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venerdì 25 giugno 2010

Accusato di pedofilia ex procuratore di Roma

Leggete qua cosa ha fatto questo tizio alla nipote. Secondo la madre della bambina, l'ex procuratore generale presso la corte d'Assise di Roma Salvatore Vecchione avrebbe intrattenuto rapporti erotici con la piccola; secca la replica dell'uomo, "è una calunniatrice". Noi speriamo che abbia ragione lui, ma anche che la cosiddetta giustizia lo condanni, come monito a tutti i magistrati che emettono sentenze solo sulla base dei loro influssi ormonali, dando sempre ragione alle donne quando si tratta di accuse di stupro o pedofilia. Devono capire che neanche loro sono al di sopra dell'autorità di quell'immondezzaio di cui essi stessi fanno parte.

martedì 1 giugno 2010

Intercettazioni e inversione dell'onere della prova

In questo periodo è di attualità il tema delle intercettazioni. Ma non tutti sanno che, in Italia, questo strumento è diffusamente impiegato non per dimostrare la colpevolezza, ma l'innocenza di una persona, come evidenzia nel seguente articolo di La Repubblica un noto esponente della procura di Milano
29 maggio 2010 - Un ex sindaco accusato di peculato. Un siriano considerato un terrorista. Tre genitori e un preside indagati per pedofilia. Un osteopata spagnolo arrestato per narcotraffico. Otto storie diverse ma con unico comune denominatore: tutti devono dire grazie a un'intercettazione. Perché non sempre l'ascolto delle telefonate da parte dei pm serve a incastrare un colpevole. Sono molto frequenti - ma meno noti - i casi in cui, al contrario, le trascrizioni servono a dimostrare l'innocenza di una persona accusata ingiustamente.

Soprattutto nei casi di abusi sessuali sui minorenni. "Sono un mezzo intrusivo e per questo molto incisivo anche per arrivare alla prova dell'assoluta innocenza di un indagato, cosa che di norma avviene raramente", dice Pietro Forno, il procuratore aggiunto che coordina la sezione "fasce deboli" della procura di Milano.

Condannata per calunnia la mamma di una ragazzina che aveva tirato in ballo, alla fine degli anni Novanta, l'ex direttore di un istituto religioso di Milano, accusato di aver abusato di un'alunna. "Lo abbiamo fatto per metterlo nei guai", confessò la ragazzina intercettata. E se a Torino una telecamera nascosta ha salvato dall'accusa di pedofilia il padre di una bambina di quattro anni, una frase captata da una madre milanese - "Tu mi hai tradito" - rivolta al figlio che non aveva confermato davanti al pm le accuse contro il padre - è stata decisiva per l'archiviazione.
al di là dell'opinione di Forno secondo cui è molto raro che un indagato risulti alla fine innocente quando in realtà lo stato eroga circa 40 milioni di euro annui in risarcimenti per ingiusta detenzione, è significativo evidenziare la mentalità di certi inquirenti: prima ti iscrivono sul registro degli indagati e poi eventualmente, se escono prove in tuo favore, ti scagionano. Questa si chiama presunzione di colpevolezza, ed è anticostituzionale. Ma a quanto pare, qui in Italia è diventata uno standard investigativo.

sabato 3 aprile 2010

Pedofilia, procuratore denuncia la Chiesa. E il ministro Alfano manda gli ispettori

Roma - Il procuratore aggiunto di Milano, Pietro Forno, del quale vi avevamo parlato in qualche post fa, denuncia coperture da parte delle autorità ecclesiastiche nei confronti di sacerdoti responsabili di abusi sessuali sui minori. L'intervista rilasciata al Giornale accende il dibattito politico e il ministro della Giustizia, Angelino Alfano, decide di inviare gli ispettori nel capoluogo lombardo per fare luce sulla vicenda.

Il ministro - si legge in una nota - «lette le dichiarazioni rese ieri alla stampa dal Procuratore aggiunto di Milano dott. Forno, che ha accusato le gerarchie ecclesiastiche di coprire i sacerdoti responsabili di gravi fatti di pedofilia, considerato il carattere potenzialmente diffamatorio di tali dichiarazioni, ha dato mandato al suo ufficio ispettivo di verificare se il dott. Forno con tale condotta abbia violato i doveri di correttezza equilibrio e riserbo che devono essere particolarmente osservati nella trattazione di procedimenti delicati come quelli per reati di pedofilia, reati che vanno perseguiti con estrema decisione ma» si precisa nella nota «evitando pericolose generalizzazioni».

Una decisione, quella del ministro Alfano, che ha scatenato la reazione dell'Italia dei Valori: «Alfano dovrebbe congratularsi con il pm milanese» è il commento di Leoluca Orlando «e dovrebbe, invece, fornire più strumenti al comparto per arrestare i criminali e fermare l'abominio della pedofilia. I pedofili e chi li copre vanno comunque puniti e denunciati». Non solo: Alfano, secondo Orlando che lo definisce «il ministro dell'ingiustizia», si dovrebbe vergognare perché «con questa ispezione, sembra voler intimidire i magistrati che lavorano per difendere i bambini dagli orchi, solo perché sarebbero coinvolti alti prelati e sacerdoti. Alfano chiarisca la sua condotta in Parlamento o si dimetta».

sabato 13 marzo 2010

Per dirigere un carcere ci vuole un uomo. Secondo la Cassazione questa affermazione è diffamatoria

Secondo il codice penale italiano
commette diffamazione chiunque offende l'altrui reputazione comunicando con più persone
a quanto pare però il concetto non sembra essere chiaro alla Corte di Cassazione nonostante, ricordiamolo, si tratti della massima e inoppugnabile autorità giuridica in campo civile e penale, visto che ha condannato un giornalista e un sindacalista ad un risarcimento danni nei confronti della persona da loro "offesa", la direttrice del carcere di Caserta. La colpa dei due sarebbe stata quella di sostenere che la gestione di un istituto di pena non dovrebbe essere affidata ad una donna, verosimilmente per motivi caratteriali. Carcere: "per dirigerlo serve un uomo" hanno dichiarato. Affermazione opinabilissima ci mancherebbe, ma da quando in qua esprimere un'opinione (almeno finché non istiga all'odio o a delinquere) è considerato reato?

Probabilmente la stessa cosa che si sono chiesti i supremi giudici quando, appurato che quella strada non era percorribile, hanno deciso di far ricadere il tutto nella fattispecie della diffamazione. Noi non siamo a conoscenza dei voli pindarici sui quali la Corte ha costruito una simile argomentazione, ma quel che è certo è che non si capisce come un'opinione riguardante peraltro non una specifica persona ma una vastissima categoria a cui quella persona appartiene, quella delle donne in questo caso, possa giustificare una condanna per dichiarazioni diffamatorie e un risarcimento proprio verso quell'individuo e non verso tutti gli altri (tutte le donne che gestiscono carceri in questo caso). Nonostante l'evidente contraddizione tuttavia la Cassazione, come al solito, ha dato ragione alla donna, aggrappandosi è evidente all'unico appiglio disponibile che era appunto quello della diffamazione. L'ennesimo colpo di mano... o l'ennesima applicazione del vagina pass?