4 novembre 2010 — Aggiornamenti sul caso di Cetara. Il ventiduenne, dopo otto mesi di detenzione preventiva, è stato riconosciuto non colpevole di aver violentato la sorellina.
In base all’accusa, l'uomo aveva abusato della sorella proprio il giorno in cui intervennero i carabinieri. Precisamente l’11 febbraio, quando i militari dell’Arma tornarono a Cetara, dopo la mega operazione di fine gennaio, per stringere le manette ai polsi del ragazzo, appena rientrato in casa dopo aver giocato con gli amici a pallone.
Secondo alcune intercettazioni ambientali, il giovane qualche ora prima aveva costretto la sorellina a sottostare ai suoi desideri sessuali. Non servì ad evitare il carcere al ventiduenne, che si è sempre professato innocente, nemmeno una visita ginecologica della sorella al pronto soccorso dell’ospedale "San Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona" di Salerno, che avrebbe accertato "l’assenza di lesioni traumatiche sui genitali esterni" della bambina.
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sabato 6 novembre 2010
martedì 5 ottobre 2010
Imputato di violenza sessuale nei confronti della figlia, assolto
5 ottobre 2010, Palermo — La quarta sezione della Corte d’appello di Palermo ha confermato l’assoluzione di un funzionario di banca di 50 anni, imputato di violenza sessuale nei confronti della figlia che, all’epoca dei fatti, risalenti al 1998, aveva due anni e sette mesi. L’uomo era stato denunciato dai nonni della piccola, che avevano anche registrato un video in cui la bimba ripeteva le accuse contro il papà. Il video, però, non è apparso genuino né al tribunale né, oggi alla Corte d’appello: la nonna infatti avrebbe cercato di orientare le dichiarazioni della bimba.
sabato 2 ottobre 2010
Violenza sessuale di Cetara. Probabilmente un'invenzione della ragazzina per giustificare le assenze da scuola: scarcerati gli accusati
2 ottobre 2010, Cetara (Salerno) — Ritornano in libertà, dopo otto mesi di reclusione, i tre uomini di Cetara in costiera amalfitana accusati di aver violentato, per sette anni, una bambina ora quattordicenne. Il tribunale del Riesame, infatti, ha accolto il ricorso presentato dai legali del padre, del fratello e del vicino di casa della ragazzina. Dopo che la Cassazione aveva annullato la precedente sentenza con la quale si rigettava la richiesta di remissione in libertà per i tre indagati, il nuovo collegio giudicante, presieduto da Massimo Palumbo, ha ritenuto fondate le argomentazioni addotte dalla difesa e ha scarcerato gli imputati.
La difesa ha puntato, documenti alla mano, a dimostrare l’infondatezza e l’inattendibilità delle accuse dell’adolescente. Decisivo un certificato medico, rilasciato dalla Asl, con il quale è stata attestata l’illibatezza della cugina, tirata in ballo tante volte nelle testimonianze dell’accusatrice che, nelle varie deposizioni verbalizzate, avrebbe evidenziato come anche lei fosse stata spesso vittima dei giochi sessuali. Importante anche l'inclusione tra gli atti del libretto scolastico delle giustificazioni, contenente molte firme falsificate della mamma, per motivare le continue assenze da scuola.
Un cambio di direzione netto e repentino rispetto alla precedente decisione, dunque, con la quale era stata confermata la detenzione preventiva. L'accusa del resto fino ad ora si sarebbe basata essenzialmente solo sulle dichiarazioni rilasciate, e confermate nel corso dell’incidente probatorio, dalla ragazzina, anche perché, a quanto pare, non sarebbero state trovate ulteriori prove, né video e neppure audio, che confermerebbero le violenze subite. Ad esempio, nonostante il cellulare della madre della 14enne fosse stato messo sotto controllo dall’aprile scorso, non sarebbero mai stati riscontrati dialoghi compromettenti.
La difesa ha puntato, documenti alla mano, a dimostrare l’infondatezza e l’inattendibilità delle accuse dell’adolescente. Decisivo un certificato medico, rilasciato dalla Asl, con il quale è stata attestata l’illibatezza della cugina, tirata in ballo tante volte nelle testimonianze dell’accusatrice che, nelle varie deposizioni verbalizzate, avrebbe evidenziato come anche lei fosse stata spesso vittima dei giochi sessuali. Importante anche l'inclusione tra gli atti del libretto scolastico delle giustificazioni, contenente molte firme falsificate della mamma, per motivare le continue assenze da scuola.
Un cambio di direzione netto e repentino rispetto alla precedente decisione, dunque, con la quale era stata confermata la detenzione preventiva. L'accusa del resto fino ad ora si sarebbe basata essenzialmente solo sulle dichiarazioni rilasciate, e confermate nel corso dell’incidente probatorio, dalla ragazzina, anche perché, a quanto pare, non sarebbero state trovate ulteriori prove, né video e neppure audio, che confermerebbero le violenze subite. Ad esempio, nonostante il cellulare della madre della 14enne fosse stato messo sotto controllo dall’aprile scorso, non sarebbero mai stati riscontrati dialoghi compromettenti.
venerdì 1 ottobre 2010
Padre a processo per abusi sessuali sul figlio: assolto. Il bambino era affetto da PAS
30 settembre 2010, Pordenone — Un padre finisce a processo con accuse terribili e infamanti: il sospetto è che abbia abusato sessualmente del figlio. Tutto si fonda sulle dichiarazioni del bambino, che all’epoca aveva 7 anni, e del fratellino di 4, che racconta agli inquirenti di aver subito punizioni durissime. Erano tutte bugie. E per dimostrarlo ci è voluto una sorta di "test della verità", la cosiddetta validation, uno strumento scientifico di recente introduzione che valuta l’attendibilità dei minori che sostengono di essere stati vittime di abusi sessuali. Sullo sfondo di questa drammatica vicenda familiare c’è una separazione conflittuale tra coniugi. La moglie trova un nuovo compagno, si trasferisce con i figli a 300 chilometri di distanza e il padre fa istanza al Tribunale di modifica delle condizioni di divorzio. Da quel momento la situazione precipita. Un giorno la madre chiama Telefono Azzurro e riferisce delle molestie sessuali subite dal figlio maggiore. Viene interessata la Questura e nell’aprile 2008 la Procura allontana i bambini dal papà, che non li vede da due anni e mezzo. Per il presunto padre-orco si chiede il rinvio a giudizio. La difesa ottiene di celebrare il processo in udienza preliminare, con un rito abbreviato condizionato: vuole raccogliere le testimonianze della maestra, dell’assistente sociale e del proprio consulente tecnico, che ha concluso la sua perizia sostenendo che il piccolo è affetto da una gravissima forma di Pas, la sindrome da alienazione parentale che lo spingerebbe ad accusare il padre. Il giudice inserisce le testimonianze di altri familiari: tutti negano gli abusi e i maltrattamenti nei confronti del bambino di 4 anni. Le contraddizioni sono tante, al punto da spingere il giudice a rivolgersi al dottor Luca Sammicheli dell’Università di Bologna affinché esegua una validation, il "test della verità" che ieri ha scagionato il padre.
mercoledì 29 settembre 2010
Non violentò una bambina. Assolto dopo tre anni in cella
29 settembre 2010, Palermo — Assolto in appello e scarcerato, dopo tre anni trascorsi in cella, un operaio di Montelepre (Palermo): era accusato di violenza sessuale nei confronti della figlia di suoi amici. L’uomo, P.M., di 42 anni, in primo grado era stato condannato a nove anni: la sentenza di assoluzione di questo pomeriggio è stata pronunciata dalla quarta sezione della Corte d’Appello di Palermo, presieduta da Renato Grillo.
Poco convinti dell’attendibilità della piccola vittima, che all’epoca dei fatti, risalenti al 2007, aveva 10 anni, i giudici hanno ordinato una nuova perizia collegiale, diretta a verificare la credibilità soggettiva della bambina. La psicologa e il neuropsichiatra infantile che l’hanno esaminata, hanno però raggiunto conclusioni negative. Da qui l’assoluzione.
Poco convinti dell’attendibilità della piccola vittima, che all’epoca dei fatti, risalenti al 2007, aveva 10 anni, i giudici hanno ordinato una nuova perizia collegiale, diretta a verificare la credibilità soggettiva della bambina. La psicologa e il neuropsichiatra infantile che l’hanno esaminata, hanno però raggiunto conclusioni negative. Da qui l’assoluzione.
venerdì 24 settembre 2010
Accusato di violenza sulla nipote, assolto
24 settembre 2010, Santa Margherita di Belice (Agrigento) - La Corte d'appello di Palermo ha emesso ieri la sentenza di proscioglimento nei confronti di A.T., 40 anni, di Santa Margerita Belice, accusato di violenza sessuale sulla nipotina. L'uomo era stato incriminato quando la madre della bambina e i servizi sociali sono venuti a conoscenza dell'accaduto e il Tribunale, in primo grado, aveva emesso la senteza di condanna a sette anni e un mese di reclusione. In quell'occasione gli inquirenti erano riusciti a risalire anche a un testimone.
La difesa, invece, ha puntato sulla non attendibilità di quanto raccontato dalla bambina, escludendo ogni ipotesi di violenza ed effettuando anche una ricostruzione dei fatti che non comprendeva l'episodio in questione. La Corte d'appello, accettando la tesi, ha riformulato la sentenza.
La difesa, invece, ha puntato sulla non attendibilità di quanto raccontato dalla bambina, escludendo ogni ipotesi di violenza ed effettuando anche una ricostruzione dei fatti che non comprendeva l'episodio in questione. La Corte d'appello, accettando la tesi, ha riformulato la sentenza.
sabato 31 luglio 2010
Non violentò due alunni: insegnante assolto
28 luglio 2010, Milano - È stato assolto in primo grado e in appello, ma la vita di un maestro delle elementari di Milano non sarà più la stessa, dopo i 247 giorni di ingiusta detenzione e la macchia indelebile sulla sua reputazione. L'accusa: violenza sessuale su due bambini di 8 anni durante l'orario scolastico.
Tutto è iniziato nel 2002, come riporta il Corriere della Sera, con l'accusa di molestie sessuali da parte della madre di due bambini (non supportate da alcun riscontro clinico) e l'insegnante di Milano, dichiaratamente omosessuale, finisce nel labirinto infernale della giustizia italiana. Detenuto a San Vittore, viene sorvegliato a vista 24 ore su 24 perché la tipologia del suo reato, violenza su minore, lo esponeva alla ferocia dei compagni di cella.
Due mesi di carcere e sei agli arresti domiciliari, senza contare l'attesa, dal 2002 al 2009, della sentenza d'Appello che si conclude con la piena assoluzione.
Tutto è iniziato nel 2002, come riporta il Corriere della Sera, con l'accusa di molestie sessuali da parte della madre di due bambini (non supportate da alcun riscontro clinico) e l'insegnante di Milano, dichiaratamente omosessuale, finisce nel labirinto infernale della giustizia italiana. Detenuto a San Vittore, viene sorvegliato a vista 24 ore su 24 perché la tipologia del suo reato, violenza su minore, lo esponeva alla ferocia dei compagni di cella.
Due mesi di carcere e sei agli arresti domiciliari, senza contare l'attesa, dal 2002 al 2009, della sentenza d'Appello che si conclude con la piena assoluzione.
domenica 25 luglio 2010
Vittime di false accuse provenienti dalle nipoti, assolti dopo sette anni di calvario giudiziario
24 luglio 2010, Vercelli - A pochi giorni dal giudizio di illegittimità costituzionale della norma che rendeva obbligatorio il carcere per gli accusati di violenza su minore, un'altra sentenza riguardante però due persone, il nonno e lo zio di tre sorelline che avevano falsamente accusato i due parenti di averle sessualmente molestate. «Il nonno fa sempre lo stupidino e mi alza la gonna» aveva detto una di esse ad un'insegnante di sostegno: le bambine sono finite in una casa famiglia su decisione del tribunale dei minori che aveva giudicati indegni i genitori in quanto in qualche maniera collusi con i due uomini, che invece hanno passato due anni in carcere come conseguenza delle dichiarazioni delle tre ragazzine, con l'accusa di violenza sessuale su minore.
«Sono sempre state fantasiose, si sono condizionate l’un l’altra» hanno detto il padre e la madre, nel tentativo di difendere i parenti accusati del crimine più infamante che si possa pensare. Per anni sono stati additati come i mostri di Vercelli, prima della sentenza di assoluzione in cui i giudici hanno dato ragione ai periti: le tre sorelle non sono state toccate neanche con un dito.
Il modo di procedere segue un copione altrettanto violento quanto la presunta violenza denunciata: intanto si manda in galera l’accusato, lo si dà in pasto all’opinione pubblica, poi si vedrà se è davvero colpevole. Sembra quasi che il giudice debba fare ammenda di un atavico senso di colpa, per il quale la nostra civiltà non avrebbe sufficientemente protetto, nella sua storia millenaria, le donne. Insomma, meglio credere sempre a quello che dice una donna: se è una bugiarda poi si vedrà.
«Sono sempre state fantasiose, si sono condizionate l’un l’altra» hanno detto il padre e la madre, nel tentativo di difendere i parenti accusati del crimine più infamante che si possa pensare. Per anni sono stati additati come i mostri di Vercelli, prima della sentenza di assoluzione in cui i giudici hanno dato ragione ai periti: le tre sorelle non sono state toccate neanche con un dito.
Il modo di procedere segue un copione altrettanto violento quanto la presunta violenza denunciata: intanto si manda in galera l’accusato, lo si dà in pasto all’opinione pubblica, poi si vedrà se è davvero colpevole. Sembra quasi che il giudice debba fare ammenda di un atavico senso di colpa, per il quale la nostra civiltà non avrebbe sufficientemente protetto, nella sua storia millenaria, le donne. Insomma, meglio credere sempre a quello che dice una donna: se è una bugiarda poi si vedrà.
giovedì 10 giugno 2010
Stupro inventato per vendetta, papà scarcerato
29 Maggio 2010, Latina - Una violenza sessuale inventata per vendicarsi del padre che non la faceva uscire. I giudici del tribunale del Riesame hanno disposto la scarcerazione dell'operaio di Borgo Vodice arrestato circa un mese fa con l'accusa di aver violentato la figlia.
I magistrati hanno accolto la tesi della difesa, rappresentata dall'avvocato Angelo Palmieri. A quanto pare la storia della violenza sarebbe stata inventata dalla giovane dopo un contrasto con il papà che non approvava la relazione della ragazza con un coetaneo. Da qui l'annullamento dell'ordinanza di custodia cautelare emessa dal giudice del Tribunale di Latina.
I magistrati hanno accolto la tesi della difesa, rappresentata dall'avvocato Angelo Palmieri. A quanto pare la storia della violenza sarebbe stata inventata dalla giovane dopo un contrasto con il papà che non approvava la relazione della ragazza con un coetaneo. Da qui l'annullamento dell'ordinanza di custodia cautelare emessa dal giudice del Tribunale di Latina.
mercoledì 2 giugno 2010
Consigli di Vittorio Apolloni sui comportamenti da evitare per non essere ingiustamente accusati di pedofilia
Vittorio Apolloni è creatore del centro di documentazione su falsi abusi, cioè sulle calunnie di pedofilia; gli 11 consigli sotto riportati sono rivolti ad insegnanti, parroci e chiunque per qualsiasi motivo debba stare estensivamente a contatto con i bambini, ma possono essere facilmente parafrasati e adattati per essere utilizzati da tutti, soprattutto dai padri in fase di separazione. Nonostante possano apparire deliranti a prima vista, essi rispecchiano la squallida realtà dei nostri giorni in cui molte persone, ad esempio procuratori della Repubblica a caccia di notorietà e relativi consulenti, sono disposte a strumentalizzare anche il minimo comportamento che possa essere considerato equivoco per distruggere per sempre la vita di una persona. A questo proposito, ricordiamo il caso di un papà che è stato messo in carcere con l'accusa di pedofilia per il solo fatto di aver dato due bacetti alla figlia (qui l'intervista dopo il rilascio): fatti come questo dimostrano come sia rischioso non adottare determinate norme di comportamento che in un primo tempo potrebbero apparire paranoiche, ma che in realtà si rendono assolutamente necessarie onde non finire invischiati in casi come quello sopra menzionato.
- Evitate al massimo ogni contatto fisico con i bambini: semplici gesti affettuosi (carezze, coccole, dare una caramella…) possono essere fraintesi
- Evitate di parlare ai bambini della vostra famiglia, dei suoi componenti e dei loro connotati fisici
- Non fornite alcuna descrizione della vostra abitazione, degli oggetti e arredi in essa contenuti, della sua ubicazione
- Se possedete animali domestici, evitate di menzionarli o portarli con voi
- Evitate assolutamente ogni rappresentazione di personaggi fantastici legati ai tradizionali universi fiabeschi (Cappuccetto Rosso e il lupo cattivo, Biancaneve e i sette nani, la perfida strega, Robot Pallino…)
- Evitate durante le feste e le attività didattico/educative l’uso di macchine fotografiche, videocamere, proiettori, televisori e videoregistratori
- Promuovete al massimo l’autonomia dei bambini quando si recano in bagno e limitate allo stretto indispensabile il vostro intervento
- Quando si rende necessario cambiare un bambino, rintracciate a casa o sul posto di lavoro uno dei genitori, invitandolo a intervenire o comunque chiedendo l’autorizzazione ad agire in sua vece. Nell’evenienza stilate un verbale indicando orario, contesto e operatori presenti (che non dovranno mai essere meno di due, meglio se tre, e non dovranno mai essere gli stessi nelle diverse occasioni)
- Se notate lividi, lesioni, ferite di varia entità e natura su un bambino, segnalateli immediatamente a un responsabile (genitore, insegnante, direttore, parroco…), senza curarvi delle giustificazioni addotte dall’infante. Pretendete che ogni comunicazione sia verbalizzata e vi sia consegnata copia controfirmata
- Se un genitore riferisce malesseri del bambino, chiedete immediatamente una sua dichiarazione scritta e firmata. Questo vale sia per i disturbi ricorrenti (stipsi, epistassi, dermatiti, congiuntiviti…), sia per quelli occasionali (inappetenze, indigestioni, paure, incubi notturni…). Conservate le dichiarazioni agli atti il più a lungo possibile
- Segnalate immediatamente qualsiasi comportamento sessualizzato del bambino sia ai genitori sia a un vostro superiore. Chi ha una conoscenza minima della psicologia dell’età evolutiva sa che molti comportamenti sono da considerarsi assolutamente normali e prevedibili, ma ciò non vale per la maggior parte dei genitori e anche (purtroppo) degli inquirenti, per alcuni operatori della salute mentale, medici e perfino maestre
mercoledì 26 maggio 2010
Sono solo un papà: parla il padre accusato di pedofilia
Intervista al padre arrestato in Brasile per pedofilia, dopo il suo rilascio
“Io sono un padre che vuole bene a una figlia, che vive per la figlia, che adora la figlia, da padre”. Così l'imprenditore italiano accusato di pedofilia in Brasile ha spiegato ai microfoni di Mattino Cinque la terribile vicenda di cui è stato protagonista. “Mia figlia è molto affettuosa - ha spiegato - Mi dà i bacetti, mi salta al collo, ma sono sempre baci tra padre e figlia, niente di più. Le altre cose che sono state dette non esistono”.
“Era il primo settembre, ed era il nostro penultimo giorno di mare - ha proseguito, ricostruendo quanto è accaduto - Doveva essere un giorno di mare come tutti gli altri, e invece siamo arrivati allo stabilimento e quella mattina sono andato in piscina perché durante tutto il mese che ero stato lì non ero mai andato in piscina con i bambini. I bambini erano in due perché io e mia moglie eravamo in compagnia di un’altra famiglia di amici”.
“Quella mattina io, mia figlia e questo bambino di otto anni siamo andati in piscina: eravamo in acqua, abbiamo giocato, mi saltava sulle spalle e faceva i tuffi. All’ora di pranzo siamo andati a mangiare, poi io sono rimasto all’ombrellone e gli altri sono andati in piscina. Poi, intorno alle ore 15.30, sono tornato in piscina per stare ancora una mezz’oretta con loro e c’era anche mia moglie; poi lei si è allontanata per andare a pagare il conto e noi siamo rimasti in piscina e giocare ancora un po'”.
“Poi sono uscito dalla piscina con la bambina per mano per andare verso l’uscita dello stabilimento, e quando eravamo in prossimità dell’uscita, la bambina con l'altro bambino erano rimasti un po' indietro, all’improvviso sono intervenute due persone della sicurezza, si sono avvicinati ai bambini e hanno iniziato a far loro delle domande. A quel punto sono tornato indietro per chiedere cosa fosse successo, e loro mi hanno chiesto i documenti e se ero il padre della bambina, e poi siamo andati via. Quando è arrivata mia moglie le ho spiegato cosa era successo e lei è andata subito a parlare con queste persone per capire cosa era successo”.
Poi si è ritrovato in carcere. “Nei primi momenti mi veniva da ridere. Per me era una cosa assurda. Anzi ero molto tranquillo e pensavo che dato che la bambina ha la carnagione molto più scura di me, pensavo che si trattasse di un equivoco e una volta spiegata la situazione, e cioè che io ero il padre biologico della bambina, tutto si sarebbe chiarito e mi avrebbero lasciato andare. E invece mi hanno messo in galera. Ma per i primi giorni ero tranquillo perché avevo la coscienza a posto e pensavo che la situazione si sarebbe risolta già la mattina dopo, una volta portati i documenti”.
L'imprenditore italiano è sposato con la moglie brasiliana da undici anni. “Io sono molto affezionato a mia figlia anche perché io è mia moglie abbiamo perso tre figlie: le prime due erano gemelle, nate il 17 gennaio 1999 all’ospedale Gemelli, e la sfortuna ha voluto che quel giorno in ospedale non ci fossero culle per i bambini prematuri, perciò sono nate lì e poi una me l’hanno portata a San Giovanni e l’altra al Policlinico di Roma. La bambina che era ricoverata al Policlinico ha vissuto tre giorni, mentre l’altra 20 giorni. Adesso questa bambina è tutta la mia vita...”, ha spiegato.
Alla bimba, per ora, non ha trovato il coraggio di raccontarle quanto è successo veramente. “Le ho detto che ero stato male ed ero in ospedale - ha detto - Io non riesco ancora a ritornare alla vita normale”. Per la coppia che l'ha accusato non prova però rancore. “Mi hanno accusato per un preconcetto, perché un uomo bianco con una bambina un po’ più scura di carnagione… purtroppo là il problema esiste”.
Collegamenti esterni
lunedì 24 maggio 2010
Bacia la figlia di 8 anni, italiano arrestato in Brasile
4 settembre 2009, Brasile - Un turista italiano di 40 anni che, mentre si trovava nella spiaggia di Fortaleza, stato di Cearà, nel nord est del Paese, con la moglie brasiliana, ha baciato la figlia di otto anni sulla bocca e le ha fatto delle carezze è stato arrestato martedì scorso. Lo ha reso noto oggi il suo legale Flavio Giacinto a "Folha online", il sito internet del quotidiano Folha de S.Paulo. «Il mio cliente è stato vittima di un errore grossolano» ha specificato il legale, precisando che il suo difeso è tuttora in carcere e che sta aspettando di conoscere gli atti per analizzare qual è il miglior modo per ottenerne la libertà. Secondo l’avvocato, l’arresto del turista italiano è avvenuto «a causa della irresponsabilità di una persona che non sapeva che era il padre della bambina». Il legale ha anche assicurato che sua moglie, una brasiliana con cui è sposato da 12 anni, e che si trovava con lui a Fortaleza per visitare i suoi parenti, «è in stato di shock» per l’arresto del marito.
Il turista italiano è stato arrestato in base alla nuova legge sulla violenza sessuale, che assimila l’abuso con la violenza vera e propria. Lo ha specificato al canale tv Globo José Barbosa Filho, responsabile del commissariato di polizia di Aldeota, la località balneare nei pressi di Fortaleza, dove è stato detenuto mentre, insieme alla figlia e alla moglie, si trovava nella piscina di un bar della spiaggia. La denuncia è stata presentata da una coppia che si trovava a pochi passi da loro. Secondo Globo la bambina è stata interrogata da poliziotte del Commissariato per i minorenni e ha detto loro che, in Italia, i baci sulla bocca tra genitori e figli sono comuni. Allo stesso canale televisivo, Flavio Giacinto Silva, il legale del turista, ha assicurato che il commissario che ha accolto la denuncia non ha verificato quanto è accaduto. Il legale ha anche sottolineato che l’italiano trascorre le vacanze ad Aldeota da 12 anni e frequenta sempre lo stesso bar della spiaggia, chiamato CrocoBeach.
Il turista italiano è stato arrestato in base alla nuova legge sulla violenza sessuale, che assimila l’abuso con la violenza vera e propria. Lo ha specificato al canale tv Globo José Barbosa Filho, responsabile del commissariato di polizia di Aldeota, la località balneare nei pressi di Fortaleza, dove è stato detenuto mentre, insieme alla figlia e alla moglie, si trovava nella piscina di un bar della spiaggia. La denuncia è stata presentata da una coppia che si trovava a pochi passi da loro. Secondo Globo la bambina è stata interrogata da poliziotte del Commissariato per i minorenni e ha detto loro che, in Italia, i baci sulla bocca tra genitori e figli sono comuni. Allo stesso canale televisivo, Flavio Giacinto Silva, il legale del turista, ha assicurato che il commissario che ha accolto la denuncia non ha verificato quanto è accaduto. Il legale ha anche sottolineato che l’italiano trascorre le vacanze ad Aldeota da 12 anni e frequenta sempre lo stesso bar della spiaggia, chiamato CrocoBeach.
venerdì 16 aprile 2010
Per gli uomini denunciati di stupro o pedofilia vale la presunzione di colpevolezza
Per gli uomini denunciati di stupro o pedofilia vale sempre la presunzione di colpevolezza, ossia diventano colpevoli nell'istante stesso in cui vengono denunciati e scagionati solo quando emergono prove a loro favorevoli. Può trattarsi di testimonianze, prove oggettive come filmati o registrazioni, oppure di pesanti contraddizioni da parte della calunniatrice. Emblematico a questo proposito è il caso di Carlo Parlanti, condannato solo sulla base della testimonianza della sua ex convivente. In quel caso tuttavia non solo non vi erano prove oggettive a suo sfavore, ma erano addirittura state portate dalla difesa intercettazioni tra la presunta vittima e la procura che mostravano inequivocabili una complicità tra la procura e la signora per far condannare il Parlanti senza prove. Queste, assieme alle contraddizioni della donna, in questo caso non sono state neanche prese in considerazione dal tribunale che ha emesso una sentenza di colpevolezza nei confronti di Parlanti. Ebbene si, a volte la giustizia arriva a produrre anche questi mostri giuridici.
giovedì 15 aprile 2010
Testimonianze di magistrati sul fenomeno delle false accuse
Ne avevamo già parlato in precedenza, ma a quanto pare non sono pochi i magistrati che si lamentano delle false denunce e dei costi che per questo vengono sostenuti dalle procure e dai tribunali.
La dottoressa Bresci Barbara, il magistrato che dall’introduzione del nuovo reato di "atti persecutori" nel nostro ordinamento (febbraio 2009) ha aperto il più alto numero di fascicoli per stalking
La dottoressa Bresci Barbara, il magistrato che dall’introduzione del nuovo reato di "atti persecutori" nel nostro ordinamento (febbraio 2009) ha aperto il più alto numero di fascicoli per stalking
Sempre più spesso si ricorre alla querela del coniuge o del convivente per risolvere a proprio favore i contenziosi civili per l’affidamento dei figli o per l’assegno di mantenimento. Non sono rari i casi che, a controversia sanata, le querele vengano rimesse, con buona pace per le risorse professionali ed economiche investite dagli inquirenti allo scopo di istruire i fascicoli e raccogliere gli elementi probatori a carico degli indagati [...] anche in casi molto gravi, che in precedenza avevano portato all’emissione di una misura cautelare. Per ovvi motivi di riservatezza non posso entrare nel merito dei singoli episodi, ma ancora di recente mi è stato comunicato dal difensore e dalla parte civile che una coppia ha espresso la volontà di tornare insieme dopo che, durante l’indagine, avevamo accertato episodi gravissimi a carico dell’uomoLa dottoressa Jaqueline Monica Magi, giudice del tribunale di Pistoia, parla invece del fenomeno delle false accuse di violenza sessuale su minore
Potrebbe sembrare incredibile che si possa accusare qualcuno che si sa innocente di un delitto turpe quale quello di violenza sessuale, in particolare quando è perpetrata su un bambino, eppure succede e neanche troppo raramente [...] per l’esperienza fatta le false denunce provengono quasi nella totalità da donne, spesso madri che in tal modo tentano di allontanare gli ex mariti dai figli o peggio credono di vendicarsi di non si sa quali torti subiti durante il matrimonioL'AGI (associazioni giuristi italiani) spiega, attraverso l'avvocato Cristina Nicolini
Se ci sono i minori in ballo, si mettono in atto dinamiche crudeli: le donne avanzano false denunce di maltrattamenti o molestie sui figli a scapito del coniuge, per togliere a quest'ultimo la patria potestàdinamiche che, secondo la presidente Clara Cirillo, sono in aumento
credo che la tendenza stia crescendo: questo è sintomo di un disagio della mancanza di un punto d'ascolto. [...] Ad adottare questi sotterfugi sono tutte donne: se la separazione è in corso, non ci sono strumenti prima dell'udienza per allontanare uno dei due genitori da casa. L'ordine di allontanamento giunge solo in caso di violenza fisica, ed ecco perché arrivano le denunce verso i mariti, per la maggior parte dei casi inventate
Fonti
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martedì 30 marzo 2010
Un sistema rapido per eliminare il coniuge
Riporto qui la testimonianza di una vittima delle false accuse. Questa persona ha dovuto scontare quasi quattro anni di carcerazione preventiva prima di essere assolto dalle accuse di pedofilia nei confronti della figlia formulate dalla ex moglie dopo il divorzio. Accuse che alla fine si sono rivelate false, come del resto avviene in molti casi.
domenica 28 marzo 2010
I dati dell'ISTAT e il pregiudizio strisciante
Se è vero che i dati riguardanti la violenza domestica sono allarmanti, è anche vero che quelli concernenti le false accuse, relativamente all'importanza che viene data a questo fenomeno (completamente ignorato dai media e dagli istituti statistici, per i quali è certamente più interessante fornire dati su temi scottanti piuttosto che su altri alla cui esistenza la gente comune fatica addirittura a credere, sia per un radicato pregiudizio che vuole la donna santa a priori sia appunto per la pressoché nulla rilevanza data a questo genere di problemi), sono oltremodo inquietanti. Il procuratore della Repubblica di Bergamo Carmen Pugliese ad esempio, nell'intervista che viene fornita di seguito, lamenta il fatto che 8 denunce di maltrattamenti su 10 provenienti da donne contro i loro mariti si rivelano alla fine fasulle. Nonostante siano questi i dati, l'ISTAT continua a focalizzare i propri sforzi sul fenomeno dei maltrattamenti, dimenticandosi stranamente di ricordare la possibilità delle false dichiarazioni: un'indagine svolta per telefono nel 2006 ha rilevato che in Italia una donna su tre è stata vittima di violenza almeno una volta nella vita. Nell'immaginario collettivo, questi dati vengono presi per oggettivi, veri e inconfutabili (tanto che le varie organizzazioni femministe ci marciano sopra con fierezza): in altri termini, per la gente comune tutto ciò non significa che una donna su tre ha dichiarato di essere stata vittima di violenza, ma che una donna su tre è effettivamente stata oggetto di maltrattamenti. Eppure, e qui sta l'assurdo, questi sondaggi intrinsecamente soggettivi e personali (dunque di validità reale nulla perché potrebbero anche essere menzogne) prendono inevitabilmente il sopravvento su quelli, al contrario realmente oggettivi e inconfutabili perché provenienti dagli uffici di una procura, forniti da un anonimo magistrato in forze ad un anonimo pool specializzato in reati sessuali e familiari. Solo per il fatto che il fenomeno dei falsi abusi non viene monitorato dall'ISTAT, che se ne disinteressa bellamente, il fenomeno in pratica non esiste. Eppure, lo diciamo di nuovo, la verità è quella che segue
Un altro dato riguarda le false accuse di pedofilia avanzate dalle donne contro i loro mariti ed ex-mariti e funzionali esclusivamente a sottrarre loro i beni economici, la casa, il denaro e i figli. Luca Steffenoni, nel suo libro Presunto colpevole, osserva che «nella classifica degli abusatori di minori si collocano, con un sorprendente 80 per cento, i padri separati denunciati dall'ex-moglie in concomitanza o immediatamente dopo la richiesta di divorzio».Da L'eco di Bergamo, 31 gennaio 2009 - «I maltrattamenti in famiglia stanno diventando un'arma di ritorsione per i contenziosi civili durante le separazioni», avverte Carmen Pugliese, pm del pool della Procura specializzato in reati sessuali e familiari, scorrendo i dati che vedono questo tipo di violenza aumentare in maniera significativa. Nella Bergamasca si è passati dai 278 casi del 2006 ai 306 del 2007, fino ai 382 del 2008, in pratica più di una denuncia al giorno. E se è vero che si riscontra una sempre più diffusa propensione da parte di padri e mariti ad alzare le mani, è altrettanto appurato che molte volte le versioni fornite dalle presunte vittime (quasi sempre donne) sono gonfiate ad arte. «Solo in due casi su 10 si tratta di maltrattamenti veri» analizza il pm Pugliese «il resto sono querele enfatizzate e usate come ricatto nei confronti dei mariti durante la separazione. 'Se non mi concedi tot benefici, io ti denuncio' è la minaccia che fanno le mogli. [...] L'impressione è che tendano a usare pm e polizia giudiziaria come strumento per perseguire i propri interessi economici in fase di separazione».
Poche, in percentuale, le inchieste che sfociano in condanna. «Molte volte» rivela il pm Pugliese «siamo noi stessi a chiedere l'archiviazione. In altri casi, invece, si arriva a un processo dove la presunta vittima ridimensiona il proprio racconto. È successo anche che qualche ex moglie sia finita indagata per calunnia».
Carmen Pugliese una tiratina d'orecchi la riserva anche alle associazioni che operano a tutela delle donne: «Non fanno l'operazione di filtro che dovrebbero fare: incitano le assistite a denunciare, ma poi si disinteressano del percorso giudiziario, di verificare come finirà la vicenda. Mi sembra una difesa indiscriminata della tutela della donna che viene a denunciare i maltrattamenti, senza mettere in conto che questa donna potrebbe sempre cambiare versione».
venerdì 26 marzo 2010
La signora mi ha detto che devo disegnare un fantasma e chiamarlo pisello
Si tratta della testimonianza di una bambina obbligata a sostenere una seduta con una ginecologa del Cismai, associazione delegata dalla procura di Milano a redarre perizie contro persone accusate di pedofilia, allo scopo di produrre prove ai danni del padre Salvatore Lucanto, poi finito in carcere per due anni e mezzo prima di essere assolto in Cassazione. Segue qui un articolo in cui vengono descritte le modalità di indagine seguite da questa organizzazione.
Tratto da Il Foglio del 23 marzo 2001
Roma. Dopo aver avviato un'istruttoria sui suoi rudi metodi d'indagine di Pietro Forno, il Csm ora studia anche l'operato dei suoi consulenti di parte: psicologi che emettono sentenze di condanna inappellabili, ginecologi dai discutibili pareri medici, e un rapporto troppo stretto fra la procura milanese e un'associazione di psicoterapeuti.A dicembre, il pm del pool dei soggetti deboli (donne e bambini vittime di maltrattamenti e abusi sessuali), finisce al centro di una polemica e di un'indagine del Csm. Un taxista milanese, Marino Viola, accusato di violenze sessuali sulla figlia, viene assolto quando a Forno subentra un altro pm, Tiziana Siciliano. Il suo avvocato difensore, Luigi Vanni, segnala parecchie irregolarità avvenute nel corso delle indagini e confermate dalla requisitoria della Siciliano. Il processo diventa un caso che solleva dubbi sulle metodologie adottate da Forno e getta ombre sul lavoro dei periti. Il Csm apre un'istruttoria su richiesta del consigliere laico Eligio Resta, Forno si difende, accusa i giornalisti di stare dalla parte dei pedofili, annuncia la richiesta di trasferimento, la procura milanese si divide, Francesco Saverio Borrelli lo conferma e lui resta al suo posto.
Ma il Csm prosegue. Indaga anche sul processo Artico, l'educatore condannato in appello il 20 febbraio a 9 anni di reclusione. Emerge un uso spregiudicato delle intercettazioni telefoniche da parte del pm e interrogatori intimidatori delle presunte vittime da parte dei poliziotti.
Gli esperti del Cismai
Poi nel dossier Forno arrivano le carte che riguardano un coordinamento composto da 40 centri e servizi, pubblici e privati, e 100 soci che operano nel campo del trattamento e prevenzione dell'abuso sessuale sui minori: il Cismai. [...] I loro pareri coincidono sempre con la tesi del pm, il loro protocollo di intervento è la fotocopia del metodo d'indagine introdotto nel 1989 da Forno. Dopo le loro relazioni, i minori vengono tolti alle famiglie e affidati ai centri, dove spesso lavorano gli stessi periti. [...] Il primo a puntare il dito contro il Cismai è il senatore Augusto Cortellone dell'Udeur. In un'interrogazione parlamentare al ministro della Giustizia del 9 febbraio scriveOggi varie procure, tribunali e uffici Gip provvedono alla scelta dei loro consulenti quasi sempre fra gli associati Cismai, sia per i magistrati dell'accusa che per i giudici all'interno della stessa vicenda processuale, contraddicendo così il principio costituzionale del giusto processo. Le loro perizie partono sempre dal presupposto della colpevolezza dell'indagato. Non crede il ministro che sussista il pericolo che i soci Cismai, perpetrino condotte penalmente rilevanti come le false perizie o false interpretazioni?Il 15 febbraio la presidentessa del Cismai Teresa Bertotti scrive al ministro della Giustizia per chiarire le finalità dell'associazione e conclude
Segnalo l'effetto negativo che suscitano queste prese di posizioni negli operatori chiamati per prevenire e rilevare precocemente i casi di pedofilia e poi accusati di una del tutto non precisata appartenenza nefasta la cui colpa sarebbe quella di favorire lo scambio e il confronto fra professionistiMa il protocollo di intervento di questa associazione non è mai stato approvato dall'Ordine nazionale degli psicologi che già nel 1999 lo ritiene pericolo perché, come scrive il professor Guglielmo Gullotta a cui l'Ordine ha chiesto un parere, «non viene neanche presa in esame l'ipotesi che il sospettato possa essere innocente, ma si afferma che l'abusante (il pedofilo) neghi sempre». Insomma, si evince che il Cismai abbia storpiato il metodo della validation psicologica americano, per aderire all'impianto italiano di certi pm. Il risultato è un pasticcio psico-giudiziario che potrebbe aver portato in carcere più di un innocente e fabbricato qualche mostro.
Nel processo Viola, la pm Tiziana Siciliano, riferendosi alla ginecologa Cristina Maggioni che ha riscontrato segni di una violenza sessuale mai avvenuta, dice
Ci viene da chiederci se sia una totale incompetente o una persona in malafedeÈ lei la perita incaricata da Forno in numerosi processi, in 9 anni ha fatto 358 consulenze, ha partecipato a vari processi dove è sempre stata smentita dai consulenti del giudice.
Nel processo a Salvatore Lucanto (il pm è sempre Forno), la vicenda è ancora più grave. Secondo l'accusa, Salvatore avrebbe violentato sia la cugina minorenne sia la figlia Angela. Finisce in carcere, per due anni e mezzo, nel dicembre 1999 viene assolto perché il fatto non sussiste. L'accusa si basa esclusivamente su due disegni eseguiti dalla figlia in presenza di una psicologa del Cismai, Luisa Della Rosa. Quando la bimba esce dall'audizione protetta dice
La signora mi ha detto che devo disegnare un fantasma e chiamarlo piselloPoi viene prelevata a scuola e portata al Centro aiuto famiglia e bambini maltrattati (uno dei quattro centri fondati dal Cismai) dove lavora l'allora consulente del pm Luisa Della Rosa. Per due anni, il centro riceve dal comune di Milano 5 milioni e 400 mila lire al mese per l'affidamento della bambina (il conto finale di 150 milioni viene presentato al padre). Durante il processo di primo grado un'altra perita, la psicoterapeuta Marinella Malacrea (presidente del Centro del bambino maltrattato e membro del direttivo Cismai) viene sospettata di fare perizie "forzate". Uno degli avvocati Guido Bomparola, chiede che un foglietto di appunti della psicoterapeuta venga allegato agli atti. C'è scritto
Con Forno rimango poi d'accordo che farò bastare gli elementi che ho… informo Forno che se non riuscirò a produrre un minimo di alleanza [con la bambina testimone, ndr] non mi pare utile farle un esame psicologico, sarebbe [non si capisce la parola] oltre che controproducente
mercoledì 24 marzo 2010
«Ha stuprato la nipote», ma non è vero niente: giustizia dopo 14 anni
Era stato accusato di aver violentato, seviziato e soggiogato sua nipote, all’epoca dei fatti ancora una bambina. Con questa accusa infamante addosso, con questo peso insopportabile nel cuore, ha dovuto sopportare anni di dolorosi processi e umiliazioni. Alla fine, la verità è venuta a galla. Quelle accuse erano finte, inventate di sana pianta da una ragazza dalla personalità evidentemente disturbata. E solo dopo 14 anni di calvario quest’uomo, oggi 70enne, è riuscito a ottenere giustizia: la donna che ha mentito rovinandogli la vita, la nipote oggi 31enne, sarà processata con l’accusa di calunnia aggravata.
L’imputazione è stata disposta dal giudice per le indagini preliminari Guido Salvini, che ha rigettato la richiesta di archiviazione formulata dalla Procura. Nel dispositivo, il gip esprime perplessità su tutta la vicenda giudiziaria «fonte di sicura sofferenza» per il 69enne e in particolare sulla richiesta di archiviazione presentata dal pubblico ministero «il primo settembre 2009, dopo una stasi di quasi 4 anni del procedimento a partire dalla denuncia dell’anziano del 16 novembre 2005».
La disavventura giudiziaria di Salvatore A. è cominciata il 30 gennaio 1996 quando la nipote, all'epoca 18enne, lo aveva denunciato, sostenendo di essere stata violentata più volte da lui fin da quando aveva 10 anni. Ne era nata un’inchiesta giudiziaria e l’uomo ha rischiato anche di finire in carcere. Durante i cinque anni di processo, il racconto dell’accusatrice si fa via via più pesante: «Lo zio mi ha stuprata, mi spegneva le sigarette sulle braccia e sulle gambe - racconta la ragazza in Tribunale - e mi tagliuzzava con un coltellino». «Un giorno - riferisce sempre la 18enne - mi ha portata in un appartamento per farmi incontrare altri uomini che poi mi hanno stuprata».
La vicenda
E’ una vicenda che ha dell’incredibile quella che vede come protagonista Salvatore A., un uomo oggi quasi 70enne, accusato nel lontano 1996, dalla nipote allora 18enne, di averla stuprata e seviziata da quando era ancora una bambina. Dopo aver subito un processo che solo per il primo grado è durato ben 5 anni (anche se le udienze sono state solo 18), dopo aver ottenuto l’assoluzione con formula piena il 29 aprile 2004, dopo che la sentenza è passata in giudicato il 27 dicembre successivo; finalmente Salvatore A., ha ottenuto l'imputazione coatta della sua accusatrice oggi 31enne.L’imputazione è stata disposta dal giudice per le indagini preliminari Guido Salvini, che ha rigettato la richiesta di archiviazione formulata dalla Procura. Nel dispositivo, il gip esprime perplessità su tutta la vicenda giudiziaria «fonte di sicura sofferenza» per il 69enne e in particolare sulla richiesta di archiviazione presentata dal pubblico ministero «il primo settembre 2009, dopo una stasi di quasi 4 anni del procedimento a partire dalla denuncia dell’anziano del 16 novembre 2005».
La disavventura giudiziaria di Salvatore A. è cominciata il 30 gennaio 1996 quando la nipote, all'epoca 18enne, lo aveva denunciato, sostenendo di essere stata violentata più volte da lui fin da quando aveva 10 anni. Ne era nata un’inchiesta giudiziaria e l’uomo ha rischiato anche di finire in carcere. Durante i cinque anni di processo, il racconto dell’accusatrice si fa via via più pesante: «Lo zio mi ha stuprata, mi spegneva le sigarette sulle braccia e sulle gambe - racconta la ragazza in Tribunale - e mi tagliuzzava con un coltellino». «Un giorno - riferisce sempre la 18enne - mi ha portata in un appartamento per farmi incontrare altri uomini che poi mi hanno stuprata».
Accuse false
Ma le accuse della nipote, erano via via cadute in una serie di contraddizioni al punto che i giudici avevano assolto l’imputato. La ragazzina sosteneva inoltre di aver confidato, all’epoca, queste cose ad alcuni partenti, che però erano già morti. «Quest’uomo - spiega il gip Giudo Salvini - ha subito un grave danno all’onore, e ha visto la sua libertà personale posta in serio pericolo e la sottoposizione a un processo che è durato molti anni, fonte di sicura sofferenza». «Per fortuna - conclude il giudice - quest’uomo ha creduto nella giustizia, presentando un proprio esposto nel 2005 contro la sua accusatrice».Fonte
sabato 6 marzo 2010
Le bugie di Roberta Lerici: fate attenzione a chi date i vostri voti
- accusato di abusi senza sentenza definitiva passata in giudicato non implica necessariamente che le accuse siano vere
- anzi, è documentato che quattro denunce di abusi avanzate da donne contro gli ex mariti oppure contro i mariti in fase di separazione su cinque sono false, cioè non danno luogo a condanne; in sostanza sono pretesti usati per togliere agli uomini i loro figli e sovente anche le loro proprietà (soldi, casa, automobili etc.)
- tra tutte le denunce di pedofilia, stranamente l'80% sono depositate da donne in sede di divorzio e riguardano i loro compagni; questo per dare un'idea di quanto questo fenomeno sia diffuso
A questo proposito, voglio segnalare una proposta di legge avanzata poco tempo fa dalle donne dell'Italia dei Valori al Consiglio Regionale Toscano, riguardante il divieto di affido condiviso dei figli fino al terzo grado di giudizio (ovvero, in media, per sei anni) qualora la donna presenti alle autorità una denuncia per maltrattamenti sui medesimi da parte del padre (ignorando volutamente l'esistenza dello strumento della misura cautelare, che può essere spiccata dai giudici in presenza di gravi indizi a corredo della denuncia: si tratta in sostanza dell'ennesimo tentativo di scavalcare l'autorità dei tribunali). Pare dunque che si tratti di un tema che sta molto a cuore alle donne di questa fazione, Lerici compresa. Ma ormai abbiamo capito che si tratta dell'ennesimo tentativo posto in essere da questa categoria per ritagliarsi ancora più privilegi di quelli che già possiedono. Pensate: a una donna basterebbe depositare una falsa denuncia di abusi per allontanare definitivamente o quasi i figli dal marito. In effetti questo è quello che già fanno, ma la legge se dovesse essere approvata fornirebbe loro una garanzia totale, l'impossibilità da parte dei giudici di dare ragione all'uomo. Legherebbe di fatto le mani a quei pochi magistrati che, non facendosi condizionare da accuse non ancora passate in giudicato, fino ad oggi hanno valutato l'affido su parametri oggettivi e non sulla base di preconcetti o preferenze personali.
giovedì 4 marzo 2010
Ingiustizia è fatta: La storia vera di una madre a cui l'ex marito porta via la figlia
Dall'abstract di un romanzo scritto da tale Gian Paolo Grattarola, tratto da una storia vera (cosa a cui ci sentiamo di credere)
Una mamma giovane e piacente e una deliziosa bambina di quattro anni che sembra il suo ritratto in miniatura affrontano il rito della colazione e poi si immergono nel traffico romano, parlando allegramente di saggi di danza e feste di compleanno lungo la strada verso la scuola. Dopo aver accompagnato la figlia, la donna si reca in palestra per una corroborante sessione di spinning.si, denuncia fatta da chi? Dovrebbe suscitare clamore questa cosa, simpatia istintiva nei confronti della madre? Noi sappiamo bene in realtà di che persona si tratta: di una calunniatrice, una delle tante. L'ennesima bugiarda. Eppure l'autore si presenta come un cittadino sdegnato da una vicenda in cui la donna è vittima di una palese ingiustizia. L'opera dovrebbe essere una testimonianza civile, dice. Certo, l'ennesima testimonianza dell'ebetismo e del pregiudizio in cui ormai è caduta la nostra società.
Un quadro idilliaco che crolla poco dopo al suono del cellulare: a chiamare Karen due assistenti sociali, che la invitano a presentarsi alla scuola di Charlotte con la massima urgenza, c'è da dare applicazione a un decreto del Tribunale dei minori che ha affidato la bambina alla custodia del padre Manlio, un influente medico in là con gli anni.
Karen crolla in un istante nella più profonda costernazione: come è possibile che la legge abbia stabilito che a occuparsi di sua figlia sia un uomo sul quale pende un denuncia per abusi sessuali nei confronti di Charlotte, un uomo che non ha mai voluto una figlia e che ha prima ostacolato e poi ignorato la sua gravidanza, un uomo che fino a poco tempo prima a malapena aveva interesse a che la piccola Charlotte esistesse? Per Karen è l'occasione per ricordare tutte le tappe della sua dolorosa vicenda giudiziaria, sentimentale e umana...
Fonte
- Blog (http://www.bambinicoraggiosi.com/?q=node/1860) di Roberta Lerici
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