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martedì 27 luglio 2010
Arrestata a Reggio una slava che per non finire in carcere e scontare la sua pena è sempre incinta
27 luglio 2010, Reggio Calabria - Sabato scorso gli agenti della Volante della questure di Reggio Calabria, hanno arrestato per furto in un appartamento in centro città la ventunenne Cristina Nikolic insieme all’altra complice ventenne Noemy Dragutonovic. A seguito di normali accertamenti investigativi è venuto fuori che la Nikolic aveva un notevole curriculum criminale e che risultava essere latitante in quanto era raggiunta da un ordine di carcerazione emesso dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale minorile di Milano. La giovane criminale deve scontare una pena cumulativa di ben 13 anni e 4 mesi di reclusione, nonché altri nove mesi di semidetenzione in seguito alle numerose sentenze di condanna riportate per reati contro il patrimonio. La Nikolic è stata trasferita in carcere ma potrà permanere nella struttura fino a quando le sue condizioni di salute glielo permetteranno. Infatti la malvivente è al sesto mese di gravidanza. La giovane è già madre di quattro figli dati alla luce forse solo per evitare la galera e poter continuare a delinquere per sopravvivere. Una storia veramente paradossale.
sabato 22 maggio 2010
Torino: incinta ma non smette di rubare, il pancione la salva dalla galera
21 maggio 2010, Torino - Nemmeno il pancione ha fatto desistere Bisa Salic, ragazza nomade di 21 anni originaria di Belgrado, dal razziare un appartamento di piazza Chironi. La donna, che è all’ottavo mese di gravidanza, ieri mattina si è introdotta in un alloggio al quarto piano di un edificio in ristrutturazione, con lei c’era una ragazzina di soli 15 anni, anche lei nomade.
Scassinata la porta con dei cacciaviti, si sono date al saccheggio: gioielli, orologi, banconote in euro e in dollari, addirittura un hard disk esterno. Sfortunatamente per loro, durante il colpo hanno attirato l’attenzione degli operai che da tre mesi lavorano nel palazzo, i quali - vedendole sbucare dall’appartamento - hanno prontamente avvisato il 113 e si sono messi di fronte all’ingresso per bloccarle.
Le due nomadi, anziché tentare la fuga, hanno affrontato i muratori a muso duro: pugni, calci e schiaffi in pieno volto. Solo l’arrivo degli agenti del commissariato San Paolo ha interrotto il parapiglia. Dopo aver recuperato la refurtiva, i poliziotti hanno arrestato Bisa Salic, che ha diversi precedenti per furto, con l’accusa di rapina impropria, mentre la ragazzina minorenne è stata indagata a piede libero e affidata alla madre. Il pubblico ministero che ha coordinato le indagini, Marcello Maresca, ha disposto che la Salic, pur arrestata a tutti gli effetti, non venisse portata in carcere, bensì nel campo nomadi di strada Aeroporto, dove ha l’obbligo di rimanere. Questo per via della sua gravidanza in fase avanzata e perché la donna è madre di una bambina di 2 anni.
Una scelta obbligata quella del magistrato: la legge infatti prevede che le madri con figli al di sotto dei tre anni non possano essere sottoposte al regime di custodia in carcere. Precedenti interessanti: nell’aprile 2009 Surla, una zingara di origini bosniache, scontò gli arresti domiciliari su un furgone Ducato posteggiato in strada Bandina a Moncalieri. Motivo: il consistente numero di figli cui badare, addirittura 10. Anche la rom di 18 anni, arrestata dai carabinieri nell’ottobre 2007 per aver svaligiato un appartamento a San Maurizio Canavese, evitò il carcere grazie al suo pancione. Incredibile ma vero, la ragazza aveva prenotato un parto cesareo all’ospedale Martini, infatti, meno di 24 ore dopo l’arresto, era in sala operatoria a partorire.
Giovani scassinatrici di alloggi che evitano il carcere grazie alla gravidanza, proprio come nel celebre film di Vittorio De Sica “Ieri, oggi e domani”, dove la venditrice di sigarette di contrabbando Adelina - interpretata da Sofia Loren - sforna figli a ripetizione pur di non finire in galera.
Scassinata la porta con dei cacciaviti, si sono date al saccheggio: gioielli, orologi, banconote in euro e in dollari, addirittura un hard disk esterno. Sfortunatamente per loro, durante il colpo hanno attirato l’attenzione degli operai che da tre mesi lavorano nel palazzo, i quali - vedendole sbucare dall’appartamento - hanno prontamente avvisato il 113 e si sono messi di fronte all’ingresso per bloccarle.
Le due nomadi, anziché tentare la fuga, hanno affrontato i muratori a muso duro: pugni, calci e schiaffi in pieno volto. Solo l’arrivo degli agenti del commissariato San Paolo ha interrotto il parapiglia. Dopo aver recuperato la refurtiva, i poliziotti hanno arrestato Bisa Salic, che ha diversi precedenti per furto, con l’accusa di rapina impropria, mentre la ragazzina minorenne è stata indagata a piede libero e affidata alla madre. Il pubblico ministero che ha coordinato le indagini, Marcello Maresca, ha disposto che la Salic, pur arrestata a tutti gli effetti, non venisse portata in carcere, bensì nel campo nomadi di strada Aeroporto, dove ha l’obbligo di rimanere. Questo per via della sua gravidanza in fase avanzata e perché la donna è madre di una bambina di 2 anni.
Una scelta obbligata quella del magistrato: la legge infatti prevede che le madri con figli al di sotto dei tre anni non possano essere sottoposte al regime di custodia in carcere. Precedenti interessanti: nell’aprile 2009 Surla, una zingara di origini bosniache, scontò gli arresti domiciliari su un furgone Ducato posteggiato in strada Bandina a Moncalieri. Motivo: il consistente numero di figli cui badare, addirittura 10. Anche la rom di 18 anni, arrestata dai carabinieri nell’ottobre 2007 per aver svaligiato un appartamento a San Maurizio Canavese, evitò il carcere grazie al suo pancione. Incredibile ma vero, la ragazza aveva prenotato un parto cesareo all’ospedale Martini, infatti, meno di 24 ore dopo l’arresto, era in sala operatoria a partorire.
Giovani scassinatrici di alloggi che evitano il carcere grazie alla gravidanza, proprio come nel celebre film di Vittorio De Sica “Ieri, oggi e domani”, dove la venditrice di sigarette di contrabbando Adelina - interpretata da Sofia Loren - sforna figli a ripetizione pur di non finire in galera.
martedì 23 marzo 2010
Le donne e il "carcere": fare figli è un investimento per il futuro
Alle detenute con figli al di sotto dei tre anni, la legge fornisce la possibilità di tenere i figli con sé e di scontare la pena agli arresti domiciliari o, nel caso in cui questo non sia possibile (principalmente nei casi di plurirecidive), in reparti speciali del carcere in cui si trovano.
A questo provvedimento risalente al 1975 se ne aggiunge un altro intitolato “Misure alternative alla detenzione a tutela del rapporto tra detenute e figli minori” 40/2001 (poi modificato il 3 aprile 2007) e proposto nel 1997 dall'allora ministro per le Pari Opportunità Anna Finocchiaro. Esso fornisce l'acceso ad ulteriori privilegi volti ad evitare alle madri con figli minori di 10 anni la pena detentiva all’interno delle prigioni, e a consentire loro di scontare presso il proprio domicilio o, nel caso ne fossero sprovviste, in case-famiglia la loro condanna. Le condizioni per accedere a queste alternative sono quelle di aver scontato un terzo della pena oppure i 15 anni nei casi di ergastolo. Il giudice inoltre può, ove ragionevoli motivi a tutela dello sviluppo psico-fisico del minore lo rendano raccomandabile, estendere l’applicazione della norma anche alla madre di prole con età superiore ai dieci anni.
In generale comunque le donne possono accedere, in regime di detenzione, a tutta una serie di privilegi, agevolazioni e sconti che possono variare dalla riduzione della pena a condizioni di vita più favorevoli (quali la detenzione domiciliare o l'ammissione al regime di semilibertà) e che agli uomini vengono concessi con molta meno frequenza.
Nonostante questo sistema di privilegi, una recente proposta di legge prevederebbe l'obbligo di garantire alle madri detenute la sospensione della pena o, qualora questo non sia possibile a causa del pericolo di reiterazione del reato, la detenzione domiciliare o in case famiglia anche nel caso la prole abbia un'età superiore ai dieci anni. Questo consentirebbe innanzitutto a qualunque madre incensurata di evitare il carcere indipendentemente dalla fattispecie di reato commessa, e alle altre di scontare la pena all'interno di strutture differenti dalla prigione.
Tutto ciò, unito al fatto che alle donne per tradizione vengono comminate pene generalmente inferiori rispetto alle controparti maschili, spiega il motivo per cui la popolazione carceraria femminile costituisce solo un'esigua minoranza: in Italia, alla fine del 2006, la percentuale è stata del 4,3%, contro una media europea leggermente superiore (5%). I reati più frequentemente commessi da questa categoria sono quelli contro lo Stato (24% del totale).
In definitiva: donne, volete l'impunità? Fate figli, e poi fateli mantenere dai mariti, magari dopo averli fatti finire in carcere per abusi sessuali o per qualche altra accusa a vostra scelta. E via. Ma questo mi sa che lo avete già capito da tempo.
A questo provvedimento risalente al 1975 se ne aggiunge un altro intitolato “Misure alternative alla detenzione a tutela del rapporto tra detenute e figli minori” 40/2001 (poi modificato il 3 aprile 2007) e proposto nel 1997 dall'allora ministro per le Pari Opportunità Anna Finocchiaro. Esso fornisce l'acceso ad ulteriori privilegi volti ad evitare alle madri con figli minori di 10 anni la pena detentiva all’interno delle prigioni, e a consentire loro di scontare presso il proprio domicilio o, nel caso ne fossero sprovviste, in case-famiglia la loro condanna. Le condizioni per accedere a queste alternative sono quelle di aver scontato un terzo della pena oppure i 15 anni nei casi di ergastolo. Il giudice inoltre può, ove ragionevoli motivi a tutela dello sviluppo psico-fisico del minore lo rendano raccomandabile, estendere l’applicazione della norma anche alla madre di prole con età superiore ai dieci anni.
In generale comunque le donne possono accedere, in regime di detenzione, a tutta una serie di privilegi, agevolazioni e sconti che possono variare dalla riduzione della pena a condizioni di vita più favorevoli (quali la detenzione domiciliare o l'ammissione al regime di semilibertà) e che agli uomini vengono concessi con molta meno frequenza.
Nonostante questo sistema di privilegi, una recente proposta di legge prevederebbe l'obbligo di garantire alle madri detenute la sospensione della pena o, qualora questo non sia possibile a causa del pericolo di reiterazione del reato, la detenzione domiciliare o in case famiglia anche nel caso la prole abbia un'età superiore ai dieci anni. Questo consentirebbe innanzitutto a qualunque madre incensurata di evitare il carcere indipendentemente dalla fattispecie di reato commessa, e alle altre di scontare la pena all'interno di strutture differenti dalla prigione.
Tutto ciò, unito al fatto che alle donne per tradizione vengono comminate pene generalmente inferiori rispetto alle controparti maschili, spiega il motivo per cui la popolazione carceraria femminile costituisce solo un'esigua minoranza: in Italia, alla fine del 2006, la percentuale è stata del 4,3%, contro una media europea leggermente superiore (5%). I reati più frequentemente commessi da questa categoria sono quelli contro lo Stato (24% del totale).
In definitiva: donne, volete l'impunità? Fate figli, e poi fateli mantenere dai mariti, magari dopo averli fatti finire in carcere per abusi sessuali o per qualche altra accusa a vostra scelta. E via. Ma questo mi sa che lo avete già capito da tempo.
domenica 7 marzo 2010
Il carcere sotto i tre anni di vita
Il video che potete vedere in questo post è un documentario girato dalla signora Luisa Betti, giornalista probabilmente legata alla combriccola della Lerici.
Come probabilmente avrete notato, il focus è interamente incentrato sul "dramma" delle madri in carcere: donne costrette a rubare per mantenere i loro figli piccoli, addolorate del fatto di aver portato con sé i propri pargoli in un posto come quello (come se non avessero potuto fare altrimenti: se ci fate caso ad un certo punto viene citata la frase di una bambina «Perché Aurora e papà non sono qui?»...).
Siamo sicuri che queste donne abbiano fatto una cosa del genere per il bene dei bambini, costringendoli a scontare con loro la pena in galera? Oppure solamente per avere l'opportunità di trascorrere la giornata al nido piuttosto che in cella? Ce lo domandiamo pure noi, ma di certo da una visione del documentario per come è costruito sarebbe difficile, almeno dal punto di vista emotivo, sostenere la seconda tesi.
Segnalo un altro video della Betti: visto che non posso ascoltare l'audio, se qualcuno potesse farne un resoconto di certo darebbe un bel contributo a questa causa!
Attualmente la legge italiana permette alle donne di tenere con sé i figli al di sotto dei tre anni ovunque esse si trovino, anche in carcere. Diciamo no a questo abominio, no ai bambini innocenti in carcere.
Come probabilmente avrete notato, il focus è interamente incentrato sul "dramma" delle madri in carcere: donne costrette a rubare per mantenere i loro figli piccoli, addolorate del fatto di aver portato con sé i propri pargoli in un posto come quello (come se non avessero potuto fare altrimenti: se ci fate caso ad un certo punto viene citata la frase di una bambina «Perché Aurora e papà non sono qui?»...).
Siamo sicuri che queste donne abbiano fatto una cosa del genere per il bene dei bambini, costringendoli a scontare con loro la pena in galera? Oppure solamente per avere l'opportunità di trascorrere la giornata al nido piuttosto che in cella? Ce lo domandiamo pure noi, ma di certo da una visione del documentario per come è costruito sarebbe difficile, almeno dal punto di vista emotivo, sostenere la seconda tesi.
Segnalo un altro video della Betti: visto che non posso ascoltare l'audio, se qualcuno potesse farne un resoconto di certo darebbe un bel contributo a questa causa!
Attualmente la legge italiana permette alle donne di tenere con sé i figli al di sotto dei tre anni ovunque esse si trovino, anche in carcere. Diciamo no a questo abominio, no ai bambini innocenti in carcere.
Tiriamo fuori i bambini dalle carceri, e teniamo dentro le madri
Eppure la soluzione sarebbe semplice. Ci sono molte (in percentuale si intende) donne in carcere con compagni liberi: si potrebbero dare in affidamento a loro i bambini. E invece no. No, perché a un certo punto della storia se ne è uscita la sedicente psicologa integralista femminista, affermando che i bambini devono assolutamente e inderogabilmente stare con la madre, pena uno sviluppo della personalità deviata. Evidenze a favore di ciò? Neanche una ovviamente, si tratta solo dell'ennesimo pretesto per trarre ulteriori benefici per loro stesse. E solo ed esclusivamente sulla base di queste "ricerche", che nell'immaginario collettivo vengono viste come scientifiche e di indiscussa validità (neanche fosse la Bibbia), molti bambini vengono condannati al carcere insieme alle loro madri criminali. Pur non avendo nessuna colpa, salvo quella di essere nati in una società intrisa di luoghi comuni e pregiudizi che delega alle donne autorità morale e sociale assoluta.
Attualmente la legge italiana permette alle donne di tenere con sé i figli al di sotto dei tre anni ovunque esse si trovino, anche in carcere. Noi riteniamo che questo sia un vero e proprio crimine legalizzato: i bambini non dovrebbero stare in cella, in nessun caso.
martedì 23 febbraio 2010
Condannata per omicidio scava tunnel con un cucchiaio ed evade
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| Ecco dove le madri detenute trascorrono le loro giornate in Italia |
La signora infatti è riuscita ad evadere dalla prigione in cui era detenuta scavando un tunnel dalla sua cella verso l'esterno. Curioso il modo con il quale ha aperto il varco: con un normalissimo cucchiaio da tavola.
Pare che le donne siano particolarmente scaltre anche quando si tratta di evadere dalle carceri (quelle poche che per qualche motivo ci finiscono dentro, normalmente si tratta di criminali recidive). L'anno scorso ad esempio una detenuta cilena, che sarebbe dovuta uscire non prima del 2016, è scappata dall'istituto a custodia attenuata dell'Icam, satellite del penitenziario milanese di San Vittore riservato alle donne, banalmente scavalcando il muro di cinta. Si, perché per chi non lo sapesse l'Icam è niente di più che un albergo, fatta salva la presenza di qualche guardia. Le efficienti misure di sicurezza però non sono servite ad evitare l'evasione.
Fonti
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