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sabato 13 novembre 2010

Il diario segreto di una calunniatrice

Un uomo, Nathaniel Lewis, è stato riconosciuto innocente e risarcito per 5 anni di carcere quando il diario segreto della donna che lo aveva fatto condannare per stupro con la sua sola parola è finito su internet e all’attenzione dei giudici. Esso recita
Mi sento un po’ in colpa per averlo fatto incarcerare, ma la sua mancanza di rispetto per le donne è terribile. Ricordo quanto poco ci rispettava… pensa che le donne siano oggetti sessuali. È un tale imbroglione. Voleva Holly e me mentre era fidanzato. L’ho accusato perché era la goccia che ha fatto traboccare il vaso. E perché ho sempre voluto qualcosa di forte nella mia vita. Altrimenti mi annoio. Bisogna cambiare, sono stanca di uomini che si approfittano di me… e di me che gliela do. Non sono una ninfomane come tutti pensano. Non sono abbastanza forte da dire di no. Sono stanca di essere una puttana. Basta.

Ieri sono andata da due avvocate per denunciarlo civilmente. So che è sbagliato, ma che altro posso fare? Normalmente non sono una persona cattiva, ma mi ha fatto arrabbiare. Se sono vendicativa, peggio per lui. Probabilmente mi sentirò in colpa, un giorno.

Parlando di soldi, lo denuncio. Ho bisogno disperato di soldi. La mia coscienza mi ha impedito di farlo, ma devo pagare un debito e farò quello che serve.
Ringrazio nazifemminismo.info per la traduzione.

lunedì 8 novembre 2010

Falsa violenza sessuale in Louisiana

Il 23 settembre l'ufficio dello sceriffo di Calcasieu arresta il 19enne Tyler J. Leger, 711 Murbelle Rd., Lake Charles, per il presunto stupro di una studentessa di McNeese occorso la notte precedente. Il giovane viene così associato al Centro Correzionale di Calcasieu; il giudice Michael Canaday fissa per lui una cauzione di 750mila dollari.

Dopo l'arresto di Leger, i detective acquisiscono altre informazioni interrogando diversi testimoni; il Procuratore Distrettuale, dopo aver preso atto di tali testimonianze, decide il giorno 19 ottobre per il rilascio immediato del ragazzo dal carcere in cui si trovava ancora dopo quasi un mese. Il giorno successivo, la studentessa ammette di essersi inventata la storia della violenza sessuale; viene per questo arrestata e rilasciata subito dopo su cauzione.

Fonte: The Examiner

giovedì 30 settembre 2010

Accusato di stupro da un'ubriaca, esce dal carcere dopo l'archiviazione del fascicolo a suo carico

San Rafael, California. 30 settembre 2010 — Un 56enne californiano, Roy Anthony Herndon, è stato rilasciato dal carcere dopo che la procura distrettuale ha archiviato le accuse a suo carico. Era stato indagato per stupro, molestia e rapimento: si trovava in custodia con una cauzione di $500,000.

L'accusatrice, una donna di cui non sono note le generalità, è stata ritenuta inattendibile; l'ufficio della pubblica difesa ha rilasciato alcune dichiarazioni secondo cui la signora sarebbe stata ubriaca al momento della presunta aggressione.

Non è una novità il fatto che la polizia prenda talvolta provvedimenti cautelari basandosi solo sulla testimonianza di una donna, per lo più chiaramente inattendibile: se ne era parlato in precedenza a proposito di una scozzese.

Presunzione di colpevolezza: la parola alle associazioni americane contro la violenza di genere

Da un'indagine sulla violenza di genere è emerso che negli Usa solo il 5% dei presunti stupratori sono riconosciuti colpevoli. Il fatto è stato denunciato da Eleanor Smeal, presidente della Feminist Majority Foundation. «Riassumendo, 15 stupratori su 16 restano liberi» ha sottolineato l'associazione Rape, Abuse and Incest National Network. Ora noi ci chiediamo: se siete così sicuri che quelle 15 persone accusate per stupro siano effettivamente dei violentatori, a cosa servirebbero i processi? Insomma, voi vorreste condannare tutti quelli che vengono denunciati, se abbiamo capito bene. Evidentemente, quegli uomini se sono stati assolti un motivo ci sarà: è perché non sono stupratori, o perché non ci sono le prove per affermare che lo sono effettivamente. Nonostante ciò, voi li chiamate stupratori, per il solo fatto che sono stati denunciati o processati per violenza sessuale. Ma non sapete che il 41% delle denunce nel vostro paese sono state acclarate essere fasulle?

Voi ritenete grave il fatto che 15 "stupratori" su 16 restino liberi? Anche noi lo riteniamo grave, ma razionalmente per un motivo ben diverso dal vostro, puramente pretestuoso e finalizzato ad attirare illecitamente fondi pubblici all'interno delle associazioni contro la violenza di genere: riteniamo estremamente grave che tutta quella gente finisca a processo sulla base della sola parola di una donna, magari (come spesso avviene) dopo un lungo periodo di carcerazione preventiva.

lunedì 27 settembre 2010

Donne e legislazione penale

Da [1], riguardo la situazione negli Stati Uniti per quello che riguarda gli omicidi dei figli
Nel 68% dei casi le donne finiscono in ospedale mentre solo il 27% scontano una pena detentiva in carcere. Per i padri figlicidi la situazione sembra essere invertita, visto che solo il 14% viene inviato in manicomio contro un 72% che viene imprigionato o addirittura condannato a morte.
Marks e Krumar dall’analisi del loro campione rilevano che le madri vengono mandate in carcere meno frequentemente rispetto ai padri, pur avendo commesso lo stesso reato di figlicidio. Secondo gli autori la motivazione potrebbe essere la percezione che i padri facciano uso di metodi più violenti per commettere il reato. Le percentuali sono 84% dei padri e 19% delle madri che vengono puniti con il carcere per il reato commesso. I campioni analizzati da D’Orban e Cheung parlano di percentuali ancora più basse, attorno al 10%, di donne in carcere in seguito a figlicidio, la maggior parte ottiene la libertà condizionale o va in ospedale psichiatrico.
Anche un altro studioso della Sydney University, Andrei Wilczynsky, sostiene che la giustizia criminale tratta molto diversamente, in ogni fase del processo, le madri che uccidono i loro bambini dai padri che commettono il medesimo reato, seguendo il principio che i padri sarebbero “cattivi” e “normali” mentre le madri sarebbero “matte” ed “anormali”.
sintetizzando, il motivo per cui interviene il pietismo giudiziario ad assolvere le figlicide, e in generale le donne colpevoli di un qualsivoglia reato, dovrebbe essere la visione distorta che si ha dell'immagine femminile, rispondente sempre allo stereotipo della donna angelo tipico della cultura romantica dell'800. Non si tiene minimamente conto del fatto che l'individuo femminile è ormai diventato irrimediabilmente profittatore, a causa delle leggi ad essa favorevoli e ai comportamenti dei magistrati funzionali a giustificare ogni suo atto: false accuse (anche quando vengono scoperte), divorzi predatori, reati contro la persona nei quali la colpevole viene sempre vista come "martire" di qualcosa o qualcuno, e giustificata. Contrariamente all'uomo, che invece viene sempre visto come il colpevole per eccellenza e condannato a pene ordini di grandezza più dure. Naturalmente è il sistema di pregiudizi ad essere sbagliato; oppure, se lo si vuole accettare, lo si dichiari apertamente e senza ipocrisie. Noi riteniamo giusto, se non è possibile cambiare questo stato di cose, almeno diffondere e ufficializzare la verità, nei limiti del possibile, per evitare almeno che si continui ad affermare con sfacciataggine che la donna è discriminata in tutti i campi. Quando in ambito giudiziario avviene esattamente l'inverso.

Bibliografia

  • [1] Alessandra Bramante, Fare e disfare... dall'amore alla distruttività. Il figlicidio materno, cap. VI, Ricerca Criminologica. Ed. Aracne, 2005

lunedì 13 settembre 2010

Ha mandato in carcere quattro ragazzi, ma non ha neanche messo piede in tribunale

13 settembre 2009, Hofstra - Esattamente un anno fa, una studentessa dell'Università americana di Hofstra, Danmell Ndonye, accusava quattro ragazzi di averla legata e stuprata. Solo un filmato che riprendeva l'accaduto e che dimostrava la falsità della dichiarazione è riuscito a salvare i giovani da una condanna certa. I quattro infatti sono stati prontamente arrestati e rilasciati solo due giorni dopo, una volta che la verità è stata accertata. La verità era che la Ndonye aveva litigato con il suo ragazzo e che per consolarsi si era portata a letto Kevin Taveras e altri tre uomini; dopodiché, come spesso avviene, si era pentita ed è andata alla polizia a denunciare la falsa violenza.

I quattro sono stati prontamente arrestati sulla fiducia; uno di essi è stato sospeso dall'Università. In quanto presunti stupratori, hanno ricevuto in carcere sevizie e maltrattamenti per ben due giorni. Noi ci chiediamo quanti innocenti si sono trovati in questa situazione per molto più tempo, non avendo potuto contare su prove che li scagionavano visto che, a quanto pare, per questo genere di reati vale la presunzione di colpevolezza.

La donna tuttavia non è stata perseguita; insomma, l'ha fatta franca come al solito. La procuratrice Kathleen Rice ha deciso di non portare il caso in tribunale con la solita scusa dell'instabilità mentale (verrebbe da dire: tra donne...).

giovedì 2 settembre 2010

Accusa falsamente un uomo di stupro che trascorre quasi un anno in carcere: non sarà perseguita

3 agosto 2010, Rosemont (Illinois) - Un altro caso di false accuse che ha portato in carcere una persona innocente. Daimon C. Parrish aveva conosciuto la sua accusatrice, un modella di 20 anni rimasta anonima, su modelmayhem.com, prima di essere denunciato, il 21 dicembre dello scorso anno, per una violenza sessuale mai occorsa. Il 26 dicembre è stato incarcerato, per essere rilasciato solo in agosto dopo che la difesa dell'uomo ha portato in tribunale una prova decisiva che ha costretto la procura, rappresentata dall'assistente distrettuale Samantha Cauffman, a chiedere l'assoluzione per Parrish
Noi siamo qui per far condannare chi commette crimini, non le persone innocenti
ha dichiarato la Cauffman. Nonostante ciò, l'uomo ha trascorso quasi un anno in carcere su richiesta della procuratrice, che ha infine aggiunto
non perseguiremo la ventenne per calunnia, date le singolari circostanze che ruotano intorno al caso

giovedì 22 luglio 2010

Ulteriore riduzione di pena per Lindsay Lohan

Vi avevamo precedentemente detto che Lindsay Lohan, dei 90 giorni di carcere da scontare per aver violato il suo programma di riabilitazione, ne avrebbe scontati solo 23 in quanto donna: di oggi la notizia che la pena si è ulteriormente ridotta, precisamente a 14 giorni. Comodo essere femmina negli Stati Uniti: considerata l'entità dello sconto (84%), se la Lohan fosse stata condannata a 10 anni per omicidio avrebbe dovuto passare in galera solo 1 anno e 6 mesi.

In passato, la Lohan era stata condannata ad un giorno di carcere per guida in stato di ebbrezza: ci è rimasta solo 84 minuti.

mercoledì 7 luglio 2010

Privilegi per le donne negli Stati Uniti

7 luglio 2010 - Dapprima sbalordita, poi come ferita, poi ancora la disperazione: nel giro di pochi secondi, questo il comportamento di Lindsay Lohan in aula. L'attrice e cantante era arrivata presso un tribunale di Los Angeles confidando che il giudice avrebbe chiuso un occhio su qualche sua piccola variazione al programma di recupero impostole dopo una sentenza del 2007. Ma la Superior Court, dopo aver sentito i responsabili di un centro di trattamento anti-alcolico presso il quale LiLo avrebbe dovuto fare capo, non ha voluto sentire altre scuse. "Ho cercato di fare del mio meglio per andarci", aveva detto la Lohan. Il giudice però non ha ritenuto sincera la giustificazione e ha condannato Lindsay a 90 giorni di carcere. LiLo ha tempo fino al 20 luglio per prepararsi e mettere a posto i suoi affari, poi sarà chiusa in cella. La 24enne, che non si attendeva un risvolto del genere, come detto è rimasta dapprima sbalordita e poi si è messa a piangere. Tuttavia, come ha spiegato Steve Whitmore del tribunale ad un reporter di TMZ, le donne condannate in una situazione simile a quella di Lindsay solitamente trascorrono dietro le sbarre non più del 25% del termine carcerario; se così fosse, la donna dovrebbe trascorrere in prigione soli 23 giorni.

venerdì 2 luglio 2010

Ancora false accuse di violenza sessuale

1 luglio 2010, Arizona - Una donna di Surprise è stata denunciata per aver falsamente accusato l'ex ragazzo di averla rapita e stuprata; nella vicenda, coinvolte anche due amiche della donna, che avrebbero corroborato la sua versione dei fatti, poi risultata falsa. L'uomo è stato arrestato e poi rilasciato dopo che la polizia ha verificato l'inattendibilità della versione della donna.

martedì 15 giugno 2010

False accuse per guadagnare l'affido dei figli

3 maggio 2010, North Platte (Nebraska) - Una 25enne ha falsamente accusato di violenza sessuale il padre dei suoi figli, l'ex marito Brad McCartney, che per questo è stato prontamente arrestato e rilasciato solo dopo che la polizia ebbe confermato la falsità della denuncia (come al solito). Le prove deriverebbero da un'intercettazione telefonica: la donna avrebbe avanzato le accuse per avvantaggiarsi nel procedimento legale di affidamento dei figli.

venerdì 11 giugno 2010

Falsifica perizie in numerosi procedimenti per violenza sessuale: infermiera indagata

8 giugno 2010, Pennsylvania - Un'infermiera forense è accusata di aver falsificato numerose prove relative a violenze sessuali. Almeno 11 le persone indagate per violenza sessuale sulla base delle cartelle da lei redatte e poi accertate come fasulle; gli esperti hanno rilevato "evidenze inesistenti o ingiurie sostanzialmente sovrastimate" in tutti gli 11 i casi.

L'ufficio del procuratore distrettuale ha identificato più di 20 persone che sono state condannate per stupro in procedimenti che hanno fatto uso dei dati redatti dalla donna perito.

sabato 5 giugno 2010

Negli Stati Uniti, il 41% delle denunce per stupro sono false

Uno studio condotto dal professor Eugene Kanin della Purdue University ha evidenziato che, basandosi esclusivamente sulle dichiarazioni delle presunte vittime che hanno successivamente ritrattato le accuse, il 41% delle denunce di violenza sessuale negli Stati Uniti sono false.

Mentre il presunto colpevole viene sempre arrestato dopo una breve indagine, e il suo nome diffuso sui giornali spesso a livello nazionale, per quello che riguarda la presunta vittima
  • l'identità non viene rivelata quasi mai neanche dopo la ritrattazione
  • in molti casi la procura rinuncia a perseguire l'accusa di false dichiarazioni
a questo aggiungiamo che, come dimostrano le notizie su questo blog, nei rimanenti casi il procedimento contro chi calunnia si conclude con un nulla di fatto o al massimo con una sentenza di libertà condizionata allo svolgimento di poche ore di lavoro socialmente utile.

sabato 15 maggio 2010

Ancora un falso stupro

Laurel Bay, Stati Uniti - Per più di due mesi, il Servizio Investigativo Criminale della Marina ha investigato sul presunto stupro di una donna nella sua casa di Laurel Bay, occorso il 2 febbraio, arrestando un marine che è stato poi rilasciato dopo un mese di detenzione una volta appurato che le dichiarazioni della donna erano false.

L'uomo è stato ristretto tre giorni dopo la dichiarazione da parte della donna, rimasta anonima, e accusato di violenza sessuale e violazione di domicilio. Il marine è rimasto detenuto per più di un mese, e rilasciato solo quando le prove del DNA prelevate dalla scena del presunto stupro hanno dato riscontro negativo. Di nuovo, un arresto è stato fatto solo sulla base delle dichiarazioni di una donna e solo dopo un fortuito riscontro negativo è stato possibile scagionare un uomo da accuse infondate. Presunzione di colpevolezza.

Il caso è stato passato alla procura distrettuale, che valuterà se perseguire la donna per aver fornito false dichiarazioni.

lunedì 26 aprile 2010

Scagionato dall'accusa di stupro

26 Marzo 2010 - Jonathan Burdette è stato scagionato dall'accusa di stupro avanzata nei suoi confronti da una donna rimasta anonima. L'uomo era stato arrestato a gennaio con l'accusa di violenza domestica, violenza sessuale e rapimento.

La donna aveva chiesto a Burdette di fargli il bucato e di preparargli la cena, così gli ha lasciato le chiavi della casa. La presunta vittima ha dichiarato alle autorità che l'uomo l'aveva violentata la prima notte. Tuttavia, dopo il presunto stupro, la signora continuava ad incontrare Burdette per pranzo, gli permetteva di rimanere a casa dopo cena e andava a passeggio con lui.

giovedì 22 aprile 2010

Assolto dal giudice, la Nfl lo condanna

22 Aprile 2010 - Ben Roethlisberger, quarterback degli Steelers, è stato sospeso per sei partite dalla lega americana per aver arrecato danno all'immagine del movimento. Il giocatore era stato scagionato dall'accusa di stupro.

In altri e ben più importanti settori della vita pubblica dovrebbero prendere spunto dall'autonomia della National Football League. E guardare alla punizione inflitta al grande quarterback degli Steelers. È accaduto - e non è la prima volta - che i vertici della Nfl non si siano minimamente assuefatti alle decisioni di polizia e magistratura in una spinosa vicenda che coinvolge un asso della palla ovale ma, piuttosto, abbiano deciso secondo loro parametri. Di più: in senso diametralmente opposto a quanto stabilito da toghe e agenti. Dunque, Ben Roethlisberger, sospettato per la seconda volta in pochi anni di stupro, è stato, per la seconda volta in pochi anni, assolto da investigatori e inquirenti. Ma qui è arrivata la scure della Nfl. Che lo ha sospeso per sei partite, causandogli un danno da 2,8 milioni di dollari.

lunedì 12 aprile 2010

Accusa ingiustamente un uomo di stupro e lo fa arrestare: la procura non la persegue

Coos Bay, Oregon. 9 aprile 2010 - La motivazione: secondo il procuratore Paul Frasier sarebbe molto difficile ottenere una condanna per la 18enne.

La ragazza, rimasta anonima, aveva falsamente accusato Jason Pallasch di averla violentata, salvo poi ritrattare la propria versione diverso tempo dopo. L'uomo nel frattempo è stato arrestato. Solo dopo che la giovane ha testimoniato in tribunale di essersi inventata tutto, Pallasch è stato rilasciato.

La procura ha dichiarato che sarebbe molto difficile ottenere una condanna per la 18enne, perché un'eventuale sentenza di colpevolezza richiederebbe di dimostrare che nessuno stupro è avvenuto, a prescindere dalla testimonianza (in base al ben noto principio della presunzione di innocenza, che viene tirato fuori solo quando fa comodo). Testimonianza che però a quanto pare sarebbe stata utilissima a far condannare una persona per violenza sessuale, e che di sicuro è stata sufficiente a farla arrestare: in quel caso, gli inquirenti non hanno dovuto dimostrare che lo stupro è avvenuto perché per gli uomini, contrariamente alle donne, vale il principio della presunzione di colpevolezza. Cioè sono colpevoli fino a prova contraria. In altri termini, non si capisce bene per quale motivo la testimonianza della calunniatrice dovrebbe essere considerata inattendibile in un processo contro di lei e attendibile invece in un procedimento contro un uomo: contraddizione che si risolve solo postulando che non tutte le persone sono uguali, che la legge non è uguale per tutti, che per le donne vige il regime di impunità totale.

Signori, ricordatevi, che tutto ciò potrebbe accadere anche a voi.

martedì 6 aprile 2010

Anche all'estero i giudici non si smentiscono

Tanto per rimanere in tema di vaginate, segnaliamo alcuni casi accaduti negli Stati Uniti e riguardanti donne colpevoli di vari reati ma condannate a pene ridicole se non addirittura inesistenti
  • Debra Lafave: insegnante accusata di stupro nei confronti di un minore, assolta essendosi la procura rifiutata di far testimoniare la vittima della violenza (dunque per un "cavillo")
  • Louise Woodward: babysitter rea di aver fracassato il cranio del bambino che accudiva come forma di vendetta nei confronti dei genitori con i quali aveva litigato. Condannata a pochi mesi di carcere con la formula time served
  • Dalia Dippolito: commissiona l'uccisione del marito per prendergli la casa e i soldi. Purtroppo per lei il killer era in realtà un agente in incognito. Arrestata e subito messa ai domiciliari solo per il fatto che l'omicidio non è mai stato realmente eseguito. Nel video che vedete sotto, la polizia la inganna informandola che l'uomo è stato ucciso: meriterebbe un Oscar per la recitazione


  • anonima texana giudicata colpevole di aver picchiato selvaggiamente, insieme al marito, la figlia di appena 19 mesi mandandola in ospedale con diverse fratture. L'uomo è stato condannato a 15 anni, mentre alla donna è stata concessa la libertà vigilata, con la condizionale di non fare più figli: la signora ha accettato subito l'offerta del giudice, che in Texas hanno ampi poteri nello stabilire le condizioni di una libertà vigilata

martedì 16 marzo 2010

Gli SMS della calunniatrice e un video lo salvano dal carcere

Continuiamo a sostenere la tesi che difendersi dalle false accuse sta diventando sempre più difficile, a causa delle pressioni continuamente imposte dalle femministe che vorrebbero condanne al carcere senza processo né appello per chiunque venga denunciato per violenza sessuale (si veda a questo proposito anche il blog http://www.bambinicoraggiosi.com/?q=node/1841 della Lerici, dove il concetto non è espresso manifestatamente ma è comunque malcelato). A questo proposito, segnaliamo un articolo di ieri nel quale si racconta la vicenda di Anthony James Weatherman, 23enne dello Iowa incarcerato per una settimana con l'accusa di molestie mossagli contro dall'ennesima bugiarda rimasta anonima e che come al solito la farà franca.

Il fatto risale al 6 settembre dello scorso anno. Ad una festa del Minnesota State University, Weatherman interviene per allontanare un uomo che stava importunando la ragazza che poi deciderà di denunciarlo per farlo finire in galera. Per sua fortuna, il ragazzo aveva salvato sul suo telefono cellulare messaggi della donna che a tutto avrebbero fatto pensare tranne che ad un'avvenuta molestia; a quanto pare però alla procura non sono bastate queste prove, visto che il 23enne è comunque stato arrestato e trattenuto per ben una settimana, prima che potesse racimolare i soldi della cauzione.

Le accuse sono state archiviate solo quando è uscito fuori un video in cui veniva ripresa la molestia e che ha permesso al giovane di essere scagionato definitivamente. Ci chiediamo: cosa sarebbe successo se non avesse avuto questa fortuna? A che condanna sarebbe andato incontro? Di certo il fatto sarebbe andato a rimpinguare la casistica delle violenze sessuali che con tanta veemenza sbandierano le femministe.

giovedì 25 febbraio 2010

Da un articolo accademico

Riporto alcuni passi tratti da un articolo accademico dell'università di Princeton curato da Katie Rodriguez , Avital Ludomirsky, Amanda Yamasaki e Jillian Hewitt (krodrigu@princeton.edu, aludomir@princeton.edu, yamasaki@princeton.edu e jhewitt@princeton.edu i loro indirizzi e-mail)
With regard to Neagu’s assumption that it is easy for women to report sexual assaults, we would like to point out that among college women, less than 5 percent of sexual assaults are reported. Moreover, only 2–3 percent of these reports are false, a percentage on par with the statistics on false reports of burglary or grand theft auto. With these numbers in mind, it is imperative to believe someone who reports a sexual assault
di seguito la traduzione in italiano
Relativamente alla tesi di Iulia Neagu (blogger sul sito dell'università, ndr) secondo cui è facile per le donne denunciare le violenze sessuali, vorremmo ricordare che tra le universitarie meno del 5 percento degli abusi sono denunciati (si tratta di un ritornello a quante pare molto in voga tra le femministe, naturalmente non supportato da alcuna fonte attendibile che non siano loro stesse, ndr). Inoltre solo il 2-3 percento di queste accuse risultano false (cioè sono state acclarate come fasulle dalla polizia, ndr), una percentuale in linea con le false denunce di furto con scasso o furto di automobili (dati anche questi non supportati da nessuna fonte ma tirati in ballo probabilmente in maniera del tutto casuale a "supporto" della tesi propugnata dall'articolo). Con questi numeri in mente, riteniamo sia imperativo da parte delle autorità credere sulla fiducia a tutte le donne che denunciano violenze sessuali
Fonte: The Daily Princetonian