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mercoledì 29 settembre 2010

L'eterna sindrome di Peter Pan

Vorremmo brevemente commentare un delirante “articolo” postato da tale Venturik (di professione raddrizzatore di banane col culo, il che la dice lunga sulla sua attuale condizione socio-economica da intellettualoide di sinistra che campa alla giornata, frustrato da anni di soprusi perpetrati da maschi potenti e malvagi e che quindi odia visceralmente) e che riportiamo in sintesi per non far perdere ulteriore tempo al lettore. Ebbene sì, anche noi abbiamo il nostro muro del riso
Qualche giorno [fa, ndr] è toccato sorbirsi le lagne di tale Sereni, di professione portiere del Brescia. Il solito testimonial dei "padri separati", sul quale Repubblica si è tuffata a pesce (cosa assai in tema, visto il mestiere del tizio) in un momento in cui Sakineh languiva. Articoli, articoloni, articolesse e via discorrendo; poi, del tutto casualmente, si è venuto a sapere dalla ex moglie del tipo che lei non impedisce assolutamente al padre di vedere i figli, ma che il lamentoso & accorato paparino semplicemente non va a vederli. Bisogna capirlo: fra i duri allenamenti, le partite e le trasferte, è più comodo rilasciare un'accorata intervista al giornalone infamando l'ex sposa piuttosto che prendere un mezzo qualsiasi e andare dai figli che nessuno gli ha vietato di vedere [seguendo Fas noi avevamo capito che le signore non avevano alcun contraddittorio, ma qui pare invece che le loro parole vengano prese per oro colato, ndr].

Ieri, invece, il Quotidiano Nazionale (di cui fa parte anche la Nazione di Firenze) si è superato. Addirittura una mega-prima pagina dove campeggia l'immagine di tale Tiberio Timperi, dimenticabilissimo presentatore di telegiornali e altra paccottiglia televisiva, che qualche anno fa furoreggiava per il bell'aspetto e gli occhioni blé. Ora anche lui, va quasi da sé, padre separato già confezionato per fare da testimonial. Non soltanto la prima pagina: anche la seconda e la terza. Il paparino séparé, sui quotidiani del gruppo Riffeser, ha mandato in secondo piano persino Berlusconi e Fini. Vorrei risparmiare a tutti i contenuti degli articoli, dato che sembrano scritti con lo stampino; l'ex moglie messa al rogo [come sopra, ndr], il commosso autoritratto del Timperi (tanto che una persona di normale raziocinio dovrebbe chiedersi come mai simili modelli di virtù a un certo punto siano stati mandati al gas dalle mogli), e tutto il resto. Però il QN ne approfitta anche, e pesantemente, per parlare delle furbette che si servono di una "legge ingiusta e fallimentare", e soprattutto per attaccare direttamente la legge sull'affido condiviso [in realtà viene attaccata la non applicazione dell'affido condiviso e il sistematico affidamento dei figli alle mammine dalle cui labbra il signor Venturik sembra pendere come un neonato, ndr]. Eccoci dunque al vero scopo di tutti questi (più o meno) famosi babbini lagrimosi, dai portieri di pallone agli ex presentatori bolliti, fino a arrivare ai tipi qualsiasi sui quali si precipita la Vita in diretta.

Nel frattempo, a cadenza pressoché quotidiana, un bel po' di padri separati fanno notizia in altro modo, e senza bisogno di testimonial. Pigliano i figli, li portano in campagna o in altri posti, e li ammazzano a fucilate. [...] segue delirante filippica sui padri separati che, esasperati dai soprusi delle ex mogli, compiono delitti sui figli. Il lettore ingenuamente potrebbe chiedersi cosa mai questa cosa possa avere a che fare con il discorso iniziale: logicamente nulla ovviamente, emotivamente serve solo a criminalizzare i padri separati come categoria (vorremmo ricordare a questo proposito la sfilza delle madri infanticide delle quali non si parla mai sui giornali ma al limite solo sui trafiletti, contrariamente agli uomini ai quali invece vengono dedicati titoloni in prima pagina)

Ora, sia chiaro: non voglio dire che il signor Sereni e il signor Timperi siano dei mostri; sono solo dei poveracci che si prestano, colpevolmente, a una campagna tra le più odiose di questi tempi già di per sé odiosi. Anche perché, così facendo, sono utilizzati per coprire dei mostri autentici, degli schifosi esseri ammalati di possesso che non esitano a puntare un'arma addosso a un bambino e a fare fuoco. [...
Le persone che si prestano a questa campagna sono dei complici, e sovente dei complici di omicidi premeditati. Gli scopi della campagna sono chiarissimi. Si vuole togliere alle donne la possibilità di difendere i propri figli da uomini violenti; è chiaro che non tutti i padri separati sono tali, ma una legge e dei provvedimenti legislativi sono fatti, o dovrebbero essere fatti, per salvaguardare una comunità, non per soddisfare il singolo caso. Si dipingono le donne, in questa libera società vittime di ogni tipo di sopruso, di violenza e di prevaricazione, come le vere colpevoli: è un gioco vecchio e che funziona purtroppo sempre. Si crea un movimento di opinione basato sulla consueta commozione, quando però per le quotidiane tonnellate di violenza di morte ai danni delle donne non si commuove proprio nessuno. Anzi. Direi che nella stragrande maggioranza dei casi, il pensiero diffuso sia decisamente andreottiano: se la sono andata a cercare. I figli sparati? Poverini, è stato l'ultimo regalo d'amore del papà, diventeranno angioletti in cielo mentre la mamma marcirà all'inferno. Anche questi sono gli ottimi risultati di 2000 anni di cattolicesimo; del resto, è una religione che si basa su un padre che ha lasciato tranquillamente ammazzare un figlio, e in modo atroce. Sarà stato separato anche lui?
[...]
ora, capiamoci bene signor Venturik: sui giornali dovremmo parlare solo di figli sparati dai padri? Va bene i titoloni, ma mi pare che qui si esageri un po' troppo con le pretese. Sereni e Timperi usati per coprire dei mostri? E allora perché non anche Sakineh, o Teresa Lewis (loro sì, assassine fredde e calcolatrici, ma dei cui crimini si parla poco o niente, troppo lo spazio che deve essere sacrificato per indignarsi della condanna a cui sono sottoposte)? Ma la perla di tutto questo delirio secondo noi è la seguente
Si vuole togliere alle donne la possibilità di difendere i propri figli da uomini violenti; è chiaro che non tutti i padri separati sono tali, ma una legge e dei provvedimenti legislativi sono fatti, o dovrebbero essere fatti, per salvaguardare una comunità, non per soddisfare il singolo caso.
cosa intende dire signor Venturik? Vorrebbe anche lei sostenere la campagna della Lerici? Dare i figli alle madri appena queste vanno a frignare dai carabinieri che il marito ha picchiato lei o i figli? Non sa che l'80% di queste denunce sono false? Questa è una campagna contro i padri, non veniamo a vaneggiare di donne che vengono dipinte come colpevoli e che i padri che uccidono suscitano commozione: si legga la nostra cortina di pizzo. La verità è che i padri che uccidono vengono sbattuti sulle pagine dei quotidiani e trattati come dei mostri. La commozione vale sempre e solo per la madre, anche se è questa ad ammazzare. Quando poi è lei ad aver perso il figlio per via del padre assassino non ne parliamo.

Per lei signor Venturik, un consiglio: cessi la sua attività di blogger, fa abbastanza pena. E cerchi di superare la sua sindrome di Peter Pan. Vede, la sua visione è distorta dall'ideale di donna come eterno femminino puro e angelico. Si legga questo blog per capire un po' meglio che razza di mentalità è la sua: ad esempio, si dia una guardata a questo articolo. Cordiali saluti (da un livornese).

mercoledì 22 settembre 2010

Un'altra vittima di false denunce: sei mesi di carcere prima di essere scagionato

Riportiamo qui lo spezzone di una trasmissione televisiva in cui un ragazzo racconta la sua vicenda. In poche parole, a seguito pare di un litigio, la fidanzata per vendetta ha deciso di denunciarlo per stalking.


Il ragazzo è poi andato sotto casa della ragazza non sapendo della denuncia, e per questo è stato arrestato. Dopo tre giorni di carcere, è stato messo ai domiciliari; noncurante della misura restrittiva tuttavia, si è recato dalla cognata per avere chiarimenti sul perché della denuncia. Per questo motivo il magistrato, applicando in maniera pedissequa la legge, lo ha rimesso in carcere (a quanto pare però l'applicazione pedissequa della legge non vale per le donne: ecco un caso di evasione al femminile in cui è stato semplicemente applicato l'obbligo di firma) dove è rimasto per 6 mesi prima di essere assolto al processo. Niente stalking, era solo una ripicca.

Notare come le signore non facciano altro che strillare argomentazioni scontate e ripetitive pur di non farlo parlare. La Santanché in particolare continua a ripetere lo stupido ritornello "ma non dovevi evadere dai domiciliari" come se per una persona fosse semplice rispettare una misura restrittiva pur sapendosi innocente. Quando poi l'unica cosa che il ragazzo desiderava era chiarire la situazione con la cognata, non certo evadere all'estero.

Ed ecco che di nuovo si conferma la femministizzazione delle istituzioni, magistrati in primis, e la tendenza a credere a quello che dicono le donne sempre e comunque per partito preso.

martedì 21 settembre 2010

Della serie "le fisime delle femministe": l'uomo ha un cervello più pesante delle donne perché è più violento

Secondo quanto si apprende da Repubblica, le donne a capo della ricerca sul cervello umano avrebbero stabilito il perché del maggior peso dell'organo maschile rispetto a quello femminile. Il tutto risiede nell'amigdala, diciamo la parte meno nobile del cervello: siccome negli uomini è più grande, essi sarebbero più violenti nell'agire mentre le donne più ponderate (ovviamente questo vale sempre tranne quando si tratta di riconoscere l'incapacità di intendere e di volere nei processi penali: allora la psichiatria femminista cambia radicalmente prospettiva). Ed ecco spiegata la differenza di peso, in maniera assolutamente coerente. Ma non è finita qui: la ricerca parla anche della maggior quantità di materia bianca nel cervello delle donne, ossia di quella parte del cervello che consentirebbe loro di avere il controllo di più azioni nello stesso tempo. Lo chiamano multitasking, termine prestato dalla teoria dei sistemi operativi: ne seguirebbe ad esempio maggiore capacità organizzativa e gestionale (cosa venite a pensare, che questo abbia qualcosa a che fare con l'ossessione femminile del management imprenditoriale, della carriera, del denaro? Maligni...).

E se tutto questo lo dicono le femministe, noi non possiamo (anzi dobbiamo, pena l'essere tacciati di oscurantismo maschilista) che crederci.

Viste queste "teorie", stranamente molto simili a quelle naziste che un tempo dichiaravano la superiorità della razza ariana rispetto a quella ebrea, noi ci chiediamo dove andremo a finire. Forse alla creazione di campi di sterminio per soli uomini?

Articoli correlati

    Le donne pagano l'assegno di mantenimento senza fiatare

    Una caratteristica delle femministe è che vogliono sempre far risaltare la loro superiorità rispetto all'uomo, quando non c'è mai da parte di quest'ultimo la volontà di fare lo stesso. Anzi, semmai in molti casi di affiancarle nelle loro fisime. Ed ecco che spuntano articoli in cui si vuole sottolineare che anche le donne pagano l'assegno di mantenimento, solo che loro, contrariamente all'uomo che si lamenta sempre (?), lo fanno senza fiatare. Perché? Perché lo dicono due eminenti esperte (naturalmente donne, ci mancherebbe), nella fattispecie la Bernardini De Pace, che afferma
    le donne, quando ci sono i requisiti, non creano nessun ostacolo, sono leali: versano quel che c'è da versare. Sono rispettose dei diritti dell'ex marito e anche dell'opportunità di aiutarlo. Finora con le mie clienti non c'è mai stata nessuna discussione
    e tale psicoterapeuta Gianna Schelotto, che fornisce una pseudointerpretazione di questo fatto
    le donne lo fanno con minor conflitto perché hanno una maggiore capacità di distacco
    maggiore capacità di distacco e lealtà, insomma. Un po' come nel caso di Angelo Grasso in cui la moglie, dentista con stipendio di 10mila euro mensili, è riuscita a ottenere il possesso esclusivo della casa coniugale (acquistata da entrambi) e a ricevere dal marito, dipendente comunale da 400 euro, un mantenimento di 250 euro mensili.

    Ma Angelo di cosa si lamenta? Della casa, dei soldi? No
    Tale sua assurda decisione (del giudice ndr) non mi permette più di stare vicino alle mie figlie di 10 e 16 anni poiché, con i 150 euro che mi ha lasciato a disposizione il giudice Algostino, non sono ovviamente in grado di trovare un’altra sistemazione adeguata dove ospitarle

    Collegamenti esterni

    giovedì 9 settembre 2010

    Rettifica all'articolo precedente (o meglio, considerazioni sul ruolo della donna nella società attuale)

    Sono arrivate critiche riguardanti questo articolo sul Sole 24 Ore. Ci teniamo a precisare che in questa sede non intendiamo assolutamente fare del negazionismo riguardo la segregazione della donna in ambito lavorativo: la discriminazione obiettivamente esiste, una donna in media percepisce un salario che è il 54% di quello di un uomo (dati OCSE), e così via. Quella che ci premeva smontare è la calunnia femminista secondo cui gli stipendi delle donne sono più bassi a parità di mansioni e qualifica, cosa che in un'economia libera implicherebbe un tasso di occupazione femminile vertiginosamente più alto rispetto a quello maschile (a un'impresa converrebbe assumere solo donne visto che costano di meno). In realtà, il gap salariale è dovuto (per forza di cose, stando ai dati della Bocconi) al fatto che le donne vengono segregate in posizioni lavorative meno remunerative, anche a causa dei seguenti fatti
    • le imprese assumono poco volentieri donne a rischio maternità (per questo occorrerebbe una politica di incentivo per quelle aziende che assumono neo-madri)
    • la donna, volente o nolente, è spesso obbligata a sacrificare la propria carriera in nome della casa e della famiglia
    • le qualifiche femminili sono spostate su settori tradizionalmente meno vantaggiosi da un punto di vista salariale, quali quello educativo-scolastico (non universitario) e dell'assistenza psicologica; se si vuole ridurre il gap salariale, queste posizioni andrebbero incentivate
    come si vede, c'è si un fatto culturale alla base della segregazione femminile, ed è la concezione della donna come angelo del focolare. Ma si tratta di un problema insito nella famiglia, e non nelle imprese. Rimandando il lettore all'ampia letteratura in merito, chiudiamo qui questa breve analisi, con una considerazione. I diritti pretesi dalle neo-femministe (ad esempio le quote rosa) non corrispondono all'interesse delle donne: per quanto detto, la donna nella società attuale dovrebbe intraprendere un percorso di emancipazione e autocritica personale, cercando di svincolarsi dagli stereotipi che la vorrebbero relegata in un determinato ruolo sociale, piuttosto che andar dietro alle parole di sedicenti paladine della causa femminile che, da parte loro, egoisticamente, vorrebbero solo privilegi, non diritti, per loro stesse.

    mercoledì 8 settembre 2010

    Il Sole 24 Ore si conferma quotidiano sessista-femminista

    Per la serie (un po' OT rispetto all'argomento del blog) le bugie del femminismo, riportiamo qui un articolo del Sole 24 Ore dall'eloquente titolo "Ocse: in Italia pochi laureati e gli uomini guadagnano molto di più (delle donne ndr)" riguardante il rapporto OCSE sul sistema scolastico italiano. A quanto pare, quelli del Sole vogliono insistere sull'argomento "discriminazione lavorativa contro le donne" sottolineando che
    • all'università si iscrivono di più le donne (61%) che gli uomini (43%), come a dire che gli uomini sono più pigri
    • ad arrivare alla laurea sono il 39% delle donne contro il 26,7% degli uomini
    • tuttavia, il tasso di occupazione è maggiore tra i laureati (87%) che tra le laureate (76%), come a dire che le donne sono più discriminate
    • i guadagni lordi sono di 485mila dollari per gli uomini e solo 182mila per le donne
    notare anche come ogni due righe vengano snocciolate statistiche che sembrano, ad una prima occhiata (quella dell'italiano medio), confermare la tesi secondo cui le donne sono discriminate rispetto agli uomini.

    Ovviamente, il quotidiano si guarda bene dal sottolineare il fatto che le lauree scelte dagli uomini sono mediamente più difficili ma economicamente più remunerative rispetto a quelle scelte dalle donne: basta dare un occhiata ad un aula di ingegneria e ad una di scienze della comunicazione o psicologia. Questo spiega, o meglio spiegherebbe se il fenomeno fosse monitorato, la maggiore difficoltà degli uomini a conseguire la laurea e la differenza nei tassi di occupazione e nei salari. In realtà, a parità di mansione, la differenza retributiva è pressoché inesistente: ma questo il Sole, poco onestamente, non lo fa notare, cercando di far passare subdolamente il messaggio che le donne sono più qualificate ma "schiavizzate".

    Di tutti gli altri dati Ocse, il Sole 24 Ore non dà notizia confermandosi così, insieme all'Unità e Wikipedia, ricettacolo di disinformazione nazifemminista per eccellenza.

    giovedì 27 maggio 2010

    Stipendi, è quasi parità tra uomini e donne

    Vorremmo rispondere a quanti accusano questo blog di maschilismo pubblicando un articolo sulla discriminazione femminile in ambito lavorativo. Ebbene, noi diciamo che la discriminazione esiste ma, contrariamente a quanto i mass media vorrebbero far credere, non è conseguenza di presunte politiche sessiste da parte dei datori di lavoro, o almeno non necessariamente. A questo proposito, pubblichiamo uno spezzone di un articolo del Corriere della Sera del 19/06/2009 contenente l'intervista ad una ricercatrice dell'osservatorio sulla Gestione della diversità dell'Università Bocconi che ha collaborato alla stesura di una statistica sugli stipendi in Italia
    Contrordine, le donne non sono meno pagate degli uomini. Guadagnano un po' meno - un pizzico, uno zic, un qb - ma le discriminazioni vere sono un'altra cosa. Perché alla fine il taglio alle buste paga rosa si ferma al 2%. Soldi veri, è chiaro. Che potrebbero comprare un rossetto, un pannolino, un biglietto per il cinema in più. Ma pur sempre una penalizzazione più contenuta rispetto al meno 7% stimato dall'Istat nel 2007, al meno 17% valutato da Unioncamere nel 2008, al taglio dell'8,75% annunciato dall'Isfol nel 2009 o al meno 16% accertato, sempre quest'anno, dall'Eurispes.

    Quadri rosa più penalizzati

    La stima del meno 2% è dell'osservatorio sulla Gestione della diversità dell'Università Bocconi in collaborazione con Hay group. Lo studio completo sarà presentato martedì prossimo a Milano. «La novità è che non ci siamo fermati a valutare la differenza tra lo stipendio medio delle donne e quello degli uomini, ma siamo andati a vedere quanto guadagnano esattamente un uomo e una donna a parità di qualifica, mansione, inquadramento, anzianità di servizio», racconta Simona Cuomo, coordinatrice dell'Osservatorio.
    Ecco il risultato: le impiegate portano a casa, in media, l'1,9% in meno, i quadri rosa il 3,6%, le dirigenti il 3%. Il 2% è una media pesata tra tutte le categorie (tantissime le impiegate, una minoranza le dirigenti).

    Segregazione strisciante

    I discorsi sulle retribuzioni delle donne potrebbero finire qui. Con un semplice «il problema non esiste». «È vero, la nostra indagine ridimensiona la questione del divario retributivo legato al sesso. Ma nello stesso tempo mette il dito su un altro problema. Il problema, direi» puntualizza Cuomo «è che le donne sono inserite nel mercato del lavoro a livelli bassi. Sono soltanto il 13% dei dirigenti, per capirci. E poi si trovano nelle funzioni meno pagate, l'amministrazione per esempio». La prova? «Viene ancora dalle buste paga» puntualizza Cuomo «se si prende il monte delle retribuzioni femminili lorde (compresa la parte variabile) e lo si divide per il numero delle lavoratrici si scopre che, in media, gli stipendi delle donne sono più bassi del 25,2%. E questo perché le signore sono tutte concentrate nelle posizioni meno pagate».
    Il monte delle retribuzioni rosa è più basso del 25% rispetto a quello maschile dunque perché le signore sono concentrate nelle posizioni meno pagate, non perché sono pagate meno a parità di qualifica. In quel caso, il gap è insignificante. Questo per fornire una visione più realistica di quello che accade realmente. Il motivo potrebbe essere ad esempio che molte, dovendo accudire i figli, lavorano part-time e quindi guadagnano meno. Oppure che hanno una preparazione meno competitiva rispetto a quella dei maschi. Ma non è assolutamente vero che sono discriminate nel senso che guadagnano meno a parità di mansione come vorrebbero far credere i gruppi femministi. In questo senso, le norme in Italia come nel resto d'Europa garantiscono equità nelle retribuzioni, a prescindere dal sesso.

    martedì 25 maggio 2010

    Bugiarda seriale: un uomo si suicida, l'altro viene scagionato dopo un processo di 45 minuti

    Una bugiarda le cui false denunce di stupro hanno provocato il suicidio di un uomo ha riproposto le sue accuse nei confronti di un 27enne

    25 maggio 2010, UK - Le conseguenze delle false denunce della donna sono emerse dopo che il secondo uomo è stato scagionato dall'accusa di stupro da una giuria in soli 45 minuti, in un procedimento costato 30mila sterline. Ma nonostante sia ormai stata identificata dalla corte come una bugiarda seriale, il nome della 21enne non sarà mai svelato. Fonti legali dicono anche che molto poco probabilmente verrà perseguita per spergiuro.

    Olumide Fadayomi, 27, è stato arrestato e sottoposto a mesi di inferno carcerario e legale prima del processo tenutosi presso la Sheffield Crown Court, dove il calvario ha avuto finalmente termine. La giuria non ha creduto alla storia della donna e lo ha dichiarato non colpevole. Il giudice Patrick Robertshaw ha biasimato la procura per aver portato in tribunale un caso “che non avrebbe mai dovuto essere presentato a una corte per il solo fatto che una donna lo aveva chiesto”.

    “L'evidenza non prova, e non ha mai provato, lo stupro.” prosegue il giudice “L'unica motivazione addotta dalla procura a favore di questo procedimento è stata che la donna lo desiderava. Mi pare un po' poco. Ed è piuttosto stupefacente che queste decisioni siano prese da chi non ha la più vaga idea di quello che succede in una Corte della Corona”.

    Molti hanno pianto dopo aver saputo delle conseguenze prodotte dalle sue bugie su un altro uomo. Il giudice ha rivelato come 18 mesi prima la stessa donna avesse prodotto un'accusa di violenza sessuale nei confronti di una persona che per questo si è suicidata in carcere. Alla fine la denuncia non ha mai raggiunto il tribunale per mancanza assoluta di credibilità.

    Garantire l'anonimato

    Il nuovo governo di David Cameron intende reintrodurre l'anonimato per i violentatori fino alla sentenza di colpevolezza, onde evitare che la vita di persone innocenti possa essere irrimediabilmente rovinata da false accuse. Secca la replica di Women Against Rape che, attraverso la sua portavoce Ruth Hall, dichiara “Dovrebbero prestare più attenzione al 94% dei casi riportati che non finiscono in sentenze di colpevolezza [cosa che costituirebbe effettivamente un problema solo postulando che tutte le donne che producono false accuse dicono la verità ndr] piuttosto che a quelle poche che risultano false [anche se fossero effettivamente poche, non sarebbe un buon motivo per ignorare il problema ndr]. Tutto ciò supporta la tesi che le donne fanno solo false accuse [notare il rigore logico con la quale viene fatta quest'ultima affermazione ndr]”. Probabilmente la signora Hall, nel fare le sue esternazioni, dovrebbe cercare di liberarsi del preconcetto secondo cui la donna ha ragione a prescindere o sbaglio? Perché non garantire l'anonimato, nel rispetto del principio costituzionale della presunzione di innocenza fino a sentenza comminata, agli accusati di stupro? Forse perché si tratta dell'unica fattispecie di reato per cui vale la presunzione di colpevolezza, in base a cui si è colpevoli non appena se ne esce la poverina di turno con le sue accuse? Noi facciamo notare che il preconcetto è diffuso, molto diffuso anche tra procure, periti e giudici. Ed è per questo che a volte, qualcuno ci rimette la vita.

    martedì 18 maggio 2010

    La situazione in Spagna: la Legge Integrale sulla Violenza di Genere

    Bibiana Aído
    Riportiamo qui alcune testimonianze riguardanti l'attuale situazione in Spagna per quello che riguarda le accuse strumentali. Pare infatti che la nuova Legge Integrale sulla Violenza di Genere costituisca un vero e proprio abuso delle garanzie fondamentali che uno stato democratico dovrebbe fornire ai cittadini: numerosi arresti arbitrari senza alcun fondamento probatorio che non fossero le dichiarazioni di una presunta vittima sono stati infatti eseguiti come conseguenza di questa nuova normativa. Lo stesso dicasi per le condanne. Un sistema in cui si sarebbe trovato a suo agio il PM Pietro Forno e i suoi colleghi del CISMAI.

    Il giudice decano di Barcellona, Maria Sanahuja, dice: «la Legge Integrale sulla Violenza di Genere [varata dalla ministra per le pari opportunità (2008-attuale) Bibiana Aído, ndr] costituisce una disgustosa violazione dei diritti fondamentali in Spagna. Si è creata una specie di follia nella legge, che crea l'abuso, la distruzione dell'onere della prova durante il processo e l'assenza della presunzione d'innocenza». Il Giudice Francisco Serrano Castro aggiunge: «uomini sono stati arrestati per il solo fatto di essere uomini, dopo una denuncia di abuso. Quante donne sono state arrestate per falsa denuncia? Nessuna. In privato, i politici mi dicono che ho ragione, ma che non lo possono dire pubblicamente».

    giovedì 6 maggio 2010

    DDL Affido Condiviso Bis, parte 2

    (continua da...) Pure la sindrome da alienazione parentale viene aggredita, sottolineandone la peculiarità di non essere stata riconosciuta dalla comunità psichiatrica
    inventata e brandita in America dai movimenti dei padri separati e adottata in Italia come strumento di opposizione a qualunque denuncia di violenza da parte di donne e bambini. Praticamente accade che una donna che ha denunciato il suo ex marito per violenza rischia di perdere l'affido di suo figlio perché secondo la norma che vorrebbero introdurre questo costituirebbe un motivo di condizionamento del minore, come se il minore non fosse in grado di farsi una sua opinione ogni volta che vede suo padre picchiare la donna che l'ha partorito. Accade anche che se la donna sostiene il figlio che denuncia di aver subito una violenza da padre anche in questo caso rischia di perdere l'affido del bambino perché tacciata ancora di condizionamento del minore
    sarebbe comunque da leggere tutto l'articolo, per constatare a che punto l'arma del vittimismo viene sfoderata per mistificare la realtà. In pratica si adotta lo stratagemma di "analizzare" i provvedimenti legislativi solo ed esclusivamente dal punto di vista della donna vittima, presupponendo che la donna sia sempre e comunque una vittima (e l'uomo carnefice), per suscitare pietà e trainare a sé non solo il supporto delle "sorelle" ma anche quello di uomini dalla mente debole che si fanno condizionare da simili sentimentalismi. Il tutto a costituire una vera e propria truffa psicologica, che si somma a tutto il sistema costituito da statistiche e dati inventati di sana pianta e finalizzato all'acquisizione di ulteriori privilegi per loro stesse. Come giustamente osserva la ex presidente del GESEF
    Le donne fanno un uso spudorato della protezione accordata e dei vantaggi connessi, ma non ringraziano. Sanno benissimo che il vittimismo è un potere ricattatorio formidabile, perché occulto e inattaccabile e non nutrono alcun rispetto verso chi glielo cuce addosso per arraffare un potere manifesto. Sono del tutto consapevoli che quelli di cui godono non sono diritti e pari opportunità conquistati lealmente ma privilegi, ottenuti mistificando la realtà e sbaragliando il ‘NEMICO’ – l’intero genere maschile, con un’annosa campagna di demonizzazione e criminalizzazione spietata. A colpi di leggi, normative, giurisprudenza anticostituzionale che calpestano sistematicamente i diritti altrui

    martedì 27 aprile 2010

    DDL Affido Condiviso Bis, parte 1

    In questi giorni è in discussione al Senato la nuova norma sull'affido condiviso, che dovrebbe impedire definitivamente ai giudici di violare sistematicamente il diritto del padre a poter vedere i propri figli, calpestando la giurisprudenza attualmente vigente in materia. E già iniziano a moltiplicarsi le iniziative dei gruppi femministi. Qui ad esempio abbiamo trovato alcune tracce interessanti di quella che è una vera e propria truffa psicologica, basata sul discutere questioni di natura giuridica in maniera non obiettiva ma sfacciatamente soggettiva, come le vedrebbe una vittima della violenza, senza tenere minimamente conto dell'esistenza di individui che potrebbero approfittarsi di simili ipertutele come del resto già avviene sistematicamente e come questo blog evidenzia da un paio di mesi. Quello che vorrebbero (http://www.petizionionline.it/petizione/affido-condiviso-dei-minori-mai-al-genitore-violento/861) queste associazioni sarebbe vietare il diritto di un padre denunciato per violenza dalla ex-moglie di vedere i propri figli: abbiamo già discusso della pretestuosità di una simile iniziativa e di come questa scavalcherebbe l'autorità e le sentenze dei tribunali penali, che già dispongono dello strumento della misura cautelare per allontanare eventuali ex-mariti violenti qualora gli indizi a corredo della denuncia siano tali da giustificare un simile provvedimento, per cui passiamo ad analizzare le altre mistificazioni. Leggiamo ad esempio che
    la calendarizzazione di questo ddl [quello attualmente in discussione al senato ndr] è stata preceduta da una campagna meschina e vergognosa che mette in discussione i dati delle vittime di violenza sulle donne e sui bambini, che proclama la sempiterna innocenza dell'uomo, marito, padre, anche quando l'evidenza dimostra il contrario. Il ddl parte dunque [chissà come funziona il cervello di certe donne ndr] dal pregiudizio pesante che tutte le donne mentano a proposito di violenze subite dai mariti e che tutti i bambini mentano a proposito di violenze subite dai padri [...] Si rimette in discussione la questione del mantenimento per i figli che sgrava i padri di una responsabilità che sembrano non voler assolvere [sempre secondo loro ovviamente, eppure è tanto comodo prendersi l'affido insieme alla casa e agli assegni di mantenimento...]
    (no comment). Oppure
    il legislatore in questo caso diventa una sorta di locatario che pone le modalità di affitto, sorvegliando chi entra e chi esce, giudicando, ponendo un marchio di controllo sul corpo, sulle abitudini e sulla vita privata della donna, decidendo che lei non potrà avere relazioni di nessun tipo, che non potrà portare in quella casa nessun altro, pena la perdita dell'immobile e dell'affido. Una madre che non vorrà perdere il proprio figlio dovendo rinunciare ad esso per non sottrarlo al luogo nel quale è abituato a crescere sarà così obbligata alla castità per fare felice il suo ex marito
    la nuova proposta di legge impedirebbe infatti alle donne separate di sposarsi nuovamente e nel contempo di beneficiare dell'assegno di mantenimento da parte dell'ex coniuge; questo in primo luogo tiene conto del fatto che una volta risposatasi la donna gode del tenore di vita derivante dal nuovo matrimonio e dei beni del nuovo marito (e pertanto non ha alcun senso il mantenimento da parte del vecchio), e in secondo luogo le impedirebbe di adottare stratagemmi volti all'accumulo di mantenimenti multipli derivanti da ripetute procedure di divorzio. Per il resto anche qui evito di commentare. (continua...)

    martedì 16 marzo 2010

    Gli SMS della calunniatrice e un video lo salvano dal carcere

    Continuiamo a sostenere la tesi che difendersi dalle false accuse sta diventando sempre più difficile, a causa delle pressioni continuamente imposte dalle femministe che vorrebbero condanne al carcere senza processo né appello per chiunque venga denunciato per violenza sessuale (si veda a questo proposito anche il blog http://www.bambinicoraggiosi.com/?q=node/1841 della Lerici, dove il concetto non è espresso manifestatamente ma è comunque malcelato). A questo proposito, segnaliamo un articolo di ieri nel quale si racconta la vicenda di Anthony James Weatherman, 23enne dello Iowa incarcerato per una settimana con l'accusa di molestie mossagli contro dall'ennesima bugiarda rimasta anonima e che come al solito la farà franca.

    Il fatto risale al 6 settembre dello scorso anno. Ad una festa del Minnesota State University, Weatherman interviene per allontanare un uomo che stava importunando la ragazza che poi deciderà di denunciarlo per farlo finire in galera. Per sua fortuna, il ragazzo aveva salvato sul suo telefono cellulare messaggi della donna che a tutto avrebbero fatto pensare tranne che ad un'avvenuta molestia; a quanto pare però alla procura non sono bastate queste prove, visto che il 23enne è comunque stato arrestato e trattenuto per ben una settimana, prima che potesse racimolare i soldi della cauzione.

    Le accuse sono state archiviate solo quando è uscito fuori un video in cui veniva ripresa la molestia e che ha permesso al giovane di essere scagionato definitivamente. Ci chiediamo: cosa sarebbe successo se non avesse avuto questa fortuna? A che condanna sarebbe andato incontro? Di certo il fatto sarebbe andato a rimpinguare la casistica delle violenze sessuali che con tanta veemenza sbandierano le femministe.

    sabato 6 marzo 2010

    Le bugie di Roberta Lerici: fate attenzione a chi date i vostri voti

    Richiamo alla vostra attenzione il blog della signora Roberta Lerici (http://www.bambinicoraggiosi.com/?q=node/927). Questa donna non fa altro che segnalare notizie in cui ad un padre separato accusato di abusi sui figli viene concesso l'affido di questi ultimi. In sostanza si basa sull'associazione mentale che i decerebrati, cioè il 99% degli italiani, sviluppano appena leggono una notizia del genere: padre accusato di pedofilia → padre pedofilo → bambini affidati dallo stato ad un pedofilo. Probabilmente dovremmo ricordare alla signora Lerici alcune cose
    1. accusato di abusi senza sentenza definitiva passata in giudicato non implica necessariamente che le accuse siano vere
    2. anzi, è documentato che quattro denunce di abusi avanzate da donne contro gli ex mariti oppure contro i mariti in fase di separazione su cinque sono false, cioè non danno luogo a condanne; in sostanza sono pretesti usati per togliere agli uomini i loro figli e sovente anche le loro proprietà (soldi, casa, automobili etc.)
    3. tra tutte le denunce di pedofilia, stranamente l'80% sono depositate da donne in sede di divorzio e riguardano i loro compagni; questo per dare un'idea di quanto questo fenomeno sia diffuso
    fatte queste precisazioni, dovrebbe apparire chiara alle persone pensanti la mistificazione posta in atto da questa persona, la sua scorrettezza e la sua disonestà, caratteristica del resto di tutte queste fanatiche (soprattutto se si tratta di politiche in cerca di consensi). Ma la festa è finita.

    A questo proposito, voglio segnalare una proposta di legge avanzata poco tempo fa dalle donne dell'Italia dei Valori al Consiglio Regionale Toscano, riguardante il divieto di affido condiviso dei figli fino al terzo grado di giudizio (ovvero, in media, per sei anni) qualora la donna presenti alle autorità una denuncia per maltrattamenti sui medesimi da parte del padre (ignorando volutamente l'esistenza dello strumento della misura cautelare, che può essere spiccata dai giudici in presenza di gravi indizi a corredo della denuncia: si tratta in sostanza dell'ennesimo tentativo di scavalcare l'autorità dei tribunali). Pare dunque che si tratti di un tema che sta molto a cuore alle donne di questa fazione, Lerici compresa. Ma ormai abbiamo capito che si tratta dell'ennesimo tentativo posto in essere da questa categoria per ritagliarsi ancora più privilegi di quelli che già possiedono. Pensate: a una donna basterebbe depositare una falsa denuncia di abusi per allontanare definitivamente o quasi i figli dal marito. In effetti questo è quello che già fanno, ma la legge se dovesse essere approvata fornirebbe loro una garanzia totale, l'impossibilità da parte dei giudici di dare ragione all'uomo. Legherebbe di fatto le mani a quei pochi magistrati che, non facendosi condizionare da accuse non ancora passate in giudicato, fino ad oggi hanno valutato l'affido su parametri oggettivi e non sulla base di preconcetti o preferenze personali.

    giovedì 4 marzo 2010

    Ingiustizia è fatta: La storia vera di una madre a cui l'ex marito porta via la figlia


    Dall'abstract di un romanzo scritto da tale Gian Paolo Grattarola, tratto da una storia vera (cosa a cui ci sentiamo di credere)
    Una mamma giovane e piacente e una deliziosa bambina di quattro anni che sembra il suo ritratto in miniatura affrontano il rito della colazione e poi si immergono nel traffico romano, parlando allegramente di saggi di danza e feste di compleanno lungo la strada verso la scuola. Dopo aver accompagnato la figlia, la donna si reca in palestra per una corroborante sessione di spinning.

    Un quadro idilliaco che crolla poco dopo al suono del cellulare: a chiamare Karen due assistenti sociali, che la invitano a presentarsi alla scuola di Charlotte con la massima urgenza, c'è da dare applicazione a un decreto del Tribunale dei minori che ha affidato la bambina alla custodia del padre Manlio, un influente medico in là con gli anni.

    Karen crolla in un istante nella più profonda costernazione: come è possibile che la legge abbia stabilito che a occuparsi di sua figlia sia un uomo sul quale pende un denuncia per abusi sessuali nei confronti di Charlotte, un uomo che non ha mai voluto una figlia e che ha prima ostacolato e poi ignorato la sua gravidanza, un uomo che fino a poco tempo prima a malapena aveva interesse a che la piccola Charlotte esistesse? Per Karen è l'occasione per ricordare tutte le tappe della sua dolorosa vicenda giudiziaria, sentimentale e umana...
    si, denuncia fatta da chi? Dovrebbe suscitare clamore questa cosa, simpatia istintiva nei confronti della madre? Noi sappiamo bene in realtà di che persona si tratta: di una calunniatrice, una delle tante. L'ennesima bugiarda. Eppure l'autore si presenta come un cittadino sdegnato da una vicenda in cui la donna è vittima di una palese ingiustizia. L'opera dovrebbe essere una testimonianza civile, dice. Certo, l'ennesima testimonianza dell'ebetismo e del pregiudizio in cui ormai è caduta la nostra società.

    Fonte

    • Blog (http://www.bambinicoraggiosi.com/?q=node/1860) di Roberta Lerici

    Le bugie del femminismo

    «Ripetete una bugia cento, mille, un milione di volte e diventerà una verità» — Joseph Goebbels
    Si tratta di un'affermazione che ha fatto scuola, in molti ambiti. Uno di questi, è quello del femminismo. Diffondere dati del tutto ingiustificati, strampalati e spesso ben al di là della sfacciataggine (il 33% delle donne italiane ha subito uno stupro almeno una volta nella vita, una donna guadagna in media il 34% in meno di un uomo a parità di qualifica nonostante abbia il 78% di preparazione in più etc.) ormai è diventata una moda e un'abitudine. Dati falsi e strumentali a sostenere la loro causa e la loro scalata verso i vertici della società, approfittandosi della faciloneria dei cosiddetti "uomini che stanno dalla parte delle donne" oppure più semplicemente puntando sulla loro avvenenza e sul loro corpo per trarre i favori più disparati. Si perché questi esserini (le femministe, of course) in realtà sono subdoli, scaltri ed arrivisti, e non si fanno alcuno scrupolo per ritagliarsi tutti quei privilegi a cui credono di avere diritto. E da questo è nato tutto quel sistema di favori, menzogne e racomandazioni che caratterizza l'universo femminile e le sue relazioni con il resto del mondo.

    Anni fa è stata sancita la loro uguaglianza rispetto all'uomo, ma al giorno d'oggi si sta assistendo a quel fenomeno che può essere sintetizzato dalla celebre frase «dai loro il dito, e si prendono il braccio».

    Riferimenti

    Collegamenti esterni

    giovedì 25 febbraio 2010

    Da un articolo accademico

    Riporto alcuni passi tratti da un articolo accademico dell'università di Princeton curato da Katie Rodriguez , Avital Ludomirsky, Amanda Yamasaki e Jillian Hewitt (krodrigu@princeton.edu, aludomir@princeton.edu, yamasaki@princeton.edu e jhewitt@princeton.edu i loro indirizzi e-mail)
    With regard to Neagu’s assumption that it is easy for women to report sexual assaults, we would like to point out that among college women, less than 5 percent of sexual assaults are reported. Moreover, only 2–3 percent of these reports are false, a percentage on par with the statistics on false reports of burglary or grand theft auto. With these numbers in mind, it is imperative to believe someone who reports a sexual assault
    di seguito la traduzione in italiano
    Relativamente alla tesi di Iulia Neagu (blogger sul sito dell'università, ndr) secondo cui è facile per le donne denunciare le violenze sessuali, vorremmo ricordare che tra le universitarie meno del 5 percento degli abusi sono denunciati (si tratta di un ritornello a quante pare molto in voga tra le femministe, naturalmente non supportato da alcuna fonte attendibile che non siano loro stesse, ndr). Inoltre solo il 2-3 percento di queste accuse risultano false (cioè sono state acclarate come fasulle dalla polizia, ndr), una percentuale in linea con le false denunce di furto con scasso o furto di automobili (dati anche questi non supportati da nessuna fonte ma tirati in ballo probabilmente in maniera del tutto casuale a "supporto" della tesi propugnata dall'articolo). Con questi numeri in mente, riteniamo sia imperativo da parte delle autorità credere sulla fiducia a tutte le donne che denunciano violenze sessuali
    Fonte: The Daily Princetonian