lunedì 27 settembre 2010

Donne e legislazione penale

Da [1], riguardo la situazione negli Stati Uniti per quello che riguarda gli omicidi dei figli
Nel 68% dei casi le donne finiscono in ospedale mentre solo il 27% scontano una pena detentiva in carcere. Per i padri figlicidi la situazione sembra essere invertita, visto che solo il 14% viene inviato in manicomio contro un 72% che viene imprigionato o addirittura condannato a morte.
Marks e Krumar dall’analisi del loro campione rilevano che le madri vengono mandate in carcere meno frequentemente rispetto ai padri, pur avendo commesso lo stesso reato di figlicidio. Secondo gli autori la motivazione potrebbe essere la percezione che i padri facciano uso di metodi più violenti per commettere il reato. Le percentuali sono 84% dei padri e 19% delle madri che vengono puniti con il carcere per il reato commesso. I campioni analizzati da D’Orban e Cheung parlano di percentuali ancora più basse, attorno al 10%, di donne in carcere in seguito a figlicidio, la maggior parte ottiene la libertà condizionale o va in ospedale psichiatrico.
Anche un altro studioso della Sydney University, Andrei Wilczynsky, sostiene che la giustizia criminale tratta molto diversamente, in ogni fase del processo, le madri che uccidono i loro bambini dai padri che commettono il medesimo reato, seguendo il principio che i padri sarebbero “cattivi” e “normali” mentre le madri sarebbero “matte” ed “anormali”.
sintetizzando, il motivo per cui interviene il pietismo giudiziario ad assolvere le figlicide, e in generale le donne colpevoli di un qualsivoglia reato, dovrebbe essere la visione distorta che si ha dell'immagine femminile, rispondente sempre allo stereotipo della donna angelo tipico della cultura romantica dell'800. Non si tiene minimamente conto del fatto che l'individuo femminile è ormai diventato irrimediabilmente profittatore, a causa delle leggi ad essa favorevoli e ai comportamenti dei magistrati funzionali a giustificare ogni suo atto: false accuse (anche quando vengono scoperte), divorzi predatori, reati contro la persona nei quali la colpevole viene sempre vista come "martire" di qualcosa o qualcuno, e giustificata. Contrariamente all'uomo, che invece viene sempre visto come il colpevole per eccellenza e condannato a pene ordini di grandezza più dure. Naturalmente è il sistema di pregiudizi ad essere sbagliato; oppure, se lo si vuole accettare, lo si dichiari apertamente e senza ipocrisie. Noi riteniamo giusto, se non è possibile cambiare questo stato di cose, almeno diffondere e ufficializzare la verità, nei limiti del possibile, per evitare almeno che si continui ad affermare con sfacciataggine che la donna è discriminata in tutti i campi. Quando in ambito giudiziario avviene esattamente l'inverso.

Bibliografia

  • [1] Alessandra Bramante, Fare e disfare... dall'amore alla distruttività. Il figlicidio materno, cap. VI, Ricerca Criminologica. Ed. Aracne, 2005

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