilo non sarebbero da considerarsi attendibili.

I difensori dell’indagato attendono ora la discussione dell’incidente probatorio, fissata intorno alla metà di ottobre, nella speranza che anche il giudice venga convinto dell’innocenza del loro assistito. Se così fosse questa brutta storia potrebbe essere archiviata già nella fase istruttoria, senza arrivare ad un processo che porterebbe questo dramma in un’aula di tribunale.