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venerdì 24 settembre 2010

Spagna. 350 false accuse di violenza contro le donne ogni giorno

Una casa editoriale danese ha prodotto un documentario riguardante quella che è ormai nota come la Guantanamo femminista: la Spagna. 350 denunce di falsi abusi ogni giorno, molte delle quali portano all'arresto di uomini innocenti. "Conseguenza di un'applicazione fraudolenta della Legge Integrale sulla Violenza Di Genere" afferma un magistrato "molte donne, con il benestare della Guardia Civil, se ne approfittano per vendicarsi sui loro uomini". Nel filmato si osserva un corteo di persone che protestano contro questa applicazione iniqua della legge


"sono stato tenuto in carcere per 48 ore sebbene non ci fosse alcuna prova" dice un uomo all'intervistatore. Attualmente infatti, quando una donna deposita una denuncia per violenza, l'accusato viene automaticamente arrestato e posto in custodia anche se non esiste alcun elemento oggettivo di prova.

mercoledì 22 settembre 2010

Accadeva un anno fa. Simula tentato omicidio per incolpare il marito. Condannata a 2 anni di carcere con pena sospesa

22 settembre 2009, Milano - Si è legata mani e piedi in cucina e ha aperto il rubinetto del gas, facendo in modo che le forze dell'ordine la trovassero prima che perdesse i sensi, e lei potesse così raccontare che era stato il marito a provare ad ucciderla. L'uomo, egiziano come la moglie, era stato fermato per tentato omicidio e sequestro di persona e si era fatto venti giorni di carcere, prima che si scoprisse che era tutta una messa in scena.

La donna è stata condannata per calunnia a 2 anni di reclusione con la condizionale (dunque non sconterà neanche un giorno) dal gup di Milano. L'egiziana di 35 anni aveva inscenato il tentativo di omicidio da parte del marito il 13 marzo scorso nel loro appartamento di Milano. La sera prima la donna aveva spiegato a un'amica vicina di casa che avrebbe dovuto avvertire le forze dell'ordine alle 12 del giorno successivo, perché era certa che quella mattina il marito l'avrebbe ammazzata. La donna, una volta liberata dai lacci con cui si era legata, aveva raccontato agli investigatori che era stato il marito. L'uomo era finito in carcere per una ventina di giorni, ma poi la verità era emersa.

Il pm Nicola Balice nell'udienza preliminare aveva chiesto per la donna una condanna a 2 anni e 6 mesi. Il gup l'ha condannata a 2 anni (pena sospesa) e a risarcire 50 mila euro al marito.Vale la pena osservare l'assurdità di questo risarcimento: infatti, tra moglie e marito esiste la comunione dei beni. Dunque è come se l'indennizzo, in realtà, non esistesse.

Un'altra vittima di false denunce: sei mesi di carcere prima di essere scagionato

Riportiamo qui lo spezzone di una trasmissione televisiva in cui un ragazzo racconta la sua vicenda. In poche parole, a seguito pare di un litigio, la fidanzata per vendetta ha deciso di denunciarlo per stalking.


Il ragazzo è poi andato sotto casa della ragazza non sapendo della denuncia, e per questo è stato arrestato. Dopo tre giorni di carcere, è stato messo ai domiciliari; noncurante della misura restrittiva tuttavia, si è recato dalla cognata per avere chiarimenti sul perché della denuncia. Per questo motivo il magistrato, applicando in maniera pedissequa la legge, lo ha rimesso in carcere (a quanto pare però l'applicazione pedissequa della legge non vale per le donne: ecco un caso di evasione al femminile in cui è stato semplicemente applicato l'obbligo di firma) dove è rimasto per 6 mesi prima di essere assolto al processo. Niente stalking, era solo una ripicca.

Notare come le signore non facciano altro che strillare argomentazioni scontate e ripetitive pur di non farlo parlare. La Santanché in particolare continua a ripetere lo stupido ritornello "ma non dovevi evadere dai domiciliari" come se per una persona fosse semplice rispettare una misura restrittiva pur sapendosi innocente. Quando poi l'unica cosa che il ragazzo desiderava era chiarire la situazione con la cognata, non certo evadere all'estero.

Ed ecco che di nuovo si conferma la femministizzazione delle istituzioni, magistrati in primis, e la tendenza a credere a quello che dicono le donne sempre e comunque per partito preso.

venerdì 16 luglio 2010

Non palpeggiò commessa 17enne. Assolto titolare negozio abbigliamento

16 luglio 2010, Rimini - È stato assolto dall'accusa di violenza sessuale ai danni della commessa 17enne, l'imprenditore riminese di 39 anni titolare di un negozio di abbigliamento a San Giuliano. Lei diceva di essere stata palpeggiata mentre stava lavorando nel suo negozio come commessa.

L'uomo ha sempre respinto le accuse raccontando di quando i fratelli siciliani della ragazzina, già noti alle forze dell'ordine, gli avevano messo a soqquadro il negozio minacciandolo che, se avesse chiamato la polizia, lo avrebbero denunciato per aver toccato la sorella.

In tribunale il racconto della 17enne si è fatto sempre più farraginoso e in contrasto con la versione dei fratelli. L'avvocato della ragazzina stamattina non si è neanche presentato all'udienza.

sabato 3 luglio 2010

Accusa l'ex datore di maltrattamenti, ma era una calunnia: denunciata

Lucca, 30 giugno 2010 - Una giovane barista è stata denunciata alla procura della Repubblica per calunnia.

L'ironia della sorte ha voluto che la prima denuncia partisse proprio dalla ragazza, che aveva asserito di essere stata maltrattata dal proprietario del locale nel quale lavorava da circa quattro mesi. Le indagini, eseguite dalla Squadra Mobile di Lucca hanno portato a galla la verità.

La donna non era stata assolutamente strattonata, né malmenata. La sua denuncia contro l'ex datore di lavoro sapeva di una vera e propria ripicca in seguito ad un licenziamento. Gli agenti, dopo aver ascoltato alcune colleghe della giovane "menzognera", l'hanno denunciata per calunnia.

martedì 18 maggio 2010

La situazione in Spagna: la Legge Integrale sulla Violenza di Genere

Bibiana Aído
Riportiamo qui alcune testimonianze riguardanti l'attuale situazione in Spagna per quello che riguarda le accuse strumentali. Pare infatti che la nuova Legge Integrale sulla Violenza di Genere costituisca un vero e proprio abuso delle garanzie fondamentali che uno stato democratico dovrebbe fornire ai cittadini: numerosi arresti arbitrari senza alcun fondamento probatorio che non fossero le dichiarazioni di una presunta vittima sono stati infatti eseguiti come conseguenza di questa nuova normativa. Lo stesso dicasi per le condanne. Un sistema in cui si sarebbe trovato a suo agio il PM Pietro Forno e i suoi colleghi del CISMAI.

Il giudice decano di Barcellona, Maria Sanahuja, dice: «la Legge Integrale sulla Violenza di Genere [varata dalla ministra per le pari opportunità (2008-attuale) Bibiana Aído, ndr] costituisce una disgustosa violazione dei diritti fondamentali in Spagna. Si è creata una specie di follia nella legge, che crea l'abuso, la distruzione dell'onere della prova durante il processo e l'assenza della presunzione d'innocenza». Il Giudice Francisco Serrano Castro aggiunge: «uomini sono stati arrestati per il solo fatto di essere uomini, dopo una denuncia di abuso. Quante donne sono state arrestate per falsa denuncia? Nessuna. In privato, i politici mi dicono che ho ragione, ma che non lo possono dire pubblicamente».

giovedì 15 aprile 2010

Testimonianze di magistrati sul fenomeno delle false accuse

Ne avevamo già parlato in precedenza, ma a quanto pare non sono pochi i magistrati che si lamentano delle false denunce e dei costi che per questo vengono sostenuti dalle procure e dai tribunali.

La dottoressa Bresci Barbara, il magistrato che dall’introduzione del nuovo reato di "atti persecutori" nel nostro ordinamento (febbraio 2009) ha aperto il più alto numero di fascicoli per stalking
Sempre più spesso si ricorre alla querela del coniuge o del convivente per risolvere a proprio favore i contenziosi civili per l’affidamento dei figli o per l’assegno di mantenimento. Non sono rari i casi che, a controversia sanata, le querele vengano rimesse, con buona pace per le risorse professionali ed economiche investite dagli inquirenti allo scopo di istruire i fascicoli e raccogliere gli elementi probatori a carico degli indagati [...] anche in casi molto gravi, che in precedenza avevano portato all’emissione di una misura cautelare. Per ovvi motivi di riservatezza non posso entrare nel merito dei singoli episodi, ma ancora di recente mi è stato comunicato dal difensore e dalla parte civile che una coppia ha espresso la volontà di tornare insieme dopo che, durante l’indagine, avevamo accertato episodi gravissimi a carico dell’uomo
La dottoressa Jaqueline Monica Magi, giudice del tribunale di Pistoia, parla invece del fenomeno delle false accuse di violenza sessuale su minore
Potrebbe sembrare incredibile che si possa accusare qualcuno che si sa innocente di un delitto turpe quale quello di violenza sessuale, in particolare quando è perpetrata su un bambino, eppure succede e neanche troppo raramente [...] per l’esperienza fatta le false denunce provengono quasi nella totalità da donne, spesso madri che in tal modo tentano di allontanare gli ex mariti dai figli o peggio credono di vendicarsi di non si sa quali torti subiti durante il matrimonio
L'AGI (associazioni giuristi italiani) spiega, attraverso l'avvocato Cristina Nicolini
Se ci sono i minori in ballo, si mettono in atto dinamiche crudeli: le donne avanzano false denunce di maltrattamenti o molestie sui figli a scapito del coniuge, per togliere a quest'ultimo la patria potestà
dinamiche che, secondo la presidente Clara Cirillo, sono in aumento
credo che la tendenza stia crescendo: questo è sintomo di un disagio della mancanza di un punto d'ascolto. [...] Ad adottare questi sotterfugi sono tutte donne: se la separazione è in corso, non ci sono strumenti prima dell'udienza per allontanare uno dei due genitori da casa. L'ordine di allontanamento giunge solo in caso di violenza fisica, ed ecco perché arrivano le denunce verso i mariti, per la maggior parte dei casi inventate

Fonti

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sabato 10 aprile 2010

Calunnia convivente che non voleva sposarla, facendolo finire in carcere. Condannata con la condizionale: niente detenzione

Brescia, 4 aprile 2010 - Si diceva vittima di botte e rapina, di un tentativo d’investimento e addirittura di essere stata costretta con la forza a prendere un farmaco perché abortisse. Ma la sedicente vittima, la 26enne marocchina S. K., al processo contro l’uomo accusato di queste violenze è stata condannata dal giudice del tribunale di Brescia Lucilla Raffaelli a 1 anno e 8 mesi per calunnia (pena naturalmente appena inferiore ai due anni per poter concedere la sospensione condizionale della pena, del resto cosa vi aspettavate da una donna che giudica un'altra donna...).

La signora aveva messo nel mirino il suo ex convivente A. B., un operaio 37enne di Villanuova sul Clisi, che per questa vicenda è stato anche arrestato e ha passato alcuni giorni in carcere prima di finire ai domiciliari e prima ancora di essere scagionato definitivamente. Pare che la reazione della donna sia stata in un primo momento scatenata dal rifiuto dell’operaio di sposarla, dopo una relazione durata alcuni mesi.

domenica 28 marzo 2010

I dati dell'ISTAT e il pregiudizio strisciante

Se è vero che i dati riguardanti la violenza domestica sono allarmanti, è anche vero che quelli concernenti le false accuse, relativamente all'importanza che viene data a questo fenomeno (completamente ignorato dai media e dagli istituti statistici, per i quali è certamente più interessante fornire dati su temi scottanti piuttosto che su altri alla cui esistenza la gente comune fatica addirittura a credere, sia per un radicato pregiudizio che vuole la donna santa a priori sia appunto per la pressoché nulla rilevanza data a questo genere di problemi), sono oltremodo inquietanti. Il procuratore della Repubblica di Bergamo Carmen Pugliese ad esempio, nell'intervista che viene fornita di seguito, lamenta il fatto che 8 denunce di maltrattamenti su 10 provenienti da donne contro i loro mariti si rivelano alla fine fasulle. Nonostante siano questi i dati, l'ISTAT continua a focalizzare i propri sforzi sul fenomeno dei maltrattamenti, dimenticandosi stranamente di ricordare la possibilità delle false dichiarazioni: un'indagine svolta per telefono nel 2006 ha rilevato che in Italia una donna su tre è stata vittima di violenza almeno una volta nella vita. Nell'immaginario collettivo, questi dati vengono presi per oggettivi, veri e inconfutabili (tanto che le varie organizzazioni femministe ci marciano sopra con fierezza): in altri termini, per la gente comune tutto ciò non significa che una donna su tre ha dichiarato di essere stata vittima di violenza, ma che una donna su tre è effettivamente stata oggetto di maltrattamenti. Eppure, e qui sta l'assurdo, questi sondaggi intrinsecamente soggettivi e personali (dunque di validità reale nulla perché potrebbero anche essere menzogne) prendono inevitabilmente il sopravvento su quelli, al contrario realmente oggettivi e inconfutabili perché provenienti dagli uffici di una procura, forniti da un anonimo magistrato in forze ad un anonimo pool specializzato in reati sessuali e familiari. Solo per il fatto che il fenomeno dei falsi abusi non viene monitorato dall'ISTAT, che se ne disinteressa bellamente, il fenomeno in pratica non esiste. Eppure, lo diciamo di nuovo, la verità è quella che segue
Da L'eco di Bergamo, 31 gennaio 2009 - «I maltrattamenti in famiglia stanno diventando un'arma di ritorsione per i contenziosi civili durante le separazioni», avverte Carmen Pugliese, pm del pool della Procura specializzato in reati sessuali e familiari, scorrendo i dati che vedono questo tipo di violenza aumentare in maniera significativa. Nella Bergamasca si è passati dai 278 casi del 2006 ai 306 del 2007, fino ai 382 del 2008, in pratica più di una denuncia al giorno. E se è vero che si riscontra una sempre più diffusa propensione da parte di padri e mariti ad alzare le mani, è altrettanto appurato che molte volte le versioni fornite dalle presunte vittime (quasi sempre donne) sono gonfiate ad arte. «Solo in due casi su 10 si tratta di maltrattamenti veri» analizza il pm Pugliese «il resto sono querele enfatizzate e usate come ricatto nei confronti dei mariti durante la separazione. 'Se non mi concedi tot benefici, io ti denuncio' è la minaccia che fanno le mogli. [...] L'impressione è che tendano a usare pm e polizia giudiziaria come strumento per perseguire i propri interessi economici in fase di separazione».
Poche, in percentuale, le inchieste che sfociano in condanna. «Molte volte
» rivela il pm Pugliese «siamo noi stessi a chiedere l'archiviazione. In altri casi, invece, si arriva a un processo dove la presunta vittima ridimensiona il proprio racconto. È successo anche che qualche ex moglie sia finita indagata per calunnia».

Carmen Pugliese una tiratina d'orecchi la riserva anche alle associazioni che operano a tutela delle donne: «Non fanno l'operazione di filtro che dovrebbero fare: incitano le assistite a denunciare, ma poi si disinteressano del percorso giudiziario, di verificare come finirà la vicenda. Mi sembra una difesa indiscriminata della tutela della donna che viene a denunciare i maltrattamenti, senza mettere in conto che questa donna potrebbe sempre cambiare versione».
Un altro dato riguarda le false accuse di pedofilia avanzate dalle donne contro i loro mariti ed ex-mariti e funzionali esclusivamente a sottrarre loro i beni economici, la casa, il denaro e i figli. Luca Steffenoni, nel suo libro Presunto colpevole, osserva che «nella classifica degli abusatori di minori si collocano, con un sorprendente 80 per cento, i padri separati denunciati dall'ex-moglie in concomitanza o immediatamente dopo la richiesta di divorzio».

venerdì 12 febbraio 2010

Fa incarcerare il marito per 10 mesi dichiarando il falso alle autorità

La signora che vedete nel video si chiama Deborah (il cognome non è stato diffuso come al solito per tutelarla, solo il fatto che sia apparsa in televisione senza offuscamenti della faccia e/o della voce è di per sé eccezionale) e si è inventata di sana pianta un'aggressione perpetrata contro di lei dal marito Todd, di cui non si conosce il cognome solo perché imparentato con la calunniatrice da tutelare, per farlo arrestare e incarcerare. Todd ha trascorso quasi un anno in galera per una violenza mai commessa.

Tutto iniziò una sera quando Todd diede una spinta alla moglie, che finì a terra. Nella trasmissione americana Dr. Phil, che ha ospitato i due protagonisti della vicenda, la donna ha dichiarato
There was absolute assault here. That was a horrible, awful night. I was thrown up against the wall. I was thrown to the floor. I was thrown around my home that he moved into
pensando evidentemente che passare un anno in carcere insieme a dei veri criminali fosse niente in confronto. In quell'occasione, Deborah chiamò la polizia per denunciare il marito, ma poi ci ripensò e non fece alcuna accusa formale.


Cinque mesi dopo tuttavia, insoddisfatta del rapporto che aveva con Todd e volendosi vendicare del suo comportamento da lei stessa definito irrazionale (passava troppo tempo con gli amici e troppo poco tempo con la sua amata compagna), ci ripensò nuovamente. Andò dalla polizia inventandosi un'aggressione, e accusò formalmente il marito che venne così prontamente arrestato per violenza domestica. Ha passato 10 mesi in carcere prima che la verità venisse a galla: a smascherare la donna, una e-mail casualmente intercettata dalla polizia.

La signora non verrà perseguita. La polizia ha dichiarato che nessuna accusa le verrà mossa contro per evitare che le vere vittime si intimoriscano e rinuncino a denunciare le violenze subite per paura di essere loro stesse incriminate per calunnia (quello che in gergo viene chiamato chilling effect). In altri termini, la politica è quella di garantire l'impunità alle donne anche in caso di menzogne deliberatamente poste in essere per vendetta o altre motivazioni, perché quelle effettivamente oggetto di violenza possano denunciare senza alcun timore. Poco importa se qualcuno rischia di passare anni e anni in galera per reati mai commessi.

Nonostante sia questa l'ideologia predominante, qualcuno ha comunque ancora il coraggio e la prepotenza di affermare che la maggior parte degli abusi di genere non viene segnalata alle autorità per paura di non si è ancora capito bene cosa. Magari le organizzazioni filofemministe potranno illuminarci in merito.

Fonte: Dr. Phil