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martedì 19 ottobre 2010

Uccide il marito e resta libera. Impunità per le donne assassine

Abano Terme, 18 ottobre 2010 — Ha passato ben tre giorni in clinica in stato di fermo, prima che il gip donna Sonia Bello decidesse di rimettere la sua sodale in libertà. Neanche gli arresti domiciliari per la donna che ha ucciso il marito simulando un omicidio-suicidio al quale lei ovviamente è sopravvissuta. E così Loretta Santinello può tranquillamente tornarsene alle sue attività come se non avesse fatto nulla. C'è da chiedersi se il gip donna Sonia Bello avrebbe fatto lo stesso nel caso di un uomo che uccide la propria moglie, se anche in quel caso avrebbe ritenuto insussistenti il pericolo di fuga e di inquinamento delle prove: a quanto pare, questi requisiti sussistono solo nel caso in cui l'indagato sia uomo, come ad esempio nel recente avvenimento della rissa alla metropolitana.

Insomma, morale della favola: signori uomini, vostra moglie vi può ammazzare tranquillamente, tanto sa che al massimo si farà qualche giorno in clinica psichiatrica e poi via, libera come l'aria. Ma non vi venga in mente di fare lo stesso con lei. Voi da uomini vi prendereste l'ergastolo. Ma veniamo ai fatti.

La signora Santinello avrebbe ucciso il marito Paolo Varotto somministrandogli un cocktail letale di psicofarmaci, prima di costruire la messinscena del suicidio. Si sarebbe recata con il marito, in automobile, in un posto isolato e poi con una sistola in gomma avrebbe collegato l'abitacolo con il tubo di scappamento. Ma dalle cartelle cliniche, risulta che la donna non abbia mai respirato monossido di carbonio. Intanto, anche il figlio della coppia Mauro Varotto è stato arrestato per possesso di droga, e portato in carcere. Lui. Naturalmente, mica è una donna.

venerdì 8 ottobre 2010

Mi picchiava e l'ho colpito. Parla la donna accusata di aver ucciso il marito

7 ottobre 2010, Rovereto (Trento) — «Mi picchiava e l'ho colpito». Queste le parole di Simonetta Agostini, la donna accusata di aver ucciso il marito Paolo Scrinzi al culmine di una lite con una coltellata al fianco. Inizialmente aveva raccontato che l'uomo si era sdraiato in camera da letto, che lei l'aveva raggiunto e che lo aveva colpito; ma adesso, a mente fredda, probabilmente anche consigliata dal suo avvocato, ha cambiato versione. Si insomma, sei una donna: basta che racconti che ti stavi difendendo dal marito violento e sei a posto, come da copione. Tu fuori di galera come se non fosse successo nulla e l'uomo al cimitero, dove merita del resto perché era un violento. Hanno sempre la scusa pronta. Loro. Ecco perché le carceri femminili son vuote.

La Agostini, nella sua nuova rielaborazione, ha raccontato che l'uomo l'ha trascinata con la forza in camera da letto; nel tragitto però, la donna sarebbe riuscita ad afferrare un coltello. Naturalmente per difendersi dal marito violento e cattivo che altrimenti l'avrebbe sicuramente uccisa. Nel momento in cui erano finiti sopra il letto, lei si era trovata a cadere sopra di lui e in quel momento lo avrebbe colpito, senza alcuna intenzione di ucciderlo, con quell'unica coltellata risultata fatale. Una legittima difesa insomma, quella di aver afferrato il coltello, e ciò che è successo dopo è stato accidentale. Insomma, alla fine è sempre colpa dell'uomo; sia mai che una donna uccida freddamente, quando si è mai sentito. Del resto, le omicide sono tutte malate, o sono state costrette ad uccidere per legittima difesa. E questo lo sanno bene gli avvocati, che a mali estremi chiedono sempre la perizia psichiatrica per le loro assistite. Pure per quella che ha ucciso il marito con lo scopo di prendersi l'eredità. Del resto, in tribunale è un trucco che a quanto pare funziona benissimo quando non si riesce proprio a far passare la donna come vittima del cattivone di turno.