Cecina, 19 febbraio 2010 – Era a capo di un'organizzazione criminale che spacciava droga nel livornese: lei è finita ai domiciliari (naturalmente, mai visto una donna finire in galera? eppure si narra l'esistenza di prigioni femminili, chissà a che servono, me lo sono sempre chiesto...) mentre i suoi sottoposti, tutti uomini, sono finiti in carcere. Tanto per dare un esempio di come funziona il nostro sistema giudiziario, assolutamente prevenuto e volto a ipergarantire le persone di sesso femminile ai limiti della sfacciataggine. Non ci sono versi, qualunque malefatta compiano, le donne in prigione non ci finiscono mai.
Un altro esempio sono le infanticide: con la formula dell'“incapacità di intendere e di volere dovuta alla depressione post partum” (formula appositamente coniata dalle lobby di psicologhe femministe allo scopo di autotutelarsi, visto che non esiste alcun motivo per cui non debbano essere riconosciute altre forme di incapacità quali la depressione post licenziamento o affini), queste povere madri scontano qualche anno in un istituto psichiatrico e poi via, libere come l'aria.
Fonte: Blitz quotidiano

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