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giovedì 11 novembre 2010

Contea del Wiltshire, Inghilterra: ancora falsi stupri

10 ottobre 2010, Trowbridge — Una 36enne ha evitato il processo a suo carico per aver falsamente accusato un uomo di stupro. Mr Callow è stato arrestato e ha dovuto trascorrere una giornata in carcere prima di essere rilasciato su cauzione e prima ancora di essere completamente scagionato.

mercoledì 10 novembre 2010

Nuovo blog sul sessismo giudiziario

Probabilmente avrete fatto casi a diversi off topic riguardanti casi di sessismo giudiziario: tanto per fare un po' d'ordine, ho aperto un nuovo blog in cui pubblicare i nuovi post, che quindi non saranno più postati qui. Iscrivetevi se siete interessati, mi raccomando.

L'elenco degli OT si trova nella categoria denominata “Sessismo giudiziario”.

domenica 7 novembre 2010

Arresti domiciliari riservati alle donne, seconda parte

Per la serie "gli screenshot di Google news", inaugurata con questo post relativo al reato di tentato omicidio, vi proponiamo questo altro shot riguardante però il reato di estorsione (link: 1, 2, 3)


di norma, essendo l'estorsore considerato un individuo pericoloso, viene disposta la custodia in carcere. Un esempio è questo in cui, nonostante sia stata una donna ad aver eseguito l'atto materiale dell'estorsione, i carabinieri hanno arrestato e portato in carcere per concorso solo il marito; alla moglie naturalmente sono stati concessi i domiciliari.

Arresti domiciliari riservati alle donne: il vagina pass per i reati di omicidio

Vi avevamo già segnalato il caso di due donne messe ai domiciliari per tentato omicidio, Chiara Cortese Pellin e Federica Bellone; ne abbiamo trovato un altro. Il tutto è riassunto in uno screenshot di Google News


non ci sono casi di uomini messi ai domiciliari per questa fattispecie di reato. Il motivo è semplice: trattandosi di un crimine molto grave, viene sempre imposta la misura restrittiva del carcere. Esempi (tutti coinvolgenti uomini naturalmente): 1, 2, 3, 4. Per ciascuno di essi il giudice ha confermato l'arresto in carcere.

sabato 6 novembre 2010

Paullo, romena denunciata per tentata estorsione

5 novembre 2010 — I carabinieri di Paullo hanno denunciato una rumena colpevole di aver tentato l'estorsione di 3mila euro ad un uomo italiano. Alla base del ricatto della donna, una falsa denuncia di pedofilia: «pagami o dico alla polizia che hai molestato mia figlia». L'italiano, coinvolto suo malgrado in questa difficile situazione, è riuscito però immediatamente a rivolgersi ai carabinieri per raccontare l'accaduto e il ricatto che stava subendo.

La rumena non è stata neanche arrestata perché incinta. A questo proposito ricordiamo che l'arresto per estorsione è obbligatorio: un esempio è questo in cui un uomo è stato portato in carcere per aver estorto 340 euro (alla compagna, coinvolta in egual misura, in quanto donna sono stati concessi gli arresti domiciliari).

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giovedì 4 novembre 2010

Le femministe non parlano mai delle donne assassine

Abbiamo reperito, su un blog gestito da femministe il cui obiettivo è la criminalizzazione del maschio in quanto tale attraverso la pubblicazione di singoli episodi in cui il carnefice è uomo e la vittima è donna, un interessante articolo riguardante un 66enne reo di aver ucciso a martellate la moglie affetta da disturbi psichici ed attualmente in carcere (vi forniamo il link da copiaincollare sulla barra degli indirizzi del vostro browser, http://femminismo-a-sud.noblogs.org/post/2010/11/04/se-non-sei-efficiente-ti-ammazzo-per-il-tuo-bene/). Nello strenuo tentativo di convincere il lettore di quanto gli uomini (tutti) siano dei criminali che sfruttano le donne e che le uccidono quando non servono loro più, come evidenziato da frasi quali «Sono davvero tanti gli uomini che decidono di praticare questa particolare forma di – chiamiamola – eutanasia imposta che sembra più una pena di morte. E l’atteggiamento verso questi uomini che sfuggono alle responsabilità e alle difficoltà familiari mettendo fine alla vita della loro moglie è giudicato sulla base di modelli arcaici di relazione familiare» oppure «Una specie di rottamazione di femmine che l’uomo, nella sua grandezza e maestosità virile, non può certo sopportare se non sono perfettamente calibrate alla funzione di serve, badanti, balie, cameriere», e di come le donne (tutte) siano al contrario le innocenti vittime di questo crudele sistema maschilista, le nostre ci pongono un interrogativo
Avete mai letto di donne che accoppano i mariti petulanti, malati, disabili, schizzati, completamente folli? Noi no. E quando tentano di mollarne uno vengono ammazzate. Semmai fosse accaduto siamo comunque certe che ci siamo perse articoloni di giornale in cui alle donne veniva imputata la scarsa pietà, la irresponsabilità nel ruolo di cura, l’egoismo, l’incapacità di empatia.
Avremmo visto giornate intere di trasmissioni pomeridiane dal titolo “le donne non sono più quelle di una volta” oppure “le donne non sanno più amare” e altre idiozie del genere.
eppure noi non abbiamo visto nessun articolone di giornale, nessuna trasmissione pomeridiana a dar voce alla vicenda di Loretta Santinello che, come vi avevamo raccontato, si è permessa di interrompere la vita del marito 100% invalido ed alcolista del quale evidentemente non aveva più voglia di farsi carico. Anzi, possiamo dire che la vicenda è passata alquanto inosservata, così come è passato inosservato il provvedimento del giudice che ha rimesso la Santinello in libertà dopo tre giorni di ricovero in clinica. Come potete vedere, esistono sia casi in cui il carnefice è uomo che situazioni in cui invece il carnefice è donna: il problema è che quest ultime passano sempre in secondo piano rispetto ai primi, dando così la possibilità a femministe frustrate di sfogare il proprio odio misandrico veicolando le loro tesi generalizzatrici tese a dimostrare che solo gli uomini commettono violenza e solo le donne la subiscono. La realtà è che esiste un sommerso di violenze in cui i ruoli sono invertiti ma che la stampa femminista si guarda bene dal diffondere.

Un altro spunto di riflessione ci viene dalla seguente frase
Capita anzi di leggere articoli come quello riferito a questa storia nei quali questi uomini vengono giustificati mentre si sgravano di persone fisiche che ritengono un peso
siamo sicuri che siano gli uomini ad essere giustificati? La verità oggettiva è che adesso abbiamo un uomo in carcere e una donna libera per reati che possiamo considerare identici. Il resto ci pare sia solo una pietosa arrampicata libera sugli specchi. Certamente è vero che la vicenda del 66enne uxoricida è stata dipinta dal giornalista come una tragedia familiare, ma né più né meno hanno fatto i suoi colleghi nel narrare l'episodio della Santinello. Dunque, perché queste signorine non ne parlano delle imprese delle loro sodali e cancellano i commenti scomodi dal loro blog? Forse perché questo contrasta troppo con l'ideale che sta alla base della loro battaglia contro il maschio in quanto tale?

martedì 19 ottobre 2010

Uccide il marito e resta libera. Impunità per le donne assassine

Abano Terme, 18 ottobre 2010 — Ha passato ben tre giorni in clinica in stato di fermo, prima che il gip donna Sonia Bello decidesse di rimettere la sua sodale in libertà. Neanche gli arresti domiciliari per la donna che ha ucciso il marito simulando un omicidio-suicidio al quale lei ovviamente è sopravvissuta. E così Loretta Santinello può tranquillamente tornarsene alle sue attività come se non avesse fatto nulla. C'è da chiedersi se il gip donna Sonia Bello avrebbe fatto lo stesso nel caso di un uomo che uccide la propria moglie, se anche in quel caso avrebbe ritenuto insussistenti il pericolo di fuga e di inquinamento delle prove: a quanto pare, questi requisiti sussistono solo nel caso in cui l'indagato sia uomo, come ad esempio nel recente avvenimento della rissa alla metropolitana.

Insomma, morale della favola: signori uomini, vostra moglie vi può ammazzare tranquillamente, tanto sa che al massimo si farà qualche giorno in clinica psichiatrica e poi via, libera come l'aria. Ma non vi venga in mente di fare lo stesso con lei. Voi da uomini vi prendereste l'ergastolo. Ma veniamo ai fatti.

La signora Santinello avrebbe ucciso il marito Paolo Varotto somministrandogli un cocktail letale di psicofarmaci, prima di costruire la messinscena del suicidio. Si sarebbe recata con il marito, in automobile, in un posto isolato e poi con una sistola in gomma avrebbe collegato l'abitacolo con il tubo di scappamento. Ma dalle cartelle cliniche, risulta che la donna non abbia mai respirato monossido di carbonio. Intanto, anche il figlio della coppia Mauro Varotto è stato arrestato per possesso di droga, e portato in carcere. Lui. Naturalmente, mica è una donna.

domenica 10 ottobre 2010

Madre nasconde la figlia appena partorita in lavatrice rischiando di ucciderla: arrestato il marito

9 ottobre 2010, Mantova — Ha partorito una bimba e l'ha nascosta nella lavatrice, tra i panni sporchi. Dopo che la donna, Mihaela Cristea, rumena di 32 anni, si è sentita male, il marito ha chiamato i soccorsi: i medici, appena arrivati in casa, hanno subito capito che la donna aveva appena partorito e così hanno chiamato i carabinieri. La piccola ora è ricoverata nel reparto di Patologia neonatale dell'ospedale di Mantova ma sta bene. Naturalmente le forze dell'ordine hanno arrestato solo il padre, Viorel Cristea di 41 anni, che adesso si trova in carcere. La donna invece si trova in ospedale.

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giovedì 7 ottobre 2010

Donna violenta suo figlio: secondo la procura, il colpevole è il marito

7 ottobre 2010, Sydney — Segnaliamo un fatto che ha del sensazionale: in questo articolo si parla di una madre accusata di aver commesso atti di violenza sessuale sul figlio sotto la supervisione del marito che in qualche modo "dirigeva" i giochi sessuali. L'incredibile sta nell'arringa fatta dalla procura: il pm ha infatti sottolineato che
the woman played a less significant role in the offending than her husband, who was "the instigator of the dysfunctional family unit''. (The woman was) playing a role subordinate to that of her husband who was really the instigator and director of what was occurring
ossia, che la donna avrebbe avuto nella vicenda un ruolo molto meno importante rispetto a quello del marito, riconoscendo in quest'ultimo il reale istigatore della violenza. In buona sostanza: in questo caso, in cui la donna assume il ruolo di esecutore materiale del reato, il concorso viene visto come più grave rispetto al reato stesso. Avete capito come ragionano le procure?

martedì 28 settembre 2010

George Micheal va in carcere per due mesi

Qualche giorno fa, George Michael è entrato in carcere per scontare una condanna ad otto settimane. Si era messo alla guida sotto l'effetto di sostanze stupefacenti, finendo nella vetrina di un negozio con la sua auto. Pare che questi due mesi nel carcere inglese George Micheal se li farà tutti, contrariamente a Paris Hilton che, condannata per guida in stato di ebbrezza, dietro le sbarre nel 2007 c’è stata per soli 22 giorni, a dispetto dei 45 originariamente inflitti. O a Lindsay Lohan, che invece ha dovuto trascorrere in cella soli 84 minuti delle 24 ore assegnatele dal giudice, sempre per DUI.

lunedì 27 settembre 2010

Malati mentali, differente trattamento per uomini e donne

Claudia Berillo
Vorremmo parlare di come vengono trattati i malati mentali quando questi, in preda a raptus, compiono dei crimini. Degli esempi ci vengono forniti da due eventi accaduti in questi giorni.

Il primo riguarda Mansueto Adriani, 51enne disoccupato che, colpito da follia omicida, ha ucciso il padre a colpi di sedia. Il gesto sarebbe stato innescato da un cocktail di vino e psicofarmaci. Mansueto, affetto da schizofrenia bipolare, pochi istanti prima del delitto del padre si trovava nella sua stanza da letto a riposare. Infastidito dai colpi di tosse del padre ottantenne, invalido sulla sedia a rotelle, ha afferrato la sedia in cucina e gliel'ha scaraventata sulla testa prima di tornarsene nella sua stanza: l'uomo è morto sul colpo. Ai carabinieri, allertati dai medici che erano intervenuti su segnalazione dell'altro figlio dopo che questo era tornato a casa e aveva trovato il padre riverso a terra in un lago di sangue, Mansueto ha confessato l'omicidio prima ancora che questi iniziassero a interrogarlo. Per questo, Adriani è stato condotto nel carcere di Castrogno dove oggi è stato convalidato il suo arresto.

Analogo provvedimento non è stato preso per Claudia Berillo, 34 anni, che in preda a un raptus ha accoltellato il marito in camera da letto. Era convinta di colpire il diavolo. Ma non ha agito nel sonno, Claudia era cosciente, esattamente come Mansueto. Adesso lei però è ricoverata in ospedale.

Donne e legislazione penale

Da [1], riguardo la situazione negli Stati Uniti per quello che riguarda gli omicidi dei figli
Nel 68% dei casi le donne finiscono in ospedale mentre solo il 27% scontano una pena detentiva in carcere. Per i padri figlicidi la situazione sembra essere invertita, visto che solo il 14% viene inviato in manicomio contro un 72% che viene imprigionato o addirittura condannato a morte.
Marks e Krumar dall’analisi del loro campione rilevano che le madri vengono mandate in carcere meno frequentemente rispetto ai padri, pur avendo commesso lo stesso reato di figlicidio. Secondo gli autori la motivazione potrebbe essere la percezione che i padri facciano uso di metodi più violenti per commettere il reato. Le percentuali sono 84% dei padri e 19% delle madri che vengono puniti con il carcere per il reato commesso. I campioni analizzati da D’Orban e Cheung parlano di percentuali ancora più basse, attorno al 10%, di donne in carcere in seguito a figlicidio, la maggior parte ottiene la libertà condizionale o va in ospedale psichiatrico.
Anche un altro studioso della Sydney University, Andrei Wilczynsky, sostiene che la giustizia criminale tratta molto diversamente, in ogni fase del processo, le madri che uccidono i loro bambini dai padri che commettono il medesimo reato, seguendo il principio che i padri sarebbero “cattivi” e “normali” mentre le madri sarebbero “matte” ed “anormali”.
sintetizzando, il motivo per cui interviene il pietismo giudiziario ad assolvere le figlicide, e in generale le donne colpevoli di un qualsivoglia reato, dovrebbe essere la visione distorta che si ha dell'immagine femminile, rispondente sempre allo stereotipo della donna angelo tipico della cultura romantica dell'800. Non si tiene minimamente conto del fatto che l'individuo femminile è ormai diventato irrimediabilmente profittatore, a causa delle leggi ad essa favorevoli e ai comportamenti dei magistrati funzionali a giustificare ogni suo atto: false accuse (anche quando vengono scoperte), divorzi predatori, reati contro la persona nei quali la colpevole viene sempre vista come "martire" di qualcosa o qualcuno, e giustificata. Contrariamente all'uomo, che invece viene sempre visto come il colpevole per eccellenza e condannato a pene ordini di grandezza più dure. Naturalmente è il sistema di pregiudizi ad essere sbagliato; oppure, se lo si vuole accettare, lo si dichiari apertamente e senza ipocrisie. Noi riteniamo giusto, se non è possibile cambiare questo stato di cose, almeno diffondere e ufficializzare la verità, nei limiti del possibile, per evitare almeno che si continui ad affermare con sfacciataggine che la donna è discriminata in tutti i campi. Quando in ambito giudiziario avviene esattamente l'inverso.

Bibliografia

  • [1] Alessandra Bramante, Fare e disfare... dall'amore alla distruttività. Il figlicidio materno, cap. VI, Ricerca Criminologica. Ed. Aracne, 2005

mercoledì 22 settembre 2010

Accadeva un anno fa. Simula tentato omicidio per incolpare il marito. Condannata a 2 anni di carcere con pena sospesa

22 settembre 2009, Milano - Si è legata mani e piedi in cucina e ha aperto il rubinetto del gas, facendo in modo che le forze dell'ordine la trovassero prima che perdesse i sensi, e lei potesse così raccontare che era stato il marito a provare ad ucciderla. L'uomo, egiziano come la moglie, era stato fermato per tentato omicidio e sequestro di persona e si era fatto venti giorni di carcere, prima che si scoprisse che era tutta una messa in scena.

La donna è stata condannata per calunnia a 2 anni di reclusione con la condizionale (dunque non sconterà neanche un giorno) dal gup di Milano. L'egiziana di 35 anni aveva inscenato il tentativo di omicidio da parte del marito il 13 marzo scorso nel loro appartamento di Milano. La sera prima la donna aveva spiegato a un'amica vicina di casa che avrebbe dovuto avvertire le forze dell'ordine alle 12 del giorno successivo, perché era certa che quella mattina il marito l'avrebbe ammazzata. La donna, una volta liberata dai lacci con cui si era legata, aveva raccontato agli investigatori che era stato il marito. L'uomo era finito in carcere per una ventina di giorni, ma poi la verità era emersa.

Il pm Nicola Balice nell'udienza preliminare aveva chiesto per la donna una condanna a 2 anni e 6 mesi. Il gup l'ha condannata a 2 anni (pena sospesa) e a risarcire 50 mila euro al marito.Vale la pena osservare l'assurdità di questo risarcimento: infatti, tra moglie e marito esiste la comunione dei beni. Dunque è come se l'indennizzo, in realtà, non esistesse.

martedì 21 settembre 2010

Non vuole separarsi dalle figlie: arrestato

Riportiamo la notizia di un padre separato residente in Svizzera ma di origine iraniane, colpito da un ordine di allontanamento dalla repubblica elvetica che lo obbligherebbe ad abbandonare le sue tre figlie, attualmente affidate alla madre. Secondo l'articolo, al rifiuto del padre di lasciare il paese è seguito il suo arresto. Attualmente si trova nel carcere di Sursee. Insomma, un padre che si fa la galera pur di non separarsi dalle sue bambine; alla faccia di chi sostiene che i papà se ne fregano dei figli.

Abbiamo così un padre in carcere solo perché amava le proprie bambine e una madre come la Antonelli tranquillamente in libertà: del resto, cosa vuoi che sia il rapimento di una creatura per puro senso del possesso e della vendetta rispetto al crimine commesso da quest'uomo.

martedì 14 settembre 2010

In Gran Bretagna, condanne meno severe per le donne

In Gran Bretagna, la Corte Suprema ha rilasciato una circolare in cui si impone ai giudici di irrogare alle donne pene meno severe rispetto agli uomini a parità di reato. La nuova linea guida stabilisce che le donne debbano essere trattate con maggior clemenza nelle aule di tribunale. Questo perché le donne criminali spesso sono tali per via di disordini mentali o minore educazione, non commettono reati violenti e infine perché hanno bambini da mantenere. Insomma, i giudici non devono più guardare al crimine ed eventualmente allo stato mentale di chi l'ha commesso, ma anche al sesso di chi lo compie. 20 anni di reclusione... ah è una donna? allora solo 5 anni, anzi no, 2 con la condizionale. Lasciamo al lettore il compito di stabilire se questa nuova normativa sia pretestuosa o meno. Concludiamo solo facendo notare che, come era da aspettarsi, il team di giudici che ha stilato la circolare era presieduto da una donna, il giudice supremo Laura Cox.

lunedì 13 settembre 2010

Ha mandato in carcere quattro ragazzi, ma non ha neanche messo piede in tribunale

13 settembre 2009, Hofstra - Esattamente un anno fa, una studentessa dell'Università americana di Hofstra, Danmell Ndonye, accusava quattro ragazzi di averla legata e stuprata. Solo un filmato che riprendeva l'accaduto e che dimostrava la falsità della dichiarazione è riuscito a salvare i giovani da una condanna certa. I quattro infatti sono stati prontamente arrestati e rilasciati solo due giorni dopo, una volta che la verità è stata accertata. La verità era che la Ndonye aveva litigato con il suo ragazzo e che per consolarsi si era portata a letto Kevin Taveras e altri tre uomini; dopodiché, come spesso avviene, si era pentita ed è andata alla polizia a denunciare la falsa violenza.

I quattro sono stati prontamente arrestati sulla fiducia; uno di essi è stato sospeso dall'Università. In quanto presunti stupratori, hanno ricevuto in carcere sevizie e maltrattamenti per ben due giorni. Noi ci chiediamo quanti innocenti si sono trovati in questa situazione per molto più tempo, non avendo potuto contare su prove che li scagionavano visto che, a quanto pare, per questo genere di reati vale la presunzione di colpevolezza.

La donna tuttavia non è stata perseguita; insomma, l'ha fatta franca come al solito. La procuratrice Kathleen Rice ha deciso di non portare il caso in tribunale con la solita scusa dell'instabilità mentale (verrebbe da dire: tra donne...).

domenica 12 settembre 2010

E poi dicono che l'Iran non rispetta le donne

12 settembre 2010, Teheran — L'Iran ha deciso di scarcerare su cauzione Sarah Shourd, l'unica donna di tre cittadini statunitensi arrestati nel luglio 2009 perché accusati di aver attraversato illegalmente la frontiera iraniana e di spionaggio. Il motivo? Compassione islamica. Compassione che però a quanto pare, in palese contraddizione con quanto affermano i media, svisceratamente concentrati nella lotta contro la presunta discriminazione femminile che esisterebbe nel paese, vale solo per le donne: infatti, il procuratore di Teheran ha dichiarato di aver prolungato la detenzione per gli altri due uomini, Shane Bauer e Josh Fattal, che quindi rimangono in carcere. Contrariamente alla loro collega che quasi sicuramente, una volta tornata negli USA, dimenticherà presto questa brutta vicenda (e i compagni).

Un applauso dunque a questo gesto democratico e distensivo da parte di quello che molti definiscono un "regime", che si aggiunge alla recente sospensione della condanna a morte a danno di Sakineh Mohammadi Ashtiani, la donna accusata di aver ucciso il marito.

mercoledì 8 settembre 2010

Uccise il marito: non farà un giorno di carcere

6 settembre 2010, Olten (Svizzera) - Ventidue mesi di carcere con la condizionale: è la pena inflitta oggi dal tribunale di Olten-Gösgen, nel canton Soletta, a una italiana 43enne, che sette anni fa, nel corso di una violenta lite, uccise il marito colpendolo ripetutamente alla testa con un ferro da stiro. I giudici, seguendo le raccomandazioni della pubblica accusa, l'hanno riconosciuta colpevole di omicidio passionale.

La vicenda risale alla notte del 23 marzo 2003: dalle indagini è risultato che contro l'uomo, di professione camionista, furono inferti almeno una decina di colpi, dapprima con l'elettrodomestico e in seguito con un attrezzo da ginnastica. La coppia viveva a Schönenwerd ed aveva quattro figli.

martedì 7 settembre 2010

Indietro nel tempo. Accusa un giovane di averla stuprata e pretende risarcimento: era tutto falso. Condannata con pena sospesa

16 febbraio 2010, Inghilterra - Si è concluso il processo a carico della 20enne Sarah-Jane Hilliard, accusata di aver dichiarato il falso a proposito di una violenza sessuale da lei subita ma in realtà mai occorsa.

Nel luglio scorso la Hilliard si è era presentata alle autorità raccontando di essere stata violentata dal giovane Grant Bowers nei bagni della stazione di Basildon, Essex, e di pretendere un risarcimento di 7.500 sterline. Per questo Bowers era stato subito arrestato con l’accusa di stupro, salvo poi essere rilasciato dopo che un'amica della ragazza ebbe deciso di farsi avanti a raccontare che la Hilliard aveva mentito; a confermare la calunnia, anche una registrazione fatta da una telecamera di sorveglianza.

Nonostante tutto, il giudice ha deciso di sospendere la pena a 12 mesi di detenzione a carico della 20enne, che è stata giusto condannata a svolgere 300 ore di lavoro socialmente utile.

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giovedì 2 settembre 2010

Accusa falsamente un uomo di stupro che trascorre quasi un anno in carcere: non sarà perseguita

3 agosto 2010, Rosemont (Illinois) - Un altro caso di false accuse che ha portato in carcere una persona innocente. Daimon C. Parrish aveva conosciuto la sua accusatrice, un modella di 20 anni rimasta anonima, su modelmayhem.com, prima di essere denunciato, il 21 dicembre dello scorso anno, per una violenza sessuale mai occorsa. Il 26 dicembre è stato incarcerato, per essere rilasciato solo in agosto dopo che la difesa dell'uomo ha portato in tribunale una prova decisiva che ha costretto la procura, rappresentata dall'assistente distrettuale Samantha Cauffman, a chiedere l'assoluzione per Parrish
Noi siamo qui per far condannare chi commette crimini, non le persone innocenti
ha dichiarato la Cauffman. Nonostante ciò, l'uomo ha trascorso quasi un anno in carcere su richiesta della procuratrice, che ha infine aggiunto
non perseguiremo la ventenne per calunnia, date le singolari circostanze che ruotano intorno al caso