Per la serie "gli screenshot di Google news", inaugurata con questo post relativo al reato di tentato omicidio, vi proponiamo questo altro shot riguardante però il reato di estorsione (link: 1, 2, 3)
di norma, essendo l'estorsore considerato un individuo pericoloso, viene disposta la custodia in carcere. Un esempio è questo in cui, nonostante sia stata una donna ad aver eseguito l'atto materiale dell'estorsione, i carabinieri hanno arrestato e portato in carcere per concorso solo il marito; alla moglie naturalmente sono stati concessi i domiciliari.
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domenica 7 novembre 2010
Arresti domiciliari riservati alle donne: il vagina pass per i reati di omicidio
Vi avevamo già segnalato il caso di due donne messe ai domiciliari per tentato omicidio, Chiara Cortese Pellin e Federica Bellone; ne abbiamo trovato un altro. Il tutto è riassunto in uno screenshot di Google News
non ci sono casi di uomini messi ai domiciliari per questa fattispecie di reato. Il motivo è semplice: trattandosi di un crimine molto grave, viene sempre imposta la misura restrittiva del carcere. Esempi (tutti coinvolgenti uomini naturalmente): 1, 2, 3, 4. Per ciascuno di essi il giudice ha confermato l'arresto in carcere.
non ci sono casi di uomini messi ai domiciliari per questa fattispecie di reato. Il motivo è semplice: trattandosi di un crimine molto grave, viene sempre imposta la misura restrittiva del carcere. Esempi (tutti coinvolgenti uomini naturalmente): 1, 2, 3, 4. Per ciascuno di essi il giudice ha confermato l'arresto in carcere.
sabato 6 novembre 2010
Paullo, romena denunciata per tentata estorsione
5 novembre 2010 — I carabinieri di Paullo hanno denunciato una rumena colpevole di aver tentato l'estorsione di 3mila euro ad un uomo italiano. Alla base del ricatto della donna, una falsa denuncia di pedofilia: «pagami o dico alla polizia che hai molestato mia figlia». L'italiano, coinvolto suo malgrado in questa difficile situazione, è riuscito però immediatamente a rivolgersi ai carabinieri per raccontare l'accaduto e il ricatto che stava subendo.
La rumena non è stata neanche arrestata perché incinta. A questo proposito ricordiamo che l'arresto per estorsione è obbligatorio: un esempio è questo in cui un uomo è stato portato in carcere per aver estorto 340 euro (alla compagna, coinvolta in egual misura, in quanto donna sono stati concessi gli arresti domiciliari).
La rumena non è stata neanche arrestata perché incinta. A questo proposito ricordiamo che l'arresto per estorsione è obbligatorio: un esempio è questo in cui un uomo è stato portato in carcere per aver estorto 340 euro (alla compagna, coinvolta in egual misura, in quanto donna sono stati concessi gli arresti domiciliari).
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Aggiornamenti sul caso di Cetara: assolto il ventiduenne accusato di aver molestato sessualmente la sorella
4 novembre 2010 — Aggiornamenti sul caso di Cetara. Il ventiduenne, dopo otto mesi di detenzione preventiva, è stato riconosciuto non colpevole di aver violentato la sorellina.
In base all’accusa, l'uomo aveva abusato della sorella proprio il giorno in cui intervennero i carabinieri. Precisamente l’11 febbraio, quando i militari dell’Arma tornarono a Cetara, dopo la mega operazione di fine gennaio, per stringere le manette ai polsi del ragazzo, appena rientrato in casa dopo aver giocato con gli amici a pallone.
Secondo alcune intercettazioni ambientali, il giovane qualche ora prima aveva costretto la sorellina a sottostare ai suoi desideri sessuali. Non servì ad evitare il carcere al ventiduenne, che si è sempre professato innocente, nemmeno una visita ginecologica della sorella al pronto soccorso dell’ospedale "San Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona" di Salerno, che avrebbe accertato "l’assenza di lesioni traumatiche sui genitali esterni" della bambina.
In base all’accusa, l'uomo aveva abusato della sorella proprio il giorno in cui intervennero i carabinieri. Precisamente l’11 febbraio, quando i militari dell’Arma tornarono a Cetara, dopo la mega operazione di fine gennaio, per stringere le manette ai polsi del ragazzo, appena rientrato in casa dopo aver giocato con gli amici a pallone.
Secondo alcune intercettazioni ambientali, il giovane qualche ora prima aveva costretto la sorellina a sottostare ai suoi desideri sessuali. Non servì ad evitare il carcere al ventiduenne, che si è sempre professato innocente, nemmeno una visita ginecologica della sorella al pronto soccorso dell’ospedale "San Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona" di Salerno, che avrebbe accertato "l’assenza di lesioni traumatiche sui genitali esterni" della bambina.
giovedì 4 novembre 2010
Le femministe non parlano mai delle donne assassine
Abbiamo reperito, su un blog gestito da femministe il cui obiettivo è la criminalizzazione del maschio in quanto tale attraverso la pubblicazione di singoli episodi in cui il carnefice è uomo e la vittima è donna, un interessante articolo riguardante un 66enne reo di aver ucciso a martellate la moglie affetta da disturbi psichici ed attualmente in carcere (vi forniamo il link da copiaincollare sulla barra degli indirizzi del vostro browser, http://femminismo-a-sud.noblogs.org/post/2010/11/04/se-non-sei-efficiente-ti-ammazzo-per-il-tuo-bene/). Nello strenuo tentativo di convincere il lettore di quanto gli uomini (tutti) siano dei criminali che sfruttano le donne e che le uccidono quando non servono loro più, come evidenziato da frasi quali «Sono davvero tanti gli uomini che decidono di praticare questa particolare forma di – chiamiamola – eutanasia imposta che sembra più una pena di morte. E l’atteggiamento verso questi uomini che sfuggono alle responsabilità e alle difficoltà familiari mettendo fine alla vita della loro moglie è giudicato sulla base di modelli arcaici di relazione familiare» oppure «Una specie di rottamazione di femmine che l’uomo, nella sua grandezza e maestosità virile, non può certo sopportare se non sono perfettamente calibrate alla funzione di serve, badanti, balie, cameriere», e di come le donne (tutte) siano al contrario le innocenti vittime di questo crudele sistema maschilista, le nostre ci pongono un interrogativo
Un altro spunto di riflessione ci viene dalla seguente frase
Avete mai letto di donne che accoppano i mariti petulanti, malati, disabili, schizzati, completamente folli? Noi no. E quando tentano di mollarne uno vengono ammazzate. Semmai fosse accaduto siamo comunque certe che ci siamo perse articoloni di giornale in cui alle donne veniva imputata la scarsa pietà, la irresponsabilità nel ruolo di cura, l’egoismo, l’incapacità di empatia.
Avremmo visto giornate intere di trasmissioni pomeridiane dal titolo “le donne non sono più quelle di una volta” oppure “le donne non sanno più amare” e altre idiozie del genere.eppure noi non abbiamo visto nessun articolone di giornale, nessuna trasmissione pomeridiana a dar voce alla vicenda di Loretta Santinello che, come vi avevamo raccontato, si è permessa di interrompere la vita del marito 100% invalido ed alcolista del quale evidentemente non aveva più voglia di farsi carico. Anzi, possiamo dire che la vicenda è passata alquanto inosservata, così come è passato inosservato il provvedimento del giudice che ha rimesso la Santinello in libertà dopo tre giorni di ricovero in clinica. Come potete vedere, esistono sia casi in cui il carnefice è uomo che situazioni in cui invece il carnefice è donna: il problema è che quest ultime passano sempre in secondo piano rispetto ai primi, dando così la possibilità a femministe frustrate di sfogare il proprio odio misandrico veicolando le loro tesi generalizzatrici tese a dimostrare che solo gli uomini commettono violenza e solo le donne la subiscono. La realtà è che esiste un sommerso di violenze in cui i ruoli sono invertiti ma che la stampa femminista si guarda bene dal diffondere.
Un altro spunto di riflessione ci viene dalla seguente frase
Capita anzi di leggere articoli come quello riferito a questa storia nei quali questi uomini vengono giustificati mentre si sgravano di persone fisiche che ritengono un pesosiamo sicuri che siano gli uomini ad essere giustificati? La verità oggettiva è che adesso abbiamo un uomo in carcere e una donna libera per reati che possiamo considerare identici. Il resto ci pare sia solo una pietosa arrampicata libera sugli specchi. Certamente è vero che la vicenda del 66enne uxoricida è stata dipinta dal giornalista come una tragedia familiare, ma né più né meno hanno fatto i suoi colleghi nel narrare l'episodio della Santinello. Dunque, perché queste signorine non ne parlano delle imprese delle loro sodali e cancellano i commenti scomodi dal loro blog? Forse perché questo contrasta troppo con l'ideale che sta alla base della loro battaglia contro il maschio in quanto tale?
giovedì 28 ottobre 2010
Archiviata la denuncia di un trentenne accusato di stupro: la calunniatrice rischia l'imputazione
28 ottobre 2010 — Si è conclusa dopo più di due anni, col decreto di archiviazione del GIP del tribunale di Ravenna su richiesta del Pubblico Ministero Roberto Ceroni, la vicenda giudiziaria di un operaio rumeno trentenne.
L’uomo, incensurato, era finito in carcere per una settimana nell’estate del 2008 quando una diciannovenne sua connazionale si era recata dai carabinieri accusandolo di stupro. La giovane aveva raccontato di essere stata avvicinata fuori da una discoteca della Riviera ravennate dal trentenne mai visto prima che dopo averle dato un passaggio in auto, l’aveva costretta a salire in casa sua dove aveva abusato di lei per l’intera notte. Nel concludere la sua storia la giovane che si era recata in lacrime dai militari aveva detto di essere riuscita a liberarsi solo la mattina successiva.
Sin dall’interrogatorio di garanzia, era stata però diversa la versione dell’uomo che aveva parlato di gelosia da parte della ragazza nei confronti della compagna ufficiale. Per dare maggior solidità alle sue affermazioni aveva raccontato la sua abitudine di riprendere di nascosto alcuni dei suoi rapporti intimi. La videocassetta che mostrava il rapporto per lo più consenziente tra i due era stata prodotta dal suo difensore agli inquirenti e il giudice aveva disposto la revoca della custodia cautelare. L’uomo ora si trova in patria, mentre la giovane rischia di essere accusata di calunnia.
L’uomo, incensurato, era finito in carcere per una settimana nell’estate del 2008 quando una diciannovenne sua connazionale si era recata dai carabinieri accusandolo di stupro. La giovane aveva raccontato di essere stata avvicinata fuori da una discoteca della Riviera ravennate dal trentenne mai visto prima che dopo averle dato un passaggio in auto, l’aveva costretta a salire in casa sua dove aveva abusato di lei per l’intera notte. Nel concludere la sua storia la giovane che si era recata in lacrime dai militari aveva detto di essere riuscita a liberarsi solo la mattina successiva.
Sin dall’interrogatorio di garanzia, era stata però diversa la versione dell’uomo che aveva parlato di gelosia da parte della ragazza nei confronti della compagna ufficiale. Per dare maggior solidità alle sue affermazioni aveva raccontato la sua abitudine di riprendere di nascosto alcuni dei suoi rapporti intimi. La videocassetta che mostrava il rapporto per lo più consenziente tra i due era stata prodotta dal suo difensore agli inquirenti e il giudice aveva disposto la revoca della custodia cautelare. L’uomo ora si trova in patria, mentre la giovane rischia di essere accusata di calunnia.
martedì 19 ottobre 2010
Uccide il marito e resta libera. Impunità per le donne assassine
Abano Terme, 18 ottobre 2010 — Ha passato ben tre giorni in clinica in stato di fermo, prima che il gip donna Sonia Bello decidesse di rimettere la sua sodale in libertà. Neanche gli arresti domiciliari per la donna che ha ucciso il marito simulando un omicidio-suicidio al quale lei ovviamente è sopravvissuta. E così Loretta Santinello può tranquillamente tornarsene alle sue attività come se non avesse fatto nulla. C'è da chiedersi se il gip donna Sonia Bello avrebbe fatto lo stesso nel caso di un uomo che uccide la propria moglie, se anche in quel caso avrebbe ritenuto insussistenti il pericolo di fuga e di inquinamento delle prove: a quanto pare, questi requisiti sussistono solo nel caso in cui l'indagato sia uomo, come ad esempio nel recente avvenimento della rissa alla metropolitana.
Insomma, morale della favola: signori uomini, vostra moglie vi può ammazzare tranquillamente, tanto sa che al massimo si farà qualche giorno in clinica psichiatrica e poi via, libera come l'aria. Ma non vi venga in mente di fare lo stesso con lei. Voi da uomini vi prendereste l'ergastolo. Ma veniamo ai fatti.
La signora Santinello avrebbe ucciso il marito Paolo Varotto somministrandogli un cocktail letale di psicofarmaci, prima di costruire la messinscena del suicidio. Si sarebbe recata con il marito, in automobile, in un posto isolato e poi con una sistola in gomma avrebbe collegato l'abitacolo con il tubo di scappamento. Ma dalle cartelle cliniche, risulta che la donna non abbia mai respirato monossido di carbonio. Intanto, anche il figlio della coppia Mauro Varotto è stato arrestato per possesso di droga, e portato in carcere. Lui. Naturalmente, mica è una donna.
Insomma, morale della favola: signori uomini, vostra moglie vi può ammazzare tranquillamente, tanto sa che al massimo si farà qualche giorno in clinica psichiatrica e poi via, libera come l'aria. Ma non vi venga in mente di fare lo stesso con lei. Voi da uomini vi prendereste l'ergastolo. Ma veniamo ai fatti.
La signora Santinello avrebbe ucciso il marito Paolo Varotto somministrandogli un cocktail letale di psicofarmaci, prima di costruire la messinscena del suicidio. Si sarebbe recata con il marito, in automobile, in un posto isolato e poi con una sistola in gomma avrebbe collegato l'abitacolo con il tubo di scappamento. Ma dalle cartelle cliniche, risulta che la donna non abbia mai respirato monossido di carbonio. Intanto, anche il figlio della coppia Mauro Varotto è stato arrestato per possesso di droga, e portato in carcere. Lui. Naturalmente, mica è una donna.
domenica 10 ottobre 2010
Madre nasconde la figlia appena partorita in lavatrice rischiando di ucciderla: arrestato il marito
9 ottobre 2010, Mantova — Ha partorito una bimba e l'ha nascosta nella lavatrice, tra i panni sporchi. Dopo che la donna, Mihaela Cristea, rumena di 32 anni, si è sentita male, il marito ha chiamato i soccorsi: i medici, appena arrivati in casa, hanno subito capito che la donna aveva appena partorito e così hanno chiamato i carabinieri. La piccola ora è ricoverata nel reparto di Patologia neonatale dell'ospedale di Mantova ma sta bene. Naturalmente le forze dell'ordine hanno arrestato solo il padre, Viorel Cristea di 41 anni, che adesso si trova in carcere. La donna invece si trova in ospedale.
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venerdì 8 ottobre 2010
Mi picchiava e l'ho colpito. Parla la donna accusata di aver ucciso il marito
7 ottobre 2010, Rovereto (Trento) — «Mi picchiava e l'ho colpito». Queste le parole di Simonetta Agostini, la donna accusata di aver ucciso il marito Paolo Scrinzi al culmine di una lite con una coltellata al fianco. Inizialmente aveva raccontato che l'uomo si era sdraiato in camera da letto, che lei l'aveva raggiunto e che lo aveva colpito; ma adesso, a mente fredda, probabilmente anche consigliata dal suo avvocato, ha cambiato versione. Si insomma, sei una donna: basta che racconti che ti stavi difendendo dal marito violento e sei a posto, come da copione. Tu fuori di galera come se non fosse successo nulla e l'uomo al cimitero, dove merita del resto perché era un violento. Hanno sempre la scusa pronta. Loro. Ecco perché le carceri femminili son vuote.
La Agostini, nella sua nuova rielaborazione, ha raccontato che l'uomo l'ha trascinata con la forza in camera da letto; nel tragitto però, la donna sarebbe riuscita ad afferrare un coltello. Naturalmente per difendersi dal marito violento e cattivo che altrimenti l'avrebbe sicuramente uccisa. Nel momento in cui erano finiti sopra il letto, lei si era trovata a cadere sopra di lui e in quel momento lo avrebbe colpito, senza alcuna intenzione di ucciderlo, con quell'unica coltellata risultata fatale. Una legittima difesa insomma, quella di aver afferrato il coltello, e ciò che è successo dopo è stato accidentale. Insomma, alla fine è sempre colpa dell'uomo; sia mai che una donna uccida freddamente, quando si è mai sentito. Del resto, le omicide sono tutte malate, o sono state costrette ad uccidere per legittima difesa. E questo lo sanno bene gli avvocati, che a mali estremi chiedono sempre la perizia psichiatrica per le loro assistite. Pure per quella che ha ucciso il marito con lo scopo di prendersi l'eredità. Del resto, in tribunale è un trucco che a quanto pare funziona benissimo quando non si riesce proprio a far passare la donna come vittima del cattivone di turno.
La Agostini, nella sua nuova rielaborazione, ha raccontato che l'uomo l'ha trascinata con la forza in camera da letto; nel tragitto però, la donna sarebbe riuscita ad afferrare un coltello. Naturalmente per difendersi dal marito violento e cattivo che altrimenti l'avrebbe sicuramente uccisa. Nel momento in cui erano finiti sopra il letto, lei si era trovata a cadere sopra di lui e in quel momento lo avrebbe colpito, senza alcuna intenzione di ucciderlo, con quell'unica coltellata risultata fatale. Una legittima difesa insomma, quella di aver afferrato il coltello, e ciò che è successo dopo è stato accidentale. Insomma, alla fine è sempre colpa dell'uomo; sia mai che una donna uccida freddamente, quando si è mai sentito. Del resto, le omicide sono tutte malate, o sono state costrette ad uccidere per legittima difesa. E questo lo sanno bene gli avvocati, che a mali estremi chiedono sempre la perizia psichiatrica per le loro assistite. Pure per quella che ha ucciso il marito con lo scopo di prendersi l'eredità. Del resto, in tribunale è un trucco che a quanto pare funziona benissimo quando non si riesce proprio a far passare la donna come vittima del cattivone di turno.
mercoledì 6 ottobre 2010
Diciannovenne accusato di violenza su una ragazzina, assolto perché il fatto non sussiste
5 ottobre 2010, Cremona — Accusato di aver violentato nei giardinetti sotto casa una ragazzina ivoriana di 18 anni, un diciannovenne connazionale è stato assolto «perché il fatto non sussiste». «Non ritengo che la denuncia presentata dalla ragazza sia falsa, ma non ci sono elementi di prova», aveva osservato lo stesso pubblico ministero Francesco Messina, durante la requisitoria culminata nella richiesta di assoluzione.
In vena di raccontare menzogne invece, confidando probabilmente nell’ignoranza giuridica dell’audience, l’avvocatessa della 18enne Elena Pisati «Vorrei che si evidenziasse il fatto che l’imputato è stato assolto, perché non è stata raggiunta la prova e che il pubblico ministero, nella requisitoria, ha comunque evidenziato come non ritenesse falsa la denuncia della mia assistita». Dall’articolo si evince invece che il pubblico ministero ha sì sollecitato l’assoluzione per mancanza di prove, ma anche che la corte ha emesso un verdetto di non colpevolezza ripetiamolo perché il fatto non sussiste, cioè non con formula dubitativa ma con formula affermativa: non ci sono state violenze. Ergo la giovane ha mentito, secondo i giudici. Ma passiamo ai fatti.
Nella denuncia, la diciottenne raccontò che il 21 maggio del 2007 l’imputato «ci provò», mentre la stava accompagnando a casa dopo una serata trascorsa con amici. «Ha infilato una mano sotto il body e mi ha toccato il seno. Mi ha strattonato, mi ha fatto cadere, mi ha fatto rialzare e poi mi ha trascinato nel retro del condominio», denuncerà la ragazza, che prima di rincasare, raccontò di essere rimasta in lacrime per trenta minuti sul pianerottolo e, una volta entrata in casa, di essersi infilata sotto la doccia.
In vena di raccontare menzogne invece, confidando probabilmente nell’ignoranza giuridica dell’audience, l’avvocatessa della 18enne Elena Pisati «Vorrei che si evidenziasse il fatto che l’imputato è stato assolto, perché non è stata raggiunta la prova e che il pubblico ministero, nella requisitoria, ha comunque evidenziato come non ritenesse falsa la denuncia della mia assistita». Dall’articolo si evince invece che il pubblico ministero ha sì sollecitato l’assoluzione per mancanza di prove, ma anche che la corte ha emesso un verdetto di non colpevolezza ripetiamolo perché il fatto non sussiste, cioè non con formula dubitativa ma con formula affermativa: non ci sono state violenze. Ergo la giovane ha mentito, secondo i giudici. Ma passiamo ai fatti.
Nella denuncia, la diciottenne raccontò che il 21 maggio del 2007 l’imputato «ci provò», mentre la stava accompagnando a casa dopo una serata trascorsa con amici. «Ha infilato una mano sotto il body e mi ha toccato il seno. Mi ha strattonato, mi ha fatto cadere, mi ha fatto rialzare e poi mi ha trascinato nel retro del condominio», denuncerà la ragazza, che prima di rincasare, raccontò di essere rimasta in lacrime per trenta minuti sul pianerottolo e, una volta entrata in casa, di essersi infilata sotto la doccia.
martedì 5 ottobre 2010
Imputato di violenza sessuale nei confronti della figlia, assolto
5 ottobre 2010, Palermo — La quarta sezione della Corte d’appello di Palermo ha confermato l’assoluzione di un funzionario di banca di 50 anni, imputato di violenza sessuale nei confronti della figlia che, all’epoca dei fatti, risalenti al 1998, aveva due anni e sette mesi. L’uomo era stato denunciato dai nonni della piccola, che avevano anche registrato un video in cui la bimba ripeteva le accuse contro il papà. Il video, però, non è apparso genuino né al tribunale né, oggi alla Corte d’appello: la nonna infatti avrebbe cercato di orientare le dichiarazioni della bimba.
Accusato di stupro dalla ex moglie, assolto al processo
5 ottobre 2010, Avezzano — Un uomo accusato di stupro dalla ex moglie è stato assolto: il giudice l’ha condannato solo a tre mesi per violazione di domicilio. M. O. è stato accusato dalla ex moglie di essere entrato forzatamente nella sua abitazione e di averla violentata; a sostegno di questa versione, la donna ha presentato ai Carabinieri una registrazione telefonica tra i due in cui l’uomo si scusava per il gesto violento.
Il neuropsichiatra ha però sottolineato in sede di dibattimento la sudditanza di M. O. nei confronti della moglie, e come per questo motivo la telefonata potesse essere interpretata come un semplice gesto di accondiscendenza da parte dell’uomo alle richieste di scuse della donna. Da qui l’assoluzione.
Il neuropsichiatra ha però sottolineato in sede di dibattimento la sudditanza di M. O. nei confronti della moglie, e come per questo motivo la telefonata potesse essere interpretata come un semplice gesto di accondiscendenza da parte dell’uomo alle richieste di scuse della donna. Da qui l’assoluzione.
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- Un po’ di sano humour: http://femminismo-a-sud.noblogs.org/post/2010/10/05/se-lo-stupro-sulla-ex-viene-definito-un-tentativo-di-riconciliazione/. Notare come venga presupposto il fatto che il marito abbia effettivamente stuprato la donna (sai che novità, lo fanno con qualunque uomo, visto che li odiano visceralmente) e non si prenda minimamente in considerazione l'ipotesi che la signora se lo sia inventato di sana pianta.
sabato 2 ottobre 2010
Violenza sessuale di Cetara. Probabilmente un'invenzione della ragazzina per giustificare le assenze da scuola: scarcerati gli accusati
2 ottobre 2010, Cetara (Salerno) — Ritornano in libertà, dopo otto mesi di reclusione, i tre uomini di Cetara in costiera amalfitana accusati di aver violentato, per sette anni, una bambina ora quattordicenne. Il tribunale del Riesame, infatti, ha accolto il ricorso presentato dai legali del padre, del fratello e del vicino di casa della ragazzina. Dopo che la Cassazione aveva annullato la precedente sentenza con la quale si rigettava la richiesta di remissione in libertà per i tre indagati, il nuovo collegio giudicante, presieduto da Massimo Palumbo, ha ritenuto fondate le argomentazioni addotte dalla difesa e ha scarcerato gli imputati.
La difesa ha puntato, documenti alla mano, a dimostrare l’infondatezza e l’inattendibilità delle accuse dell’adolescente. Decisivo un certificato medico, rilasciato dalla Asl, con il quale è stata attestata l’illibatezza della cugina, tirata in ballo tante volte nelle testimonianze dell’accusatrice che, nelle varie deposizioni verbalizzate, avrebbe evidenziato come anche lei fosse stata spesso vittima dei giochi sessuali. Importante anche l'inclusione tra gli atti del libretto scolastico delle giustificazioni, contenente molte firme falsificate della mamma, per motivare le continue assenze da scuola.
Un cambio di direzione netto e repentino rispetto alla precedente decisione, dunque, con la quale era stata confermata la detenzione preventiva. L'accusa del resto fino ad ora si sarebbe basata essenzialmente solo sulle dichiarazioni rilasciate, e confermate nel corso dell’incidente probatorio, dalla ragazzina, anche perché, a quanto pare, non sarebbero state trovate ulteriori prove, né video e neppure audio, che confermerebbero le violenze subite. Ad esempio, nonostante il cellulare della madre della 14enne fosse stato messo sotto controllo dall’aprile scorso, non sarebbero mai stati riscontrati dialoghi compromettenti.
La difesa ha puntato, documenti alla mano, a dimostrare l’infondatezza e l’inattendibilità delle accuse dell’adolescente. Decisivo un certificato medico, rilasciato dalla Asl, con il quale è stata attestata l’illibatezza della cugina, tirata in ballo tante volte nelle testimonianze dell’accusatrice che, nelle varie deposizioni verbalizzate, avrebbe evidenziato come anche lei fosse stata spesso vittima dei giochi sessuali. Importante anche l'inclusione tra gli atti del libretto scolastico delle giustificazioni, contenente molte firme falsificate della mamma, per motivare le continue assenze da scuola.
Un cambio di direzione netto e repentino rispetto alla precedente decisione, dunque, con la quale era stata confermata la detenzione preventiva. L'accusa del resto fino ad ora si sarebbe basata essenzialmente solo sulle dichiarazioni rilasciate, e confermate nel corso dell’incidente probatorio, dalla ragazzina, anche perché, a quanto pare, non sarebbero state trovate ulteriori prove, né video e neppure audio, che confermerebbero le violenze subite. Ad esempio, nonostante il cellulare della madre della 14enne fosse stato messo sotto controllo dall’aprile scorso, non sarebbero mai stati riscontrati dialoghi compromettenti.
venerdì 1 ottobre 2010
Padre a processo per abusi sessuali sul figlio: assolto. Il bambino era affetto da PAS
30 settembre 2010, Pordenone — Un padre finisce a processo con accuse terribili e infamanti: il sospetto è che abbia abusato sessualmente del figlio. Tutto si fonda sulle dichiarazioni del bambino, che all’epoca aveva 7 anni, e del fratellino di 4, che racconta agli inquirenti di aver subito punizioni durissime. Erano tutte bugie. E per dimostrarlo ci è voluto una sorta di "test della verità", la cosiddetta validation, uno strumento scientifico di recente introduzione che valuta l’attendibilità dei minori che sostengono di essere stati vittime di abusi sessuali. Sullo sfondo di questa drammatica vicenda familiare c’è una separazione conflittuale tra coniugi. La moglie trova un nuovo compagno, si trasferisce con i figli a 300 chilometri di distanza e il padre fa istanza al Tribunale di modifica delle condizioni di divorzio. Da quel momento la situazione precipita. Un giorno la madre chiama Telefono Azzurro e riferisce delle molestie sessuali subite dal figlio maggiore. Viene interessata la Questura e nell’aprile 2008 la Procura allontana i bambini dal papà, che non li vede da due anni e mezzo. Per il presunto padre-orco si chiede il rinvio a giudizio. La difesa ottiene di celebrare il processo in udienza preliminare, con un rito abbreviato condizionato: vuole raccogliere le testimonianze della maestra, dell’assistente sociale e del proprio consulente tecnico, che ha concluso la sua perizia sostenendo che il piccolo è affetto da una gravissima forma di Pas, la sindrome da alienazione parentale che lo spingerebbe ad accusare il padre. Il giudice inserisce le testimonianze di altri familiari: tutti negano gli abusi e i maltrattamenti nei confronti del bambino di 4 anni. Le contraddizioni sono tante, al punto da spingere il giudice a rivolgersi al dottor Luca Sammicheli dell’Università di Bologna affinché esegua una validation, il "test della verità" che ieri ha scagionato il padre.
giovedì 30 settembre 2010
Accusato di maltrattamenti, lesioni e violenza sessuale dalla ex moglie: assolto al processo. Era tutta una farsa
21 settembre 2010, Pisa — Assolto perché il fatto non sussiste. È questa la sentenza emessa ieri mattina dal tribunale per il caso di un marito accusato di maltrattamenti, lesioni e violenza sessuale dalla ex moglie da cui ha divorziato negli ultimi mesi (ma con la quale continua attualmente a gestire un'attività commerciale). Per il primo collegio non ci fu violenza e non ci furono maltrattamenti: per quanto riguarda invece le presunte lesioni aggravate ci sarebbe stata una querela tardiva, e su questa base si è ritenuto di non doversi procedere.
Il quadro accusatorio in base al quale l’uomo era stato portato in giudizio si riferiva a presunti maltrattamenti gravi continuati nel tempo e addirittura a due episodi di violenza sessuale, rapporti imposti con la forza, avvenuti nel gennaio scorso. Stando alle accuse della ex moglie, raccolte dai carabinieri, l’uomo l’avrebbe più volte colpita a calci e pugni, in varie parti del corpo, infliggendole anche umiliazioni frequenti e offese e l’avrebbe tradita in più occasioni, perfino con una dipendente. Le accuse avrebbero portato al suo rinvio a giudizio e al processo, nel corso del quale però sarebbero sorte diverse contraddizioni rispetto alle deposizioni rese e agli avvenimenti, collocati temporalmente nell’arco degli ultimi tre anni, partendo dal 2007.
Ieri è stata nuovamente ascoltata la donna, la quale ha ammesso che anche dopo le denunce avrebbe fatto una vacanza con il marito durante la quale avrebbero avuto normali rapporti coniugali, ed ha deposto davanti ai giudici una delle presunte amanti, una dipendente, la quale ha però fornito una diversa versione dei fatti contestati fino a quel momento. Ha riferito addirittura come la moglie si fosse in alcune occasioni vantata con lei della vis amatoria del marito, cosa della quale anche l’uomo aveva chiesto conferma alla sua metà durante l’ennesima incursione nel locale dei carabinieri, da lei chiamati durante un litigio.
L’emersione di un’alterna di rapporti tranquilli a rapporti tesi avrebbe cambiato in corso di dibattimento le carte in tavola, al punto che perfino la pubblica accusa ha finito ieri mattina col chiedere l’assoluzione dell’imputato. Richiesta a cui ovviamente si è associata la difesa e confermata, dopo quindici minuti di camera di consiglio, dal primo collegio, che ha assolto l’uomo dalle accuse di maltrattamenti e violenza sessuale appunto perché il fatto non sussiste e dalle lesioni aggravate per difetto di querela.
Il quadro accusatorio in base al quale l’uomo era stato portato in giudizio si riferiva a presunti maltrattamenti gravi continuati nel tempo e addirittura a due episodi di violenza sessuale, rapporti imposti con la forza, avvenuti nel gennaio scorso. Stando alle accuse della ex moglie, raccolte dai carabinieri, l’uomo l’avrebbe più volte colpita a calci e pugni, in varie parti del corpo, infliggendole anche umiliazioni frequenti e offese e l’avrebbe tradita in più occasioni, perfino con una dipendente. Le accuse avrebbero portato al suo rinvio a giudizio e al processo, nel corso del quale però sarebbero sorte diverse contraddizioni rispetto alle deposizioni rese e agli avvenimenti, collocati temporalmente nell’arco degli ultimi tre anni, partendo dal 2007.
Ieri è stata nuovamente ascoltata la donna, la quale ha ammesso che anche dopo le denunce avrebbe fatto una vacanza con il marito durante la quale avrebbero avuto normali rapporti coniugali, ed ha deposto davanti ai giudici una delle presunte amanti, una dipendente, la quale ha però fornito una diversa versione dei fatti contestati fino a quel momento. Ha riferito addirittura come la moglie si fosse in alcune occasioni vantata con lei della vis amatoria del marito, cosa della quale anche l’uomo aveva chiesto conferma alla sua metà durante l’ennesima incursione nel locale dei carabinieri, da lei chiamati durante un litigio.
L’emersione di un’alterna di rapporti tranquilli a rapporti tesi avrebbe cambiato in corso di dibattimento le carte in tavola, al punto che perfino la pubblica accusa ha finito ieri mattina col chiedere l’assoluzione dell’imputato. Richiesta a cui ovviamente si è associata la difesa e confermata, dopo quindici minuti di camera di consiglio, dal primo collegio, che ha assolto l’uomo dalle accuse di maltrattamenti e violenza sessuale appunto perché il fatto non sussiste e dalle lesioni aggravate per difetto di querela.
mercoledì 29 settembre 2010
Non violentò una bambina. Assolto dopo tre anni in cella
29 settembre 2010, Palermo — Assolto in appello e scarcerato, dopo tre anni trascorsi in cella, un operaio di Montelepre (Palermo): era accusato di violenza sessuale nei confronti della figlia di suoi amici. L’uomo, P.M., di 42 anni, in primo grado era stato condannato a nove anni: la sentenza di assoluzione di questo pomeriggio è stata pronunciata dalla quarta sezione della Corte d’Appello di Palermo, presieduta da Renato Grillo.
Poco convinti dell’attendibilità della piccola vittima, che all’epoca dei fatti, risalenti al 2007, aveva 10 anni, i giudici hanno ordinato una nuova perizia collegiale, diretta a verificare la credibilità soggettiva della bambina. La psicologa e il neuropsichiatra infantile che l’hanno esaminata, hanno però raggiunto conclusioni negative. Da qui l’assoluzione.
Poco convinti dell’attendibilità della piccola vittima, che all’epoca dei fatti, risalenti al 2007, aveva 10 anni, i giudici hanno ordinato una nuova perizia collegiale, diretta a verificare la credibilità soggettiva della bambina. La psicologa e il neuropsichiatra infantile che l’hanno esaminata, hanno però raggiunto conclusioni negative. Da qui l’assoluzione.
L'eterna sindrome di Peter Pan
Vorremmo brevemente commentare un delirante “articolo” postato da tale Venturik (di professione raddrizzatore di banane col culo, il che la dice lunga sulla sua attuale condizione socio-economica da intellettualoide di sinistra che campa alla giornata, frustrato da anni di soprusi perpetrati da maschi potenti e malvagi e che quindi odia visceralmente) e che riportiamo in sintesi per non far perdere ulteriore tempo al lettore. Ebbene sì, anche noi abbiamo il nostro muro del riso
Per lei signor Venturik, un consiglio: cessi la sua attività di blogger, fa abbastanza pena. E cerchi di superare la sua sindrome di Peter Pan. Vede, la sua visione è distorta dall'ideale di donna come eterno femminino puro e angelico. Si legga questo blog per capire un po' meglio che razza di mentalità è la sua: ad esempio, si dia una guardata a questo articolo. Cordiali saluti (da un livornese).
Qualche giorno [fa, ndr] è toccato sorbirsi le lagne di tale Sereni, di professione portiere del Brescia. Il solito testimonial dei "padri separati", sul quale Repubblica si è tuffata a pesce (cosa assai in tema, visto il mestiere del tizio) in un momento in cui Sakineh languiva. Articoli, articoloni, articolesse e via discorrendo; poi, del tutto casualmente, si è venuto a sapere dalla ex moglie del tipo che lei non impedisce assolutamente al padre di vedere i figli, ma che il lamentoso & accorato paparino semplicemente non va a vederli. Bisogna capirlo: fra i duri allenamenti, le partite e le trasferte, è più comodo rilasciare un'accorata intervista al giornalone infamando l'ex sposa piuttosto che prendere un mezzo qualsiasi e andare dai figli che nessuno gli ha vietato di vedere [seguendo Fas noi avevamo capito che le signore non avevano alcun contraddittorio, ma qui pare invece che le loro parole vengano prese per oro colato, ndr].
Ieri, invece, il Quotidiano Nazionale (di cui fa parte anche la Nazione di Firenze) si è superato. Addirittura una mega-prima pagina dove campeggia l'immagine di tale Tiberio Timperi, dimenticabilissimo presentatore di telegiornali e altra paccottiglia televisiva, che qualche anno fa furoreggiava per il bell'aspetto e gli occhioni blé. Ora anche lui, va quasi da sé, padre separato già confezionato per fare da testimonial. Non soltanto la prima pagina: anche la seconda e la terza. Il paparino séparé, sui quotidiani del gruppo Riffeser, ha mandato in secondo piano persino Berlusconi e Fini. Vorrei risparmiare a tutti i contenuti degli articoli, dato che sembrano scritti con lo stampino; l'ex moglie messa al rogo [come sopra, ndr], il commosso autoritratto del Timperi (tanto che una persona di normale raziocinio dovrebbe chiedersi come mai simili modelli di virtù a un certo punto siano stati mandati al gas dalle mogli), e tutto il resto. Però il QN ne approfitta anche, e pesantemente, per parlare delle furbette che si servono di una "legge ingiusta e fallimentare", e soprattutto per attaccare direttamente la legge sull'affido condiviso [in realtà viene attaccata la non applicazione dell'affido condiviso e il sistematico affidamento dei figli alle mammine dalle cui labbra il signor Venturik sembra pendere come un neonato, ndr]. Eccoci dunque al vero scopo di tutti questi (più o meno) famosi babbini lagrimosi, dai portieri di pallone agli ex presentatori bolliti, fino a arrivare ai tipi qualsiasi sui quali si precipita la Vita in diretta.
Nel frattempo, a cadenza pressoché quotidiana, un bel po' di padri separati fanno notizia in altro modo, e senza bisogno di testimonial. Pigliano i figli, li portano in campagna o in altri posti, e li ammazzano a fucilate. [...] segue delirante filippica sui padri separati che, esasperati dai soprusi delle ex mogli, compiono delitti sui figli. Il lettore ingenuamente potrebbe chiedersi cosa mai questa cosa possa avere a che fare con il discorso iniziale: logicamente nulla ovviamente, emotivamente serve solo a criminalizzare i padri separati come categoria (vorremmo ricordare a questo proposito la sfilza delle madri infanticide delle quali non si parla mai sui giornali ma al limite solo sui trafiletti, contrariamente agli uomini ai quali invece vengono dedicati titoloni in prima pagina)
Ora, sia chiaro: non voglio dire che il signor Sereni e il signor Timperi siano dei mostri; sono solo dei poveracci che si prestano, colpevolmente, a una campagna tra le più odiose di questi tempi già di per sé odiosi. Anche perché, così facendo, sono utilizzati per coprire dei mostri autentici, degli schifosi esseri ammalati di possesso che non esitano a puntare un'arma addosso a un bambino e a fare fuoco. [...]
Le persone che si prestano a questa campagna sono dei complici, e sovente dei complici di omicidi premeditati. Gli scopi della campagna sono chiarissimi. Si vuole togliere alle donne la possibilità di difendere i propri figli da uomini violenti; è chiaro che non tutti i padri separati sono tali, ma una legge e dei provvedimenti legislativi sono fatti, o dovrebbero essere fatti, per salvaguardare una comunità, non per soddisfare il singolo caso. Si dipingono le donne, in questa libera società vittime di ogni tipo di sopruso, di violenza e di prevaricazione, come le vere colpevoli: è un gioco vecchio e che funziona purtroppo sempre. Si crea un movimento di opinione basato sulla consueta commozione, quando però per le quotidiane tonnellate di violenza di morte ai danni delle donne non si commuove proprio nessuno. Anzi. Direi che nella stragrande maggioranza dei casi, il pensiero diffuso sia decisamente andreottiano: se la sono andata a cercare. I figli sparati? Poverini, è stato l'ultimo regalo d'amore del papà, diventeranno angioletti in cielo mentre la mamma marcirà all'inferno. Anche questi sono gli ottimi risultati di 2000 anni di cattolicesimo; del resto, è una religione che si basa su un padre che ha lasciato tranquillamente ammazzare un figlio, e in modo atroce. Sarà stato separato anche lui?
[...]ora, capiamoci bene signor Venturik: sui giornali dovremmo parlare solo di figli sparati dai padri? Va bene i titoloni, ma mi pare che qui si esageri un po' troppo con le pretese. Sereni e Timperi usati per coprire dei mostri? E allora perché non anche Sakineh, o Teresa Lewis (loro sì, assassine fredde e calcolatrici, ma dei cui crimini si parla poco o niente, troppo lo spazio che deve essere sacrificato per indignarsi della condanna a cui sono sottoposte)? Ma la perla di tutto questo delirio secondo noi è la seguente
Si vuole togliere alle donne la possibilità di difendere i propri figli da uomini violenti; è chiaro che non tutti i padri separati sono tali, ma una legge e dei provvedimenti legislativi sono fatti, o dovrebbero essere fatti, per salvaguardare una comunità, non per soddisfare il singolo caso.cosa intende dire signor Venturik? Vorrebbe anche lei sostenere la campagna della Lerici? Dare i figli alle madri appena queste vanno a frignare dai carabinieri che il marito ha picchiato lei o i figli? Non sa che l'80% di queste denunce sono false? Questa è una campagna contro i padri, non veniamo a vaneggiare di donne che vengono dipinte come colpevoli e che i padri che uccidono suscitano commozione: si legga la nostra cortina di pizzo. La verità è che i padri che uccidono vengono sbattuti sulle pagine dei quotidiani e trattati come dei mostri. La commozione vale sempre e solo per la madre, anche se è questa ad ammazzare. Quando poi è lei ad aver perso il figlio per via del padre assassino non ne parliamo.
Per lei signor Venturik, un consiglio: cessi la sua attività di blogger, fa abbastanza pena. E cerchi di superare la sua sindrome di Peter Pan. Vede, la sua visione è distorta dall'ideale di donna come eterno femminino puro e angelico. Si legga questo blog per capire un po' meglio che razza di mentalità è la sua: ad esempio, si dia una guardata a questo articolo. Cordiali saluti (da un livornese).
lunedì 27 settembre 2010
Malati mentali, differente trattamento per uomini e donne
| Claudia Berillo |
Il primo riguarda Mansueto Adriani, 51enne disoccupato che, colpito da follia omicida, ha ucciso il padre a colpi di sedia. Il gesto sarebbe stato innescato da un cocktail di vino e psicofarmaci. Mansueto, affetto da schizofrenia bipolare, pochi istanti prima del delitto del padre si trovava nella sua stanza da letto a riposare. Infastidito dai colpi di tosse del padre ottantenne, invalido sulla sedia a rotelle, ha afferrato la sedia in cucina e gliel'ha scaraventata sulla testa prima di tornarsene nella sua stanza: l'uomo è morto sul colpo. Ai carabinieri, allertati dai medici che erano intervenuti su segnalazione dell'altro figlio dopo che questo era tornato a casa e aveva trovato il padre riverso a terra in un lago di sangue, Mansueto ha confessato l'omicidio prima ancora che questi iniziassero a interrogarlo. Per questo, Adriani è stato condotto nel carcere di Castrogno dove oggi è stato convalidato il suo arresto.
Analogo provvedimento non è stato preso per Claudia Berillo, 34 anni, che in preda a un raptus ha accoltellato il marito in camera da letto. Era convinta di colpire il diavolo. Ma non ha agito nel sonno, Claudia era cosciente, esattamente come Mansueto. Adesso lei però è ricoverata in ospedale.
domenica 26 settembre 2010
Accusato di stupro su una bambina, scagionato dalle perizie dopo cinque mesi
26 settembre 2010, Pozzallo (Ragusa) — Non ci sarebbero tracce di violenza sessuale sul corpo della ragazza in inferiorità psichica di cui, secondo l’accusa, avrebbe abusato nel garage di casa sua un 64enne di Pozzallo, coniugato e padre di figli, nonché nonno. Questo è quanto emerso dall’incidente probatorio in tribunale, dove sono state rese note le perizie dei consulenti della pubblica accusa e della difesa, concordi nel non aver riscontrato tracce di stupro.
L'uomo era stato arrestato il 16 aprile scorso con l'accusa di avere abusato sessualmente di una ragazza con problemi di handicap mentale. Le violenze sarebbero avvenute all'interno di un garage attiguo all'abitazione dell'indagato, alla presenza della sorellina della vittima, anche lei disabile mentale. Sempre secondo l'accusa, l'uomo attirava le due sorelle approfittando dei loro problemi psichici e le costringeva a recarsi a casa sua.
L'uomo era stato arrestato il 16 aprile scorso con l'accusa di avere abusato sessualmente di una ragazza con problemi di handicap mentale. Le violenze sarebbero avvenute all'interno di un garage attiguo all'abitazione dell'indagato, alla presenza della sorellina della vittima, anche lei disabile mentale. Sempre secondo l'accusa, l'uomo attirava le due sorelle approfittando dei loro problemi psichici e le costringeva a recarsi a casa sua.
Stupro via chat, scarcerato studente. Era una calunnia
Riportiamo la notizia di un giovane scarcerato dal Gip a seguito di un'accusa di stupro poi rivelatasi fasulla
abbiamo evidenziato i commenti di due "signori" che, inconsapevolmente, hanno messo in atto meccanismi psicologici di difesa nei loro stessi confronti. Si dice infatti che il cervello tenda, nei casi in cui si persegua una condotta moralmente deprecabile, ad assumere comportamenti tali da allontanare da sé qualsiasi sospetto. Parrebbe dunque che queste due persone abbiano avuto condotte di natura sessuale violenta almeno una volta nella loro vita. Questi i link ai profili facebook dei due utenti: Marco Trani e Fabrizio Frigerio.
25 settembre 2010, Varedo (Monza) — Diego Cogoni, lo studente pavese arrestato agli inizi del mese perchè accusato di aver violentato a Varedo, in provincia di Monza, una ragazza conosciuta via chat, con la complicità di due suoi amici, è stato scarcerato dal tribunale del riesame di Milano. Decisiva per i giudici una relazione dei consulenti della difesa, medici del Policlinico San Matteo di Pavia, che esclude la violenza sessuale.e alcuni commenti alla notizia prelevati da Facebook
Sul computer dello studente, inoltre, sono stati trovati dei filmati che ritraevano la ragazza in atteggiamenti sessuali espliciti. La giovane, 20 anni, aveva invece raccontato ai carabinieri di aver chattato occasionalmente con lo studente, poi incontrato la sera della presunta violenza. Anche uno degli amici dello studente, minorenne, è stato scarcerato dal Gip dei minori su istanza del suo legale.
L'altro amico rimane invece in carcere, a Monza, in attesa di un ricorso al Riesame. Secondo il legale di Cogoni, negli atti del procedimento non c'è traccia di alcun filmato che ritrae la scena dello stupro, realizzato — secondo le accuse della ragazza — da uno dei tre amici. Le difese hanno chiesto degli accertamenti sui telefonini in uso ai ragazzi per escludere definitivamente l'esistenza del filmato.
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